PORTAVOCE DELLE ASSOCIAZIONI ISLAMICHE

Piccardo: "Il martirio è nel Corano. Ma non solo"

Non crede che nelle moschee si inciti al terrorismo e ritiene che la morte in nome di Dio ci sia in tutte le religioni. Lo abbiamo intervistato

Alfredo Lissoni
Piccardo: "Il martirio è nel Corano. Ma non solo"

Davide Piccardo, imperiese, classe 1982, è coordinatore del CAIM, Coordinamento delle Associazioni Islamiche di Milano. Lo abbiamo intervistato sui rapporti tra centri islamici e jihadismo. 


Spesso le associazioni islamiche sono accusate di non condannare pubblicamente gli atti di terrorismo…

Io credo che questa accusa ignori del tutto i fatti. Noi abbiamo promosso diverse iniziative, anche di piazza, contro l’Isis; si è arrivati a bruciare un vessillo simile a quello dell'Isis, in maniera simbolica, per condannare gli atti di terrorismo. E anche dopo la strage di Parigi la nostra posizione è stata molto forte. Ma non è qualcosa di nuovo: sin dal 1995 le comunità islamiche in Italia hanno sottoscritto un manifesto comune contro il terrorismo e quindi noi riteniamo di non dover prendere le distanze da qualcosa a cui non siamo mai stati vicini, che noi condanniamo come cittadini, come esseri umani e come appartenenti a questa società. 


Il martirio è contemplato, nel Corano, o è una libera interpretazione di alcuni?


Il martirio è contemplato in tutte le religioni, è la morte per una causa giusta, normalmente in qualità di vittima. Così è considerato anche nell’Islam.


Nell’Antico Testamento c’era la pena di morte, poi mitigata con il Nuovo Testamento. Nel caso dell’Islam?


Nel caso dell’Islam, posso dire di avere sottoscritto la moratoria sulle pene corporali proposta da Tariq Ramadan e quindi, alla luce di una nuova interpretazione dei testi, alla luce di un contesto nuovo, posso dire che anche l’Islam non è qualcosa di statico, ma qualcosa che si confronta con la realtà e con i differenti contesti storici.

È vero che nelle moschee si predica il terrorismo?

Io credo che questo lo debbano stabilire la Magistratura e gli organi di polizia competenti. Fino ad ora, per quanto mi riguarda, nella mia città, nella mia organizzazione assolutamente no.

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