L'altra Europa

Vladimir Putin, il grande populista

Lo zar russo è guardato con benevolenza da tutti quei popoli e politici che non si riconoscono nelle lobbies del Nuovo Ordine Mondiale

Gianluca Savoini
Vladimir Putin, il grande populista

Foto ANSA

In principio svettava incontrastato Vladimir Putin. Cattivone per eccellenza, un misto di nazionalismo e di comunismo, un populista all’ennesima potenza che spaventava i benpensanti occidentali, cultori del buonismo politicamente corretto. Dall’inizio dell’anno ha scalato tutte le posizioni e raggiunto lo “zar” russo Mr. Donald Trump. Pur assomigliando poco o nulla al leader russo, il magnate Usa che sfida la signora Clinton per la Casa Bianca è lo spauracchio degli stessi che non perdono occasione di attaccare il Cremlino.

Entrambi, nella personalissima classifica stilata dai difensori ad oltranza del pensiero unico dominante, sono tallonati dai già notissimi Matteo Salvini, Marine Le Pen, il presidente ungherese Viktor Orban (quello del primo “muro”anti-immigrati), gli austriaci (ormai praticamente tutti), i tedeschi anti-Merkel di AfD (Alternativa per la Germania), e via elencando. Nella loro patetica caccia alle streghe populiste, politici e gazzettieri di sinistra, di centro e anche di certa destra tecnocratica (se hanno ancora un senso queste differenze oggi) hanno però colto nel segno. Tutti questi cattivoni rappresentano veramente la grande alternativa alla distruzione delle sovranità politiche, economiche, monetarie e culturali che ormai da decenni viene messa in atto dal pensiero globalista ed economicista e che ha avuto una drammatica accelerazione dopo la creazione dell’ Unione europea, nata sotto i migliori auspici e ben presto trasformatasi in un Moloch burocratico al servizio degli interessi della grande finanza e dei grupponi bancari.


Alla faccia dei poveri cittadini d’Europa. Contemporaneamente la struttura finanziaria e burocratica dell’Ue ha creato anche i cosiddetti “valori” da propagandare ovunque: niente identità cristiana, ma relativismo religioso (con grande simpatia nei confronti di tutte le altre religioni, in primis l’Islam): basta con la famiglia composta da uomo, donna e figli, ma avanti con le teorie gender; apertura e accoglienza indiscriminate agli immigrati e non soltanto ai veri profughi che fuggono dalle guerre; rilettura della storia e conseguente e penoso rifiuto di episodi importanti che invece di essere contestualizzati vengono demonizzati (come ad esempio le Crociate).


Nonostante mezzi e sforzi potentissimi per rimbecillire le masse e renderle assolutamente succubi di questa ideolgia buonista, in questa primavera dell’Anno Domini 2016, dopo 27 anni dalla caduta del Muro di Berlino e la proclamazione della vittoria del mercato globale, la situazione che si presenta agli occhi di tutti vede un’Europa percorsa da sempre più cittadini sfiduciati e ferocemente disgustati dall’Ue che votano i partiti identitari (e quindi definiti razzisti, populisti, fascisti. blablabla) come la Lega, il Front National, il Vlaams Belang, AfD, Fpoe, Fidesz e molti altri da est a ovest. C’è ancora chi non vuole vederlo, ma sta nascendo un’Europa dei popoli opposta all’Unione europea dei banchieri e delle burocrazie. E questa Europa non può che guardare alla Russia di Putin.


Un capo di stato che da anni ha risanato la Russia distrutta dal demenziale decennio di Boris Eltsin, le cui ricette economiche e sociali erano identiche a quelle intraprese dalle nostre parti, con risultati negativi evidenti. Putin è riuscito a riportare il suo paese sul grande scenario internazionale e al tempo stesso a ricompattare il grande popolo russo intorno ai valori tradizionali che nemmeno 70 anni di bolscevismo e di dittatura erano riusciti a distruggere, ma che stavano soccombendo sotto i colpi del materialismo consumista, come scriveva il grande scrittore Aleksandr Soljenytsin. Oggi la Russia è il grande alleato dei popoli europei che vogliono risollevarsi dalla crisi che attanaglia il Vecchio continente. Per questo motivo Putin è in cima alla famosa classifica dei cattivoni populisti.


Ma è la novita’ di Donald Trump, che ha dichiarato la sua amicizia verso la Russia e dichiarato che da presidente Usa inviterà a cena proprio lo Zar Vladimir, che sta facendo dormire sonni ancora più agitati ai cantori del globalismo e del buonismo politically correct. Se anche negi USA, il prossimo novembre, la ridanciana Hillary Clinton dovesse restare come casalinga a fianco del vecchio Bill invece di traslocare alla Casa Bianca, allora saremmo di fronte ad un cambiamento epocale per gli equilibri di tutto il mondo. Ma in ogni caso il piano di creare il cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale, annunciato urbi et orbi anche da un presidente Americano all’inizio degli anni Novanta del secolo passato, si puo’ dire fortunatamente fallito. Adesso è di nuovo tempo di identità, di sovranità, di libertà.

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