Metamorfosi cinematografiche

I teenagers scelgono l'orrore

Perché i giovani d'oggi prediligono le produzioni cinematografiche e televisive horror e fantascientifiche?

Stefania Genovese
I teenagers scelgon l'orrore

Il mondo horror o piuttosto il mondo della fiction in generale, è popolato da personaggi che si prestano a mettere in scena delle eloquenti metafore delle problematiche e delle paure collettive giovanili. Fra queste primeggiano le saghe di Aliens, quelle sui vampiri, o su gente comune che si scopre improvvisamente dotata di poteri in grado di sovvertire la realtà, nonché le produzioni attinte dai fumetti della Marvel che odiernamente sono ritornati alla ribalta. Un epifenomeno ormai radicato nelle produzioni cinematografiche che ebbe i suoi esordi in films ormai diventati "cult" come La Cosa di John Carpenter ed Aliens di Ridley Scott, che rappresentano la singolare presenza aliena, etimologicamente parlando "come altro da noi", extra o para-terrestre, la cui caratteristica precipua è il bisogno ineludibile per sopravvivere, di evolversi, proliferare e anche autosostentarsi in  un corpo umano, spesso sottraendone identità e sembianze. È dunque più che evidente che in queste rappresentazioni dell'universo horror e alieno, si celi la profonda e radicale paura della metamorfosi del proprio corpo adolescenziale caratterizzata dalla fantasia di essere colonizzati da un progetto genetico che viene da lontano, o che alligna in una specie di mutante, che prima si impossessa dell'aspetto fisico dell'individuo, e successivamente espande il proprio dominio sulla mente.


In questi film viene rappresentata la trasfigurazione dell'identità sessuale promotrice di una trasformazione che può essere vista come catastrofica, non legittima, e non essere affatto festeggiata ma piuttosto vissuta come la colonizzazione da parte di un progetto alieno o diverso, che costringe ad ospitare una parte di Sè, perversa, mutevole, e spesso straordinariamente potente ed aggressiva. Buona parte della letteratura di fantascienza antica e contemporanea, con la sua tipologia schizofrenica è dunque dovuta a questo connubio antitetico di forze irrazionali e razionali; in ragione di questa sua alternanza di consapevolezza ed inconsapevolezza essa si presta ad essere interpretata come una metafora di modelli psichici non tanto individuali quanto collettivi: essa apparentemente si rivolge agli scenari futuri ma in realtà si muove partendo dagli scenari meno visibili del presente, affondando dunque le sue radici in motivi simbolici millenari, ai quali gli adolescenti affascinati dalle ambientazioni criptiche e metamorfiche, si sentono inconsciamente attratti.

Per l'adolescente di oggi, vagheggiare attraverso la visione di queste produzioni cinematografiche, l' appartenenza ad un gruppo elitario e potente, perché diverso e spesso in antitesi con le etiche sociali, soddisfa il desiderio di estraniazione dal reale non gratificante per rifugiarsi in un microcosmo ove viene soddisfatto il proprio appagamento narcisistico di onnipotenza. A volte poi si sovrappongono altri aspetti come la funzione catartica di alcuni films che stimolano la riflessione su grandi temi collettivi, come il rapporto uomo- trascendente e uomo-natura.


Opere della science-fiction in cui predominano le tematiche soprannaturali, che, come diceva lo psicanalista Aldo Carotenuto nel suo libro Il tocco della Medusa, irretiscono la mente, pietrificano nello stupore il nostro lato conscio per risvegliare in noi, quei modelli psichici che liberano l'energia e l'espressione dei sentimenti più repressi. È dunque sempre presente questa funzione catartica; prendiamo ad esempio alcune famose produzioni del regista M.Night Shyamalan, come E venne il giorno e After Earth; sono significative per comprendere l'inversione di tendenza nelle descrizioni delle ipotetiche minacce "aliene". Esse divengono qui, "sconosciute", "inidentificate", prive di alcuna connotazione cosmica o spaziale, bensì puramente terrene; è la Natura stessa che con una tossina sconosciuta decima la razza umana, è la Terra che colpita da cataclismi inimmaginabili rifiuta la vita umana. Certamente, l'accento è posto sull'azione dell'uomo che ha condotto a questi cataclismi: dunque lui è il vero ed unico artefice della sua distruzione, e lo si nota velatamente in molti accenni dei due film, mentre l'aspetto intimistico ed introspettivo di Shyamalan si proietta ovunque. Non è forse vero che il regista è riuscito ad interpretare una delle più grandi inconsce ed universali problematiche, ossia quella sul futuro di un pianeta ormai eccessivamente sfruttato e con modificazioni climatiche quasi apocalittiche, mescolando profezie ecologiche e sottile psicologia? Tutta la sceneggiatura verte  sullo stato di tensione apprensiva e di inquietudine che nasce dalla sensazione di depotenzialità di fronte ad una Natura che disconosce aprioristicamente la fallace superiorità umana: l'alieno nell'accezione di abitante di altri mondi, qui è solamente una pallida figura evanescente, un escamotage per riflettere i perniciosi ed instabili stati psicologici afferenti all'indole umana.


La fantascienza è dunque spesso alla ricerca sempre di contenuti evocativi, immaginifici e permanenti da proporre ai suoi fruitori; simboli archetipi, ed anche timori ancestrali che vengono catalizzati e rielaborati dal mondo della science-fantasy. Essi sono un ricettacolo di sentimenti immaginifici che fungono da schopenhaueriana purificazione estetica ed estatica. Inoltre la predilezione dei ragazzi per personaggi super o supra umani (vampiri o supereroi, che vediamo in Twilight, Heroes o nelle produzioni Marvel) appaga l'impulso volitivo dell'Io inconscio di dominare e plasmare la natura a proprio piacimento, ed incita non solo alla trasgressione, bensì intensifica la ritualità della appartenenza ad un gruppo dei pari esclusivo e conforme ai sentimenti di sicurezza ed accudimento necessari ed immediati per lo sviluppo emotivo-relazionale dell'età adolescenziale come l'amicizia, l'onore, il coraggio e l'innamoramento.

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