mutilazioni animali

I mostri spaziali dei rotocalchi

L'uomo-falena, reso celebre da una pellicola cinematografica americana, si vedeva già in Italia negli anni '60...

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Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni è insegnante di religione e scrittore, socio del Centro Ufologico Nazionale, si occupa da molti anni di ufologia; milanese, già collaboratore del Nuovo Giornale di Bergamo, ha al suo attivo diverse collaborazioni per le principali riviste del settore: Notiziario UFO, Dossier Alieni, Giornale dei misteri, X-files, UFO dossier X, UFO Notiziario del CUN, Oltre la conoscenza, Oltre l'ignoto. Autore di programmi radiotelevisivi e consulente esterno per trasmissioni Mediaset, spesso in TV, ha realizzato diverse opere multimediali per Peruzzo; autore dell'enciclopedia Misteri e verità, ha altresì gestito un videotel ufologico ed è autore di 24 libri sugli UFO.

I mostri spaziali dei rotocalchi

Le mutilazioni animali misteriose ci sono sempre state, ma nel corso dei secoli i racconti sono variati. Nel Cinquecento, il “mito” degli animali rapiti o mutilati inizia gradatamente a perdere le sue connotazioni mistiche e subisce una serie di tenebrose varianti in odor di zolfo. Responsabili delle mattanze (più che i lupi all’epoca ancora diffusi) diventano diavoli e licantropi, stregoni e satanisti. Nei verbali dei processi della Val di Fiemme, in Trentino, lo stregone Giovanni Delle Piatte racconta, il dicembre 1504, dei suoi incontri con il diavolo in forma di “grande frate nero”, grazie al quale aveva “fatto il giro di tutto il mondo in cinque ore” ed aveva appreso “del furto di buoi che venivano mutilati per servire da cibo per le streghe”; una sua “collega strega”, Margherita Tesadrello di Tesero, aveva spiegato che i “buoi venivano consumati entro un cerchio”. L’Era dei Lumi non ha avuto ragione di tante incrostazioni superstiziose e così, venuta meno la credenza in streghe e stregoni, nel XX° secolo la stampa “a sensazione” non ha trovato di meglio, per spiegare le MAM, che tirare in ballo draghi e mostri d’indefinibile aspetto, precursori di quegli “uomini-falena” oggi noti ai più per il libro The mothman prophecies di John Keel e per l’omonima pellicola del regista Mark Pellington.


In particolare, sarà la popolarissima Domenica del Corriere, a partire dagli anni Cinquanta e per tutto il decennio successivo, ad alimentare voci e leggende di serpentoni fantasma, mostri alati e rettili spaventosi. Già il 1° dicembre del 1946 un servizio fotografico del settimanale milanese metteva in guardia i natanti dal fantomatico mostro del lago di Como, un “orribile mostro squamoso dalle fauci spalancate”; il 4 luglio del ’54 era la volta di un “mostro dalla testa di gatto e dal corpo di serpente, con due zampe anteriori”, che assaliva pecore, mucche e maiali a Fiumefreddo di Palermo; il serpente fantasma sarebbe stato avvistato, nell’ottobre dello stesso anno e sempre secondo la rivista, a Castelleone di Cremona. Cambiava però la descrizione: “Secondo le voci diffuse, è grossissimo, di color giallo, con una testa enorme e manovra emettendo terrificanti fischi” (una creatura analoga era stata segnalata già nel 1950 a Stradella di Pavia. Il “serpente di mare” emetteva nottetempo “prolungati e laceranti sibili”, non disdegnando parimenti ecatombe di galline nei pollai della località Monastero).

Nel 1955 la Domenica del Corriere, per spiegare una strage di cani nelle campagne siciliane di Caltagirone, tirò in ballo “un leone evidentemente scappato da qualche circo”. Il 30 ottobre del ’66, per spiegare la mattanza di 50 pecore a Rocca Priora di Roma il settimanale ipotizzò un “branco di cani randagi affamati”.
Ad un gorilla pensò, nel luglio del 1965, il quotidiano La Gazzetta del popolo, per spiegare il ritrovamento di strane impronte e graffi sugli alberi nei boschi di Cornegliano Laudense, vicino Lodi. In quell’occasione non furono trovati animali morti, né fu trovata l’inafferrabile creatura, nonostante le numerose battute degli agguerriti cacciatori. Ma già nel dicembre del 1961 lo stesso giornale aveva lanciato l’allarme per un “essere alto un metro e mezzo, coperto di lungo pelo nero e dal muso piatto”, che avrebbe terrorizzato con urla lancinanti contadini e cacciatori di Garlasco (PV). Il “gorilla del Ticino”, visto in realtà da sole tre persone, sarebbe stato persino preso a fucilate da un agricoltore ma, dal racconto da questi fatto, non sembra che i proiettili abbiano sortito su di lui un grande effetto.



Il 31 gennaio 1960 la Domenica del Corriere anticiperà l’americano uomo-falena, sorta di pipistrellone dalle ali gigantesche, che nella Virginia occidentale terrorizzerebbe i viaggiatori solitari; la “falena” italiana, vista alla vigilia dell’Epifania del 1960, nella campagna intorno a Bisceglie da un militare in licenza, sarebbe stata “un mostro con un’apertura alare di oltre quattro metri”. Poiché di un uccello comune non poteva trattarsi, il rotocalco non lesinò dettagli, spiegando che il “mostro” si era rifugiato in una capanna disabitata e che, poche ore dopo, sarebbe stato visto anche da alcuni contadini e pescatori. Dulcis in fundo, “carabinieri e cacciatori avevano organizzato una battuta, ma non lo avevano avvistato”.

Miti, fantasie, racconti popolari di cacciatori e pescatori (che, si sa, amano spararle grosse) o reali incontri ravvicinati travisati dal folklore locale, questi episodi, con il revival dell’ufologia, hanno rivestito nuove sembianze, quelle dei miti tecnologici. E così, per la sparizione di due polli a Chions (PD), nell’agosto del 1986, persino la paludata Famiglia Cristiana non ha potuto esimersi dal raccontare di quell’UFO “rubagalline” che, con un fascio di luce azzurrognola, avrebbe rapito i pennuti per portarli negli spazi siderali.
E dunque, in piena era spaziale la responsabilità delle MAM è caduta infine sugli E.T. Dopo Madonne, diavoli, draghi e serpenti fantasma è forse questa la spiegazione per un fenomeno che, nella migliore delle ipotesi, è un mito che si tramanda nei secoli e che varia in base alle credenze religiose o scientifiche del momento; nella peggiore, è la manifestazione di un’intelligenza “estranea”, apparentemente brutale, che nei secoli passati magari è stata scambiata, di volta in volta, per ciò che non è: un fenomeno sovrannaturale. Staremo a vedere.

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