mutilazioni animali

La Madonna rapiva le mucche

Fra il '500ed il '600 in decine di leggende di tutta Italia si raccontava della misteriosa Madonna che compariva in un bozzolo volante per portarsi via gli armenti

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Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni è insegnante di religione e scrittore, socio del Centro Ufologico Nazionale, si occupa da molti anni di ufologia; milanese, già collaboratore del Nuovo Giornale di Bergamo, ha al suo attivo diverse collaborazioni per le principali riviste del settore: Notiziario UFO, Dossier Alieni, Giornale dei misteri, X-files, UFO dossier X, UFO Notiziario del CUN, Oltre la conoscenza, Oltre l'ignoto. Autore di programmi radiotelevisivi e consulente esterno per trasmissioni Mediaset, spesso in TV, ha realizzato diverse opere multimediali per Peruzzo; autore dell'enciclopedia Misteri e verità, ha altresì gestito un videotel ufologico ed è autore di 24 libri sugli UFO.

La Madonna rapiva le mucche

È sufficiente andare indietro nei secoli per trovare qualcosa di analogo ai lupi mannari ed ai gatti mammoni francesi che mutilavano animali, con la differenza che, per un certo periodo, nell’Italia cattolica e credente la responsabilità delle sparizioni in cielo del bestiame fu data nientemeno che… alla Madonna!
Il caso più celebre risale al 28 marzo o maggio del 1543, quando a Vacciago di Orta, nel novarese, una figura di luce “simile ad un sole, che splendeva da ogni lato, lucidamente raggiandosi” e che venne identificata nella Madonna, apparve sopra un pruno (una “bocciola”) ad una giovane pastorella muta, Giulia Manfredi, ridandole la parola. Quando poi la “Madonna” si mosse per andarsene, tale fu lo spostamento d’aria che produsse che, riferiscono le cronache dell’epoca, “le campane della chiesa parrocchiale presero a suonare; e perché non era né ora né giorno di suono, le genti prima cominciarono a chiedersi l’un l’altro di tal novità la cagione; e poiché niuno lo sapeva, per saperlo dal prete si mossero, e raddoppiarono la meraviglia. Non c’era chi le funi tirasse, o con altro argomento le campane sonasse, ma da sé gagliardamente movendosi facevano dolcissima un’armonia...”. Nel 1628 la piccola cappelletta divenne il Santuario della Bocciola.


La stessa storia, con qualche piccola variante, si ripeté, agli inizi del secolo seguente, nella vicina Varallo Pombia, cittadina novarese oggi nota per gli incontri ravvicinati di vario tipo. Un affresco nella chiesa del paese, dedicata a S.Pietro e costruita in data incerta (ma anteriore al 1600) ricorda l’ennesima apparizione mariana, ed il prodigio che anche là restituì la favella ad una giovane contadina sordomuta. Particolare curioso di questo evento (del quale non è nota la data) è che, in cambio della grazia, la “Madonna” si sarebbe portata via una mucca. Un dipinto nella chiesa commemora l’accaduto; alla base, una scritta: “Dammi una mucca, disse la Madonna alla giovinetta sordomuta”. Perché mai la Vergine Maria dovesse portarsi via una mucca non è dato di saperlo, a meno che il racconto non sia il ricordo deformato di un evento UFO.
Una variante della “leggenda” la si trova, a partire dal 1073, anche nei monti Sibillini, area delle Marche da sempre nota per i continui avvistamenti UFO e per le mutilazioni animali. Fu là, nel comune di Montefortino (AP), che, secondo la tradizione, “nel maggio del Mille la Vergine SS.ma, cinta di straordinario splendore, apparve in questa sacra roccia all’umile pastorella Santina, muta fin dalla nascita”. “La fanciulla”, spiega una lapide posta dietro l’altare della Cappella del Santuario Madonna dell’Ambro, costruitovi in seguito all’evento, “ottenne il dono della parola in premio delle preghiere ed offerte di fiori silvestri che ogni giorno faceva all’immagine della Madonna, posta nella cavità di un faggio”.


Per l’occasione, la Vergine non chiese alcun animale da portar via, ma la zona rimase per secoli al centro di curiosi eventi: nella vicina Grotta della Sibilla, scavata a 2150 m. nella corona rocciosa dell’omonima montagna, abitava una “fata Sibilla” (come testimoniato nel romanzo quattrocentesco di Andrea da Barberino sul Guerin Meschino , ma anche nel più celebre Tannhaüser di Wagner) che era solita apparire come un globo di luce (un UFO?), mentre nel lago di Pilato, ove la tradizione vuole vi fosse sommerso il corpo esamine del procuratore che condannò il Cristo, si davano convegno, nel Quattrocento, satanisti e negromanti per consacrare il “libro del comando”, un testo diabolico che avrebbe permesso il controllo di poteri inimmaginabili. “Si vuole vi salisse anche Cecco d’Ascoli, il più insigne stregone medievale del Piceno”, scrive lo storico Giuseppe Santarelli (in Le leggende dei Monti Sibillini, Santuario dell’Ambro, Montefortino 1979). Che aggiunge: “Quasi ad esorcizzare questo ambiente negromantico, dalle luci seducenti della Maga (che si ritiene fosse la stessa sibilla cumana dell’Eneide) e delle sue ancelle, prodighe dispensatrici di piaceri peccaminosi, e dai sinistri bagliori infernali del lago, è sorto in una bassa strettoia il Santuario Madonna dell’Ambro, la piccola Lourdes dei monti Sibillini”.

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