La forza della convivialità

L'identità del gatto secondo Marchesini

Il nuovo libro dell'etologo sfata pregiudizi e ci introduce nella relazione felina; una sfida conoscitiva tra l'enigmaticità di una creatura antitetica ed emotiva

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Stefania Genovese

Stefania Genovese

Stefania Genovese, laureata in psicopedagogia e filosofia, ha ricevuto il premio internazionale "Zurich" dell'Università di Barcellona, per la sua tesi di laurea di indirizzo epistemologico sulla creazione dei miti moderni.

Autrice di programmi radiofonici sugli animali e curatrice di rubriche dedicate ai bambini. Ha diretto la rivista astronomica Kosmos e ha scritto numerosi articoli di divulgazione psicologica e scientifica sulle principali riviste italiane.

L'identità del gatto secondo Marchesini


Il gatto è il pet più discusso, amato e contestato nello stesso tempo, proprio per le sue caratteristiche ontologiche ambivalenti; elegante, riflessivo, silenzioso, atletico, ed ugualmente giocherellone e fifone, affettuoso con una profondità che non ha pari eppure capace di mantenere una lontananza siderale. E forse il suo fascino sta proprio in questa sua apparente irraggiungibilità. Dunque penetrare e comprendere l'universo felino significa accettarne il suo etogramma e la sua fondatività ontologica. Il fascino del gatto ha attraversato secoli, come componente imprescindibile dell'ontologia umana, compagno elitario di poeti, scrittori e letterati, simbolo di creatività, musa ispiratrice ammaliante e sublime, filigrana del magico e dell'immaginario.

"E così", come sostiene Marchesini "esso rappresenta la dimensione addomesticata di un universo misterioso carico di sentimenti contrastanti, fascino e rigetto, fortuna e campagne d'odio". Essere in relazione con lui significa essere oggetto di fantasia, calore, rilassamento; il gatto è affettuoso ma non asfissiante. In questo suo nuovo lavoro l'etologo Marchesini si propone di accompagnarci all'interno della felinità, con la raccomandazione di saperci mettere in discussione e di rimanere aperti alle dimensioni di questo pet solo apparentemente incomprensibile. "Essere gatto significa vivere in una dimensione verticale, sconosciuta sia ai cani sia che agli umani. E questa peculiarità gli consente di vivere la casa attraverso una proiezione tridimensionale" osserva l'etologo.

Inoltre, l'essenza stessa del gatto significa talvolta far da contrappasso al cane; questi è un tallonatore, un centometrista, mentre la sua controparte felina ha una struttura elastica, rimbalzante. Occorre riconoscere che cane e gatto appartengono a due "modus vivendi" opposti e differenti, non certamente sovrapponibili, e soprattutto non comparabili tra di loro. La dimensione felina si muove in una sorta di "terra di mezzo" che i latini definivano "saltus" mix tra spazio domestico-coltivato e l'ambiente selvaggio. Raffinato acrobata, il gatto è in grado di condensare in sé molteplici ossimori: ciò ingenererebbe una lettura pregiudiziale o mitica del suo comportamento, nonché una relazione distorta e inautentica con l'uomo. Il nostro felino è un raffinato enigmista un cacciatore solitario, un fine individualista; non è come il cane abituato ad agire secondo schemi e concertazioni di gruppo. Date queste differenze non ha senso chiedersi se è più intelligente il cane o il gatto.

"Perché le due specie presentano disposizioni cognitive profondamente diverse" prosegue Marchesini, "che si traducono in attitudini elaborative e di pianificazione operativa che sola in piccola parte si sovrappongono". Il cane potrebbe essere definito un "politico di rango", mentre il gatto è un "fine inventore" che affronta le relazioni a seconda delle contingenze, utilizzando la sua "intelligenza sinestetica" per costruire intorno a sé una ragnatela di congiunzioni emozionali. In questo libro l'autore analizza la via epimeletica nella relazione con il nostro felino, sottolineando come talune peculiarità fisiche del gatto, (la rotondità della testa, la frontalità e globalità degli occhi ad esempio) siano stati funzionali nell'indurre nell'uomo la propensione verso comportamenti di accudimento e protezione. Tuttavia ciò ha prodotto dei risvolti negativi; la nostra stessa società opulenta e "liquida" ha spesso infatti proiettato sui pet, le compensazioni affettive latenti, trasformando gli animali stessi in surrogati affettivi.

Inoltre come già più, in altri testi sottolineato, l'autore rimarca quanto sia stata deleterea la loro antropomorfizzazione da parte di molte storie e cartoni animati. Ciò ha comportato una banalizzazione dell'eterospecifico che ne ha snaturato l' identità. A causa di una sorta di zoofisiognomica inversa, al pet vengono così attribuiti vizi e virtù umani. Nel gatto inoltre è necessario riconoscere la sua predisposizione all'arte della discrezione ed alla moderazione che lo portano a necessitare di lunghi momenti di privacy e di riposo per poter "ricaricare" la sua acutissima intelligenza e per gestire lo stress. Animale ad alta velocità, discreto e silenzioso deve essere amato e rispettato per queste sue esigenze che richiedono gli sia concesso spazio e gestione della sua disponibilità. Nella sua analisi della "gattità" Marchesini si sofferma anche sul presunto epiteto di "crudeltà", di cui spesso il gatto è etichettato: "... Il gatto non è sadico nel senso di provare piacere nella sofferenza altrui, (quando ad esempio è con una preda), ma semplicemente è affascinato dal movimento a tal punto da venirne calamitato e coinvolto emotivamente, in una sorta di euforia".

Un' altra importante rilevazione nella comprensione del carattere del micio, è accettare quanto sia fondamentale il contatto materno nei primi mesi di vita. La qualità, la socievolezza, la manipolazione che si costruiscono attraverso piccoli step, si costruiscono attraverso un rapporto positivo ed adeguato temporalmente, con la madre, i fratellini ed il contesto di vita. Infatti, il periodo migliore per adottare un micio si collocherebbe tra l'ottava e la nona settimana di vita, ma non prima; altrimenti il cucciolo crescerà con un deficit dell'educazione materna comportante in seguito gravi problemi d'interazione con l'essere umano. In conclusione, come dice l'autore "L'identità del gatto è per noi il regalo più grande; il piacere del non possesso". La sua convivenza emancipata troppo spesso è stata tacciata come individualismo ed anaffettività; ed anche questo è frutto di una errata misinterpretazione della gattità.

Molto esaustiva in tal senso la descrizione data dall'etologo:"Il gatto è come se volesse costantemente ricordarci che ci vuole bene ma vuole che noi lo lasciamo fare le sue cose da solo". La nostra tigre domestica è dunque un maestro di vita, una sorta di divinità, un alieno che sollecita concezioni antropoietiche, e che "soprattutto ci sprona a riconoscere i predicati dell'umano non nel catalogo della nostra specie, ma nell'alterità eterospecifica". Appartenente ad un universo differente, l'umano è irretito dalla natura ineffabile ed indomita del gatto; d'altro canto invece, il micio "posseduto solo quando possiede", dotato di aristocratica estraneità, vicino ed ugualmente distante, sollecita la nostra immaginazione e ci accompagna nel suo mondo impavido ed al contempo timoroso, ma sempre originalmente creativo ed imprevedibile.


Roberto Marchesini - L'identità del gatto. La forza della convivialità. Apeiron Edizioni.


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