schegge duracruxiane

I monopattini? Simbolo dell'autolesionismo progressista

Tutto ciò che propone la sinistra, anche e soprattutto nella sua mimetizzata edizione grillina, va interpretato sempre al contrario se...

Helmut Leftbuster
I monopattini? Simbolo dell'autolesionismo progressista

Tutto ciò che propone la sinistra, anche e soprattutto nella sua mimetizzata edizione grillina, va interpretato sempre al contrario se vogliamo sopravvivere ad una dittatura che fa del nichilismo e dell'autolesionismo i propri vessilli.

 

Il monopattino è la perfetta svastica del progressismo fricchettone, l'emblema della sua volontà di stravolgere il raziocinio delle leggi fisiche e stradali per dar sfogo alle abbuffate sinofile che vi sono dietro.

 

Iniziamo dal piatto forte col quale è stato servito con tanto di mela in bocca agli Italiani: l'ecologia. Strategia fuorviante e raccattavoti da sempre, l'essere “green” è quel gretinismo ideologico che forza i beoni a considerare verde qualsiasi cosa in forza del colore che la riveste, ma a dispetto del ripieno tossico che la imbottisce.

Gli ecologisti sono quelli che vogliono il motore diesel più inquinante di quello a benzina solo perché fa più rumore, tanto per intenderci, senza conoscere minimamente la differenza fra accensione comandata e accensione naturale né tantomeno il parere che ne diede a suo tempo il premio nobel Rubbia.

 

Ma parliamo delle batterie: voi non le vedete; ma provate a sollevarlo, un monopattino elettrico, e sentite quanto pesa: non sono certo le ruote. E sapete cosa c'è nelle batterie? Merda pura. E sapete chi la fabbrica? I Cinesi. E sapete con quali materie prime? Il cobalto africano scavato per loro dagli schiavi-bambini per i quali, naturalmente, nessuna o.n.g. si batterà mai il petto.

 

Ma andiamo avanti. Recentemente è stato modificato il codice della strada per fare spazio a subdole quanto pericolose innovazioni normative in base alle quali si consentirebbe ai ciclisti di andare contromano e altre bischerate simili. Come mai tanta improvvisa sensibilità per un'italicissima categoria sportiva mai cagata più di tanto dal sistema, ed anzi, considerata vagamente fascistoide per via dei suoi gloriosi trascorsi agonistici?

Ebbene, si dà il caso che tali facilitazioni ciclistiche si estenderebbero anche ai monopattini elettrici, che pure non sono affatto mossi da quella forza umana capace di rendere la bici l'unico vero mezzo ancestralmente ecologico, tale sì da meritare eventualmente qualche piccola deroga normativa rispetto a tutti quelli motorizzati.

Perché l'energia, signori cari, non si crea e non si distrugge neanche per i monopattini; e non essendo le vostre gambe a farli muovere, state pur certi che da qualche parte devono assumerla per ricaricarsi, magari da qualche centrale a carbone.

 

E veniamo proprio a quest'aspetto del discorso: quello estetico/sportivo. Oltre a sembrare tanti stoccafissi con le pinne caudali poggiate alla Charlot, i monopattinisti sono la negazione del dinamismo, basta guardarli. Esattamente ciò di cui la società moderna non aveva ulteriore bisogno: l'arte di vegetare restando immobili anche spostandosi; la sublimazione estetica del nichilismo. In pratica, esattamente ciò che fa schiumare di seghe il tipico nerdone occhialuto e barbettato che ci si appollaia sopra col giornale progressista sotto il braccio sentendosi un gran figo.

 

E a proposito di pollai, arriviamo al capitolo incidenti. Qui si apre una vera e propria voragine (esatto, tipo quelle della Raggi, che di monopattini scassati e abbandonati per Roma se ne intende..) estendendibile sino al masochismo. E' evidente che i monopattini siano pericolosi: nessuna strada è adatta ad essi, e non sono compatibili con nessun'altra velocità veicolare.

Le ruote così piccole non sono ergonomiche a nessun fondo che non sia un pavimento domestico, e la dimensione amorfa e squilibrata del mezzo, che non a caso nasce essenzialmente come giocattolo, non riesce a conferirgli alcun tipo di dignità stradale.

 

Dal punto di vista filologico, poi, i monopattini alimentano quel senso di provvisorietà, indistinzione e liquidità che è l'esatto contrario del sehnsucht affettivo dedicato tradizionalmente al mezzo privato, dall'automobile frutto di indicibili sacrifici per i padri di famiglia, sino a quel triciclo che anche il bambino più disordinato avrà cura di riporre per evitare che qualcuno ci inciampi.

 

Al contrario, i monopattini sembrano fatti apposta perché tutti ci si facciano male: chi li guida, chi li investe, chi ne è investito e chi ci inciampa, magari abbandonati lungo le pensiline dei tram o sui passaggi riservati ai portatori di handicap.

 

Insomma, si sono inventati l'ennesimo utensile/simbolo di una società sempre più idiota, malata e decadente. E quindi, naturalmente, abbondano gli ecoincentivi per farvici ammazzare sopra. 

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