integrazione e terrorismo

Da studentessa a jihadista in un'estate. La forza di una propaganda che colpisce chi è già integrato

Insospettabile e perfettamente inserita nel contesto culturale del suo Paese, ragazza 19enne parte per la Siria con il sogno di "tagliare teste"

Fabio Montoli
Da studentessa a jihadista in un'estate. La forza di una propaganda che colpisce chi è già integrato

Foto da internet

Fino a 19 anni la sua vita era stata quella di una ragazzina come tante, selfie, spritz, qualche cotta, perfino qualche serata in discoteca. Ad un tratto, qualcosa, trasforma Meriem Rehaily, 19 anni, origini marocchine, ma cresciuta in Italia, nella provincia padovana, ad Arzergrande.

"Dobbiamo rispettare la nostra religione, anche a costo di morire" scrive in un tema, in classe. La Prof segnala la cosa al Preside che avvisa le forze dell'ordine. Scattano i controlli dei servizi antiterrorismo sulla giovane marocchina ma, ormai, è troppo tardi. Da mesi la studentessa si era costruita una seconda identità virtuale. Su Twitter si faceva chiamare "Rim l’italiana" e con l’account "Technicalisis" faceva propaganda per i terroristi.

"Io ho promesso il pegno di fedeltà, e lo rinnovo, per il principe dei fedeli, il mio sceicco, Abu Bakr al-Baghdadi" appariva sul profilo Twitter della ragazza che, il giorno dopo scompare dalla casa in cui viveva con la famiglia ad Arzergrande, per volare in Siria.

Ad una amica di classe, verso la fine dell'anno scolastico, scrive con un sms: "Spero di finire quest’anno, dopo sparisco. Non ho altra soluzione che andare lì". Intendeva in Siria. Dai verbali dell’inchiesta emerge il baratro nel quale la studentessa stava precipitando. Traviata dalla propaganda jihadista, che lei stessa, a sua volta, faceva. 

Nell'ultimo anno Meirem era cambiata moltissimo, era sempre con il telefono in mano e scriveva continuamente in arabo a degli uomini. Alle compagne di classe, amiche, mandava sms a volte scioccanti: "Non puoi immaginare quanto ho goduto ieri guardando il video della decapitazione, non vedo l'ora di piegare uno e togliergli la testa".

Oggi è un soldato con il volto da ragazzina. Le ultime notizie la danno sotto le bombe di Raqqa, in Siria, vicina alla brigata "Al Khansaa", il gruppo composto esclusivamente da combattenti donna che ha il compito di far rispettare la sharia tra le concittadine. A costo di torturarle, se fumano una sigaretta o indossano un velo troppo corto. "Qui c'è tutto quello che avevo sognato, se mi chiamate terrorista ne vado fiera", scrive in uno degli ultimi sms ad un amica.

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