il club delle galassie / 5

“Compagno, guarda in cielo: arriva E.T.”

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Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni è insegnante di religione e scrittore, socio del Centro Ufologico Nazionale, si occupa da molti anni di ufologia; milanese, già collaboratore del Nuovo Giornale di Bergamo, ha al suo attivo diverse collaborazioni per le principali riviste del settore: Notiziario UFO, Dossier Alieni, Giornale dei misteri, X-files, UFO dossier X, UFO Notiziario del CUN, Oltre la conoscenza, Oltre l'ignoto. Autore di programmi radiotelevisivi e consulente esterno per trasmissioni Mediaset, spesso in TV, ha realizzato diverse opere multimediali per Peruzzo; autore dell'enciclopedia Misteri e verità, ha altresì gestito un videotel ufologico ed è autore di 24 libri sugli UFO.

“Compagno, guarda in cielo: arriva E.T.”

Sulla questione degli UFO la Sinistra italiana, sin dagli anni Cinquanta, ha avuto un atteggiamento scettico, derisorio e strafottente. E questo perché Mosca aveva detto ai vertici nostrani che il problema era pura fantasia. Era una versione di comodo, si scoprì col senno di poi. L'ex Unione Sovietica era terrorizzata all'idea che i dischi volanti fossero qualche nuova diavoleria tecnologica americana e non volevano apparire da meno. Meglio dunque liquidare il tutto sostenendo che chi aveva visto i "bludza" (dischi volanti) fossero - scrisse la Pravda il 9 gennaio 1961 - "individui deboli d'intelletto o subdoli bugiardi". Nel 1952 il regime aveva mandato avanti il professor Boris Kukarin, che era una celebrità nel campo dell'astronomia sovietica, facendogli dire che "quella dei dischi volanti è un'illusione ottica dovuta a pura e semplice psicosi bellica alimentata dai guerrafondai".


Il 7 dicembre 1953 Radio Mosca svelò che gli UFO erano "invenzioni fantastiche dei guerrafondai occidentali (ammazza, che fantasia; NdA) che se ne servono per far deglutire più pesanti bilanci preventivi a favore delle Forze Armate ai loro contribuenti". Queste, almeno, eran le balle di Stato. Perché nel 1965 l'allora presidente Breznev, ad Alma-Ata in Kazakistan, dopo un discorso al Soviet supremo - ci informa il giornalista Frank Edwards - "ne tenne un altro stigmatizzando il crollo subito dal morale comunista in Kazakistan" per "l'eccessivo interesse" sul fenomeno degli oggetti volanti, che in quel periodo si vedevano a gogò nella repubblica islamica kazaka. "Quei dischi volanti", scrisse Edwards, "avevano provocato la rinascita della fede religiosa, il ritorno a Dio: l'ultima cosa che i sovietici potessero desiderare".


Nell'ambiente accademico le cose - a porte chiuse - andavano ben diversamente. Il 15 settembre 1979 a Kaluga si tenne un accalorato dibattito sulla vita extraterrestre alla conferenza annuale degli scienziati in onore del padre dell'astronautica Kostantin Tsiolkovsky. Al matematico Boris Panovkin, che negava l'esistenza di vita aliena oltre la Terra, si oppose vigorosamente il filosofo Yeugeny Faddev, che ribadiva che "la tesi secondo cui l'intelligenza dei terrestri sia un fatto unico ed irripetibile contrasta con il materialismo dialettico".


Già, Marx. La sua dottrina era favorevole all'idea del cosmo abitato. Lo sapevano bene i seguaci, che la ripetevano a pappagallo. Come Mao Tse-tung che in un discorso pubblico ebbe a dire: "I popoli delle stelle ci osservano" (oggi il suo traduttore e biografo ufficiale, il console Sun Shi-li, è il presidente della più grande associazione ufologica cinese, con oltre un milione fra simpatizzanti e iscritti); e Lenin che, chiacchierando un giorno con H.G. Wells (l'autore de La guerra dei mondi, che il russo detestava cordialmenbte perché troppo "borghese"), ebbe a dire: "Se un giorno stabiliremo dei contatti interplanetari, dovremo bandire la violenza come mezzo e metodo di progresso". Di Stalin si sa che fosse ossessionato dagli UFO, che credeva un'arma di Washington; lo ha svelato nel 1991 il professor Valeri Burdakov, che aveva raccolto una confidenza di Serghei Korolev, responsabile della progettazione dei primi razzi spaziali sovietici e grande amico del dittatore.


Ed in tempi moderni ci han creduto anche Fidel Castro, il cui aereo privato fu inseguito da un UFO nel 1996, il dittatore del Venezuela Hugo Chavez, che si arrischiò a dire - e non scherzava - che su Marte (il "pianeta rosso" per questo tanto caro ai comunisti) un tempo poteva esserci la vita, poi spazzata via dal capitalismo antiecologista, il presidente della Federazione Russa Dmitry Medvedev, che nel 2013 ammise in tv che ad ogni nuovo capo del Cremlino, oltre alla valigetta con i codici nucleari, veniva dato anche un manuale sulle varie tipologie aliene nascoste sulla Terra...




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