Agghiacciante testimonianza

Rimini, il racconto della 26enne polacca: “Una violenza disumana, interminabile”

Gli sconvolgenti dettagli dello stupro dai verbali dell'ordinanza per il fermo di Butungu: “Pestata, minacciata di morte e poi violentata nei modi più brutali”

Redazione
Rimini, il racconto della 26enne polacca: “Una violenza disumana, interminabile”

Guerlin Butungu, il capo del branco

Attenzione: se siete di stomaco debole, facilmente impressionabili o non sopportate le immagini violente, non proseguite oltre nella lettura. Quello che segue è il racconto, estrapolato dall'ordinanza del tribunale che conferma il carcere per il branco di stupratori clandestini di Rimini, della giovane vittima polacca che è stata brutalmente violentata dalle quattro risorse boldriniane: i due fratelli marocchini di 15 e 17 anni e il nigeriano di 16, accusati in concorso col capo branco, il maggiorenne Guerlin Butungu. Provi a raccontarlo a lei guardandola in faccia, il mediatore culturale Abid Jee, che "lo stupro è peggio solo all'inizio, una volta si entra il pisello poi la donna diventa calma e si gode come in un rapporto sessuale normale"! Ecco l'agghiacciante testimonianza della ragazza.

«Mentre mi trovavo sulla spiaggia di Rimini, seduta su un telo insieme al mio amico, si materializzava in maniera fulminea davanti a noi un ragazzo che in lingua inglese, non troppo corretta, ci chiedeva "Where are you from?". Dopo che il mio amico rispondeva "From Poland", l'uomo, sempre in inglese, ci ordinava testualmente "Dateci i portafogli e i telefoni"... repentinamente venivamo aggrediti dall'uomo che avevamo di fronte, che subito colpiva il mio amico al volto, facendolo cadere a terra mentre dall'oscurità si materializzavano davanti a me prima due persone, poi un terzo, che mi immobilizzavano, buttandomi a terra, poggiandomi di schiena sulla sabbia e colpendomi con più colpi al volto, alla testa e sul corpo... mentre potevo accorgermi che il mio amico era immobilizzato pure lui sulla sabbia con una persona sopra, i tre, tenendomi anche per la gola quasi a strozzarmi, facendomi rimanere senza respiro, mi calavano i pantaloni e poi gli slip.

Mentre i due mi tenevano ferma con le gambe aperte, il terzo abusava sessualmente di me, penetrandomi nella vagina, dando poi il cambio agli altri due, che mi penetravano anche loro nella vagina... durante questa interminabile azione, durata secondo me più di venti minuti, e mentre i miei aggressori mi dicevano in inglese "I kill you", sentivo che il mio amico veniva picchiato brutalmente. Senza che io potessi in nessun modo reagire, neppure urlando visto che ero stremata, senza forze e impaurita, nonostante fossi cosciente, venivo trascinata dai tre fino in acqua, sulla riva, dove mi gettavano addosso l'acqua come per lavarmi o per farmi riprendere, probabilmente perché risultavo paralizzata senza di fatto cenni di vita. Dopo essermi agli occhi degli aggressori di fatto ripresa, venivo nuovamente trascinata da questi per circa due-tre metri verso la spiaggia, ad almeno 15 metri dal mio amico, che sentivo ancora lamentarsi. Ancora immobilizzata da almeno due di questi, ancora di schiena sulla sabbia, venivo girata su un fianco e penetrata contemporaneamente da due di questi criminali sia in vagina sia nell'ano ove mi eiaculavano».

Non meno cruda la testimonianza, estratta sempre dai verbali, della trans peruviana: «Uno dei ragazzi neri mi ha preso per i capelli, trascinandomi con forza oltre Via Flaminia, dove vi erano cespugli rigogliosi. Io cercavo di oppormi... uno mi colpiva alla testa con una bottigliata, mentre il secondo mi sferrava un pugno allo zigomo». Nell'ordinanza di convalida del fermo del 20enne congolese, la trans attribuisce a Guerlin Butungu il primo pesante approccio: "Tu chi cazzo sei, uomo o donna? Tu che hai, la figa o il cazzo?", mettendogli una mano sulla vagina, le urlava: "Se c'hai il cazzo ti ammazziamo". La prostituta ha quindi raccontato che, minacciata di morte, «rimanevo in piedi, mentre tre mi tenevano stretta e uno mi violentava, per poi darsi il cambio con il secondo giovane. Poi mi sdraiavano a pancia in su e anche qui venivo violentata dagli altri due giovani. Non contenti, i primi due che mi avevano violentata, ricominciavano a turno a violentarmi, eiaculandomi senza preservativo nella vagina».

Nelle loro parti intime, la trans si accorge che c'è della sabbia, ma la vera prova che la gang sia la stessa che ha aggredito i polacchi è che sulla Statale, dietro quei cespugli, la banda lascia la telecamera e l'orologio rapinati al ragazzo. Il gip Vinicio Cantarini non crede alla versione data dal 20enne, che ha sostenuto di avere tenuto fermo il polacco mentre i tre minori abusavano della ragazza e di essersi avvicinato alla trans pattuendo una prestazione per 30 euro, che poi lei avrebbe rilanciato a 50, scatenando la furia del branco. Il gip ha convalidato il fermo di Butungu sostenendo che «non solo» il congolese «partecipò alla violenza sessuale di gruppo, ma fu lui a scatenare il branco, a dirigere la brutale aggressione e a "impadronirsi" per primo del corpo delle giovani donne».

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