Brandeburgo e Sassonia: avviso di sfratto alla Grosse Koalition

Elezioni in Germania: confermate le maxi-percentuali per l’AfD

I partiti al potere da anni nei due Länder e a Berlino, si sono salvati per il rotto della cuffia, ma il messaggio che esce dal voto regionale di domenica scorsa in Sassonia e in Brandeburgo è chiaro: i tedeschi si sono rotti dei partiti di governo ed assegnano rispettivamente il 22,5 e il 27,5 per cento dei consensi ai sovranisti. Ma i centro-sinistri al governo a Berlino e a livello locale continuano a bollarli come “minaccia per la democrazia”

Giuseppe Brienza
Elezioni tedesche: confermate le percentuali degli exit-poll per l’AfD

Nelle due regioni tedesco-orientali di Brandeburgo e Sassonia, nessuna sorpresa dai dati definitivi delle elezioni di domenica. Alle consultazioni locali, che hanno coinvolto più di 5 milioni di elettori, sono confermate infatti al movimento sovranista Alternativa per la Germania (AfD) le maxi-percentuali riscontrate nell'immediatezza del voto dagli exit-poll, con le sonanti percentuali, rispettivamente, del 22,5 e del 27,5 per cento. Una netta vittoria, dunque, che però non basta ancora a far diventare l’AfD primo partito nei due Länder chiave dell’ex Repubblica Popolare dell’est (Ddr).

In Sassonia i cristiano-democratici (Cdu), che governano da 30 anni ininterrottamente e, in tempi remoti, grazie a maggioranze assolute, hanno perso oltre il sette per cento dei voti, riuscendo per il rotto della cuffia a conservare la prima posizione. Il 32 per cento conseguito, è penalizzante però a causa del tracollo degli alleati socialdemocratici, che non sono riusciti a raggiungere nemmeno l’8 per cento (7,8% contro il 12,4% delle precedenti elezioni). In Brandeburgo la Spd, grazie al governatore uscente Dietmar Woidke, è riuscita a rimanere il primo partito ottenendo il 27,5 per cento, registrando anche in questo caso un calo non indifferente.

L’AfD guadagna in Brandeburgo ben 10 punti percentuali rispetto alle consultazioni di cinque anni fa, che gli avevano già tributato l'exploit del 9,7%. Il tutto scontando la demonizzazione e la disinformazione continua da parte dei grandi media e dell’establishment. Il capolista dei sovranisti Andreas Kalbitz ha parlato quindi di un “risultato storico” per il movimento, affermando che “in futuro non sarà più possibile far politica senza di noi. L’AfD è arrivata per restare”.

Finora nessuno dei vecchi partiti sembra però disposto a cooperare con la nuova forza anti-Ue e sovranista. Sia in Sassonia che in Brandeburgo, infatti, tanto la Cdu quanto l’Spd hanno subito escluso ogni tipo di collaborazione con l’AfD, e non solo sotto forma di alleanza di coalizione, ma anche di appoggio esterno a prossimi eventuali governi di minoranza.

“Non cederemo ai corteggiamenti e alle offerte di dialogo dell'AfD”, ha dichiarato in proposito il governatore Cdu Michael Kretschmer, ripetendo la litania del partito che “minaccia le fondamenta democratiche e di convivenza civile del nostro Paese, ma anche il nostro benessere e futuro economico”. Eppure nelle regioni di Potsdam e di Dresda quasi un terzo degli elettori - un quarto nel Brandeburgo - ha optato per un voto di radicale cambiamento e di cesura rispetto al passato, penalizzando inequivocabilmente sia i protagonisti sia gli esiti politici della Grosse Koalition.

I sovranisti dell’AfD, come ha affermato a Radio Vaticana Italia il germanista e docente nella facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Alberto Krali, sono diventati gli eredi “per così dire del vecchio partito comunista della Ddr”, riuscendo a portare alle urne “molti elettori che prima non votavano. A est ci sono problemi strutturali che al momento non sono stati risolti, prima di tutto il calo demografico e lo spostamento della popolazione verso le regioni orientali, per la mancanza di lavoro”.

Oltre a questa continua emorragia di consensi, cosa servirà ancora ai vecchi partiti della Bundesrepublik per intercettare la domanda di nuova rappresentanza avanzata dal popolo tedesco?

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