clandestino e terrorista

L'Isis rivendica l'attacco di Charleroi. Ci racconteranno ancora che era un "depresso"?

Il Califfato: "Era un soldato che ha risposto agli appelli per colpire i crociati". Da quattro anni viveva illegalmente in Belgio, le autorità sapevano ma facevano finta di niente

Alfredo Lissoni
L'Isis rivendica l'attacco di Charleroi. Ci racconteranno ancora che era un "depresso"?

Foto ANSA

L'Isis ha rivendicato l'attacco a due agenti di polizia sferrato sabato a Charleroi da un clandestino algerino di 33 anni noto alle forze dell'ordine per aver commesso "reati comuni" ma "non per fatti legati al terrorismo". "L'esecutore dell'attacco di Charleroi", ha scritto l'agenzia di propaganda jihadista Amaq, "era un soldato dello Stato Islamico che ha risposto agli appelli per colpire i cittadini dei paesi che fanno parte della coalizione dei crociati".


Non deve esserre la solita sparata del Califfato, che cerca di attribuirsi i "meriti" di tutte le azioni criminali dei pazzi sparsi per il globo, perchè già domenica mattina le autorità del Belgio - che evidentemente sapevano ma hanno tenuto per un po' la bocca chiusa, vuoi per non seminare il panico, vuoi per non dimostrare all'opinione pubblica l'assoluta incapacità di gestire la stituazione - avevano ammesso che si trattava di "terrorismo" (quando i kamikaze vengono uccisi, e dunque il pericolo è scongiurato, per i Governi sono "jihadisti; quando vengono arrestati e poi liberati, e quindi possono ancora far del male, sono semplicemente "depressi"?).

Nella mattinata di domenica la giustizia belga aveva confermato l'identità dell'aggressore di Charleroi, ucciso dalla polizia belga dopo l'attacco, e aveva reso noto che si trattava di "K.B., un uomo di 33 anni di nazionalità algerina e residente in Belgio dal 2012". Peccato si fossero dimenticati di dire quanto scoperto e riportato in seguito dai media belgi, cioè che l'assassino era "un immigrato illegale che non si trovava in un centro di detenzione a causa della mancanza di posti. La priorità era stata data agli illegali che avevano commesso reati gravi. Il suo Paese d'origine, l'Algeria, non aveva accettato di riprenderlo". Ciò nonostante, si trovava da ben quattro anni sul suolo belga senza che nessuno insistesse per espellerlo.

Una serie di perquisizioni, ha aggiunto la procura, sono state condotte a Charleroi, la cittadina vallona a sessanta chilometri a sud di Bruxelles, dove l'attacco è stato sferrato. Le due agenti di polizia che sono state assalite di fronte alla stazione di polizia di Charleroi dall'uomo armato di machete al grido di "Allah Akbar", sono state gravemente ferite al volto e al collo. Secondo i media belgi, le due donne, che non sono in pericolo di vita, sono state indotte ad un coma artificiale per poter essere operate. L'organismo incaricato di valutare la minaccia terroristice nel paese, intanto, durante una riunione che si è svolta sabato ha deciso di mantenere il livello 'tre' di allerta, che corrisponde a minacce "possibili e verosimili".

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