l'accusa: inneggiava al califfato su WhatsApp

"La moschea di Genova finanziava l'Isis". Indagato l'imam albanese

L'uomo avrebbe spedito somme di denaro (almeno 15.000 euro) con cadenza settimanale all’estero attraverso il circuito Western Union. Soldi che secondo la procura servivano a “finanziare cellule terroristiche islamiche in Albania o in Kosovo”

Redazione
"La moschea di Genova finanziava l'Isis". Indagato l'imam albanese

L'imam Bledar Brestha intervistato da Sky

Indagato l'imam di Genova, l'albanese 34enne Enes Bledar Brestha, responsabile della sala di preghiera Al Fajer di Piazza Durazzo. Secondo la Digos avrebbe sconfinato “nell’attività finalizzata alla radicalizzazione”. Come? Inneggiando all'Isis su un gruppo creato su WhatsApp, il Forum dei salafiti in Siria, che tesse le lodi del Califfato e predica la guerra contro l’Iran. Non solo, l'imam avrebbe spedito somme di denaro (almeno 15.000 euro) con cadenza settimanale all’estero attraverso il circuito Western Union. Somme che secondo la procura servivano a “finanziare cellule terroristiche islamiche in Albania o in Kosovo”.


Bledar Brestha è formalmente indagato per “associazione a delinquere finalizzata al terrorismo”.  Il tutto nell’ambito dell’inchiesta che ha determinato l’arresto di Mahmoud Irad, il potenziale kamikaze siriano arrestato perchè voleva arruolarsi tra le fila del gruppo Al-Nusra, che si sarebbe “radicalizzato” proprio all’ombra della Lanterna. Gli investigatori stanno vagliando anche i numerosi viaggi che l’indagato faceva in Egitto ma anche in Paesi recentemente oggetto di attacchi terroristici, come Germania e Francia, in compagnia del suo connazionale Rakip Alia, manovale anche lui residente a Genova e ritenuto radicalizzato dagli investigatori. 


Dulcis in fundo, nel cellulare la Digos gli ha trovato il numero di telefono di un egiziano “indagato perché ritenuto coinvolto nell’invio di un messaggio web rivolto al governo USA e contenente minacce contro le ambasciate statunitense e israeliana in Italia”. L'interessato si è difeso dai microfoni di SkyTg24. "Mahmoud Jrad? Non ha mai parlato con me dell'arruolamento, è venuto qui per una visita e a fare la preghiera. Mi sembra sia venuto solo una volta, perchè aveva un lavoro a Genova. L'ultima volta che l'ho visto era il dicembre del 2015. Non conosco questo ragazzo, ripeto, con me non ha parlato di certe cose e io non posso essere responsabile di tutti quelli che vengono a pregare". 

L'imam ha commentato anche l'avviso di garanzia ricevuto: "Sono scioccato, non so perchè mi accusano, io non c'entro con queste cose. Io ho predicato tante volte in moschea condannando l'Isis e tutti i gruppi terroristici. Ho fatto questo da tanti anni prima della nascita dell'Isis, prima che esistesse Jabhat al-Nusra, sono sempre stato contro i gruppi terroristi. La nostra religione ci insegna di condannare sempre qualsiasi atto terroristico, perchè l'Islam è la pace, l'Islam è misericordia".

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