Azienda casearia bergamasca sfonda all'estero

Si liberano dei lacci UE e si impongono sul mercato internazionale

La vicenda della Quattro Portoni bergamasca è un classico esempio di imprenditorialità nostrana. Per evitare di morire soffocati dalle pressanti quanto farraginose norme europee riconvertono e... il successo arriva. Dall'estero

Redazione
Si liberano dei lacci UE e si impongono sul mercato internazionale

Hanno saputo riconvertirsi ed investire e sono riusciti ad uscire dalla crisi

Sono Bruno ed Alfio Gritti, fondatori della Quattro Portoni di Cologno al Serio, una piccola azienda bergamasca che, abbandonato l’allevamento tradizionale di mucche a quello delle bufale (oggi arrivate a quota 850), adesso esposta il 75% dei suoi formaggi stagionati. E così la Blu di bufala, loro fiore all’occhiello, ha conquistato il mercato americano e sta sfondando persino in Francia, paese che – ironia della sorte – del formaggio è la patria. Il successo del duo bergamasco è stato tale che persino la banca Intesa Sanpaolo si è recentemente fatta avanti, additandola  ad esempio durante un affollato meeting che ha radunato oltre 500 operatori del settore agroalimentare e diverse testate giornalistiche, e dicendosi disponibile a finanziarne ulteriormente le attività. Questo, in un momento in cui l’accesso al credito bancario da parte di taluni Istituti resta una meta irraggiungibile per molte delle piccole e medie imprese nostrane.

La Quattro Portoni era stata fondata nel 1970 da Renato Gritti, che,  realizzata la sua prima stalla, otto anni più tardi aveva avviato la produzione di latte vaccino. Nel 1982 l’azienda era passata in mano ai figli, Alfio e Bruno, veterinario il primo, studente di agraria il secondo. I due fratelli hanno trasformato completamente l’attività: dopo 20 anni di produzione tradizionale hanno puntato su un allevamento poco comune nel Nord Italia, le bufale. “Le stringenti normative europee e le limitazioni imposte delle quote latte ci hanno convinti che quello del latte vaccino era un business perdente”, hanno dichiarato. Di fronte all’ennesimo massacro della nostra economia da parte dell’Unione Europea i due puntano su un’idea nuova. 600 bestie pagate mille euro l’una vengono trasportate dal Lazio alla pianura bergamasca. La scelta è dettata anche da ragioni di tipo economico: gli allevamenti di bufala non sono, infatti, soggetti, a normative restrittive, come invece accade per gli allevamenti vaccini. Oggi i loro formaggi stagionati sono sui taglieri di mezzo mondo. Uno sceicco del Qatar chiede di visitare la loro azienda ed il loro formaggio, erborinato affinato in birra, viene richiesto per le pizze di Gino Sorbillo, pizzaiolo famoso a livello mondiale.

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