Non vuole mollare il comando

Facebook, il 'mea culpa' di Zuckerberg: "Un errore non concentrarci sugli abusi"

Il Ceo e fondatore della società scalda i muscoli in vista della sua testimonianza, prevista l'11 aprile, alla commissione Energia e Commercio della Camera Usa

Redazione
Facebook, il 'mea culpa' di Zuckerberg: "Un errore non concentrarci sugli abusi"

Mark Zuckerberg

Un "errore enorme": è quello che Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Facebook, ha detto di avere commesso nel non concentrarsi a sufficienza sui potenziali abusi di cui il social network è stato vittima e protagonista. Per il top manager, si tratta del 'mea culpa' più diretto fatto da quando il 16 marzo scorso esplose lo scandalo di Cambridge Analytica, la società di dati che secondo Facebook ha "condiviso impropriamente" le informazioni di 87 milioni di utenti (prevalentemente negli Usa) senza il loro consenso. Il numero delle vittime inconsapevoli della piattaforma social più grande al mondo è stato rivisto al rialzo il 4 aprile da Facebook e si confronta con quello superiore ai 50 milioni emerso originariamente quando il New York Times e l'Observer avevano pubblicato le loro inchieste facendo esplodere un caso costato a Facebook miliardi di dollari di capitalizzazione.

Oltre agli investitori, nelle ultime settimane anche molti utenti e i legislatori Ue e Usa hanno perso fiducia nel gruppo apparentemente insoddisfatti delle scuse fatte dai vertici del gruppo (il Ceo ruppe il silenzio sul caso il 21 marzo dicendo "abbiamo sbagliato"). In una call con la stampa, mercoledì Zuckerberg ha scaldato i muscoli in vista della sua testimonianza, prevista l'11 aprile prossimo alla commissione Energia e Commercio della Camera e che secondo i suoi membri rappresenterà "un'opportunità importante per gettare luce su questioni cruciali sulla privacy dei dati dei consumatori e aiuterà tutti gli americani a comprendere meglio cosa succede alle loro informazioni personali online". Nella call, il 33enne che da un dormitorio di Harvard nel 2004 mise a punto una piattaforma arrivata ad avere 2,13 miliardi di utenti attivi mensilmente al 31 dicembre 2017, ha parlato di Facebook come di un'azienda "idealista e ottimista" che "non si è concentrata a sufficienza sul prevenire gli abusi".

Zuckerberg ha anche detto di avere fatto un altro "errore" quando, poco dopo le elezioni presidenziali del novembre 2016, sminuì il peso delle minacce date dalle fake news. Lui è ancora convinto di essere la persona giusta per guidare il gruppo di Menlo Park (California) sia nei panni di Ceo sia in quelli di presidente del consiglio di amministrazione. E questo nonostante il pressing esercitato da fondi pensione gestiti dalla città di New York affinché lasci la guida del board. A chi gli ha chiesto se il cda gli abbia suggerito di rinunciare alla presidenza, lui ha risposto: "Non che io ne sappia". Zuckerberg ha infine confermato quanto già comunicato in passato: il gruppo ha oltre 15.000 persone dedicate alla sicurezza; entro fine 2018 arriveranno a 20.000.

La call è stata organizzata alla fine di una giornata in cui Facebook ha aggiornato le sue Condizioni d'uso e la sua Normativa sui dati, per spiegare meglio quali dati raccoglie e come li utilizza su Facebook, Instagram, Messenger e altri prodotti. Ore prima il gruppo aveva detto di avere cancellato 270 pagine e account legati a un'agenzia russa accusata di interferire nelle elezioni straniere. Quanto emerso dal colloquio con la stampa sembra essere stato apprezzato dal mercato: il titolo Facebook ha guadagnato il 3% nel dopo mercato a Wall Street, dove la seduta era finita in ribasso dello 0,65% a 155,10 dollari. Dallo scoppio del caso Cambridge Analytica - convinta di avere rispettato le condizioni d'uso del social e le leggi sulla privacy - il titolo ha perso il 16% circa. Nel 2018 ha ceduto il 12% ma negli ultimi 12 mesi ha guadagnato il 9,43%.

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