la data cruciale dell'8 aprile

I ribelli della UE alla battaglia di Budapest

Orban: “27 anni fa in Europa Centrale credevamo che l’Europa fosse il nostro futuro; oggi sentiamo di essere noi il futuro dell’Europa"

Max Ferrari
I ribelli della UE alla battaglia di Budapest

Pochi lo sanno ma il vero incubo dei vertici della UE ha un nome: Visegrad Group (V4), unione di 4 paesi sovranisti (Ungheria, Polonia, Cechia e Slovacchia) che, memori dell’occupazione sovietica, contestano sempre più aspramente la volontà accentratrice di Bruxelles e quella che definiscono la “Unione Sovietica d’Europa”. Trattato inizialmente come un soggetto folkloristico e marginale dell’Europa centro-orientale il V4, con l’arrivo ai vertici dei rispettivi paesi dell’ungherese Orban e del polacco Kaczyński , è diventato per gli euro-burocrati un enorme problema visto che le critiche avanzate da questi ribelli su questioni chiave come l’immigrazione, l’identità, le questioni morali e la sovranità nazionale hanno attratto e dato coraggio e forza anche alle cosiddette “forze populiste” dell’Europa occidentale.


Fermare il premier Orban per fermare il Gruppo Visegrad e tutti gli euro-ribelli è dunque la priorità della UE che vede nelle prossime elezioni ungheresi dell’8 aprile una data cruciale. Se Orban vincesse il V4 potrebbe presto diventare un V12 attraendo non solo l’Austria che col nuovo governo di centrodestra è in grande sintonia con Budapest, ma anche i paesi baltici, e buona parte delle nazioni balcaniche, cui si aggiunge un vivo interesse delle regioni dell’Italia del nord. Un profetico Orban dopo aver detto nel 2016 che “ l’Ungheria stava ancora lottando per la libertà – solo che adesso la minaccia viene da Bruxelles e non più dall’Unione Sovietica” aggiunse nel 2017 che “27 anni fa, qui in Europa Centrale credevamo che l’Europa fosse il nostro futuro; oggi sentiamo di essere noi il futuro dell’Europa”.


Per la UE, che rifiuta di riformarsi, naturalmente, una Europa a trazione Visegrad-Sovranista sarebbe una catastrofe e da qui nasce il duello, senza esclusione di colpi, con l’Ungheria e la Polonia continuamente minacciate di sanzioni e queste nazioni che accusano Bruxelles di tentare di destabilizzare e rovesciare i governi sovranisti attraverso i mass-media e le Organizzazioni non governative straniere,in particolare quelle finanziate dal miliardario Soros. Il portavoce del premier, Zoltan Kovacs, ha scritto: "il miliardario finanziere comanda una forza quasi mercenaria di almeno 2.000 persone, con il compito di raggiungere tre obiettivi: abbattere il governo di Orbán, smantellare la barriera di confine e promuovere l'immigrazione". Nel discorso alla nazione fatto da Orban il 15 marzo a Budapest i toni erano apocalittici:"Chi non ferma l'immigrazione ai propri confini è perduto: lentamente ma sicuramente verrà consumato. Le forze esterne e le potenze internazionali vogliono forzare tutto questo su di noi e vedono le nostre elezioni imminenti come una buona opportunità per rovesciarci e sopraffarci. Le forze nazionali e globaliste non si sono mai scontrate così apertamente. Noi, i milioni di patrioti con sentimenti nazionali, siamo da una parte; l'élite dei "cittadini del mondo"è dall'altra parte. Noi che crediamo negli stati nazione, nella difesa dei confini, nella famiglia e nel valore del lavoro siamo da una parte. E ci opponiamo a coloro che vogliono una società aperta, un mondo senza frontiere o nazioni, nuove forme di famiglia, lavoro svalutato e lavoratori a basso costo - il tutto dominato da un esercito di burocrati oscuri e ambigui".


"Da un lato, le forze nazionali e democratiche; dall'altra parte, forze sopranazionali e antidemocratiche. Dobbiamo combattere una rete internazionale che è organizzata in un impero. Ci scontriamo con i media mantenuti da agenzie straniere e oligarchi, attivisti di professione assoldati per fare caos, organizzare proteste e una catena di ONG finanziata da uno speculatore internazionale,George Soros. Il loro compito è conquistare il potere e attuare il grande piano: spezzare l'Ungheria, che si trova sulla via degli immigrati; l'Europa è ora sotto invasione. Se permettiamo che ciò accada, nel prossimo futuro decine e decine di milioni partiranno per l'Europa dall'Africa. La metà occidentale dell'Europa guarda tutto questo con le mani alzate in segno di resa. Bruxelles non sta difendendo l'Europa e non sta fermando l'immigrazione, ma vuole sostenerla e organizzarla. Vuole diluire la popolazione dell'Europa e sostituirla ".


Le parole di un pazzo isolato? No perché Orban è uno dei pochi che ha buoni rapporti con Trump e Putin e le recenti elezioni austriache e italiane dimostrano che le sue preoccupazioni sono condivise dalla maggioranza della gente comune. Parole di un razzista, antisemita e anti-musulmano, come scrivono molti giornali? No, visti i buoni rapporti con Israele e la simpatia dichiarata nei confronti di paesi come l'Arabia Saudita. Chi è quindi Orban? È semplicemente un patriota conservatore nazionale che, da un capo abile e tenace di una piccola nazione, si è trovato alla testa dell'improvviso grande e potente esercito degli euro-ribelli "populisti" e, in ogni caso, del futuro di L'Europa dipenderà molto dall'esito della sua "battaglia di Budapest".

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