Dopo il rapporto Istat sulla demografia

L’Italia corre ancor più veloce verso l’inverno demografico

Non nascono quasi più figli ma la politica sembra indifferente. La causa? Predominio di certe élite economico-culturali che ignorano i veri motivi dell’odio alla famiglia e del crollo della natalità

Pietro Licciardi
L’Italia corre ancor più veloce verso l’inverno demografico

Il sito ufficiale dell'Istituto Nazionale di Statistica - ISTAT è www.istat.it

Il 25 Novembre l’Istat ha diffuso i nuovi dati sulle nascite in Italia nel 2018 dai quali emerge chiaramente che prosegue inarrestabile il nostro suicidio demografico. Non solo è diminuito il numero assoluto delle nascite ma anche il numero medio dei figli per donna è sceso adesso a 1,29. Ciò significa non soltanto che non vi è più ricambio tra le generazioni e che aumenterà enormemente e velocemente il numero degli anziani ma che siamo destinati ad una drastica e veloce riduzione della popolazione.

L’Istat fornisce pure un’altra cattiva notizia: se rimane invariata l’attuale tendenza ad avere figli in età sempre più avanzata il 40% delle donne potrebbe in futuro rimanere senza prole. Come se non bastasse l’attuale calo della popolazione avrà come ulteriore conseguenza che vi saranno sempre meno madri potenziali. È una spirale che neppure l’immigrazione sembra poter fermare poiché con il peggioramento delle condizioni generali del Paese rallentano i flussi in entrata mentre anche le donne straniere mostrano la tendenza a far propria la mentalità antinatalista, sia diminuendo il numero dei figli sia diventando a loro volta madri sempre più tardi.

La cosa veramente grave è che tutto questo sta avvenendo nella pressoché totale indifferenza della politica, la quale sembra incapace di comprendere le devastanti conseguenze di questo stato di cose per l’Italia, la sua economia, la società intera.

Una ignavia che non sorprende più di tanto, poiché ormai da decenni un punto fermo della sinistra, sia quando è al governo sia quando è all’opposizione ma condiziona con la sua egemonia culturale e mediatica l’intera società, è una lotta costante contro la famiglia e la vita nascente.

Purtroppo neppure il centrodestra sembra comprendere la gravità del problema che ha certamente cause economiche ma soprattutto culturali e psicologiche.

La perdurante incertezza economica indubbiamente spinge le giovani coppie a rimandare la formazione di una famiglia e la nascita di un figlio, fenomeno adesso più diffuso, come segnala sempre l’Istat, nel Mezzogiorno, che fino a qualche decennio fa al contrario aveva tassi di natalità e matrimoni superiori al Nord. Tuttavia ad essere demograficamente in trappola non è solo l’Italia ma anche la Francia, la Gran Bretagna, la Spagna e la Polonia. Segno che probabilmente i soldi non sono tutto e che altri fattori “pesano” sulla decisione di non fare figli.

Con questo non si deve pensare che mettere mano alla borsa non è importante, come dimostra il caso dell’Ungheria, che sta registrando un boom di nascite grazie ad una decisa politica di sostegno alla famiglia, alla quale è destinato il 5% del Pil, il doppio della media Ocse, ovvero circa 6 miliardi di euro. Oltre a questo il governo di Viktor Orbán azzera le tasse a chi ha almeno tre figli, dà un sostanzioso incentivo a che deve acquistare casa, dà a tutti la possibilità di accedere agli asili nido – sempre che questi si possano veramente considerare un bene per le mamme i propri piccoli - e ai papà una settimana al mese di congedo parentale per stare vicino ai propri bambini.

Tuttavia ciò che in Europa ha minato il desiderio di paternità e maternità è ben altro.

La più efficace arma antinatalista è stata e continua ad essere la “rivoluzione sessuale” radical-libertaria, con le sue conseguenze esistenziali e sociali, a cominciare dall’entrare nell’età “adulta” di individui che non vogliono e non sanno governare le proprie passioni o desideri, che rigettano i legami interpersonali stabili, condizionando spesso la durata delle relazioni coniugali alla presenza o all’assenza dell’attrazione fisica e soprattutto sono refrattari ad assumersi responsabilità e tantomeno sostenere sacrifici.

Dal Sessantotto in poi vi è stata una sorta di congiura da parte di diversi gruppi di potere per far dilagare, quasi imporre, l’individualismo, in modo da isolare l’essere umano e renderlo meno forte e più manovrabile. Il motivo è presto detto: come sosteneva già Platone, nella sua Repubblica, ragionando proprio sul percorso che porta dal libertarismo alla tirannide, gli individui pulsionali sono molto più facilmente manipolabili dal potere, politico ed economico, ognuno dei quali persegue il proprio fine.

Purtroppo manca qui lo spazio per approfondire in maniera esauriente i veri motivi per i quali le attuali élite culturali, politiche e finanziarie, alleate con quelli che Lenin definiva “utili idioti”, come certo ambientalismo radicale, lobby gay e gender, libertari di sinistra e non, coltivano un feroce odio anti-famiglia e anti-natalità. Però è una riflessione che prima o poi quel centrodestra che vuole opporsi al naufragio culturale, economico e politico dell’Italia dovrà fare, perché è inutile cercare di svuotare dall’acqua la barca che sta affondando se non si tura prima la falla.

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