Lo Stato diserta la commemorazione

Foibe, Zecchi: "Mattarella e Grasso assenti? Mancanza di sensibilità"

Matteo Salvini sarà presente a Basovizza, chi governa questo Paese no. Il docente e scrittore: "La cosa non mi sorprende. Non esiste la necessaria attenzione per una fase così tragica della storia italiana. Questo spiega che c’è ancora molta disinformazione"

Marco Dozio
Foibe, Zecchi: "Mattarella e Grasso assenti? Mancanza di sensibilità"

Foto ANSA

Ogni anno, intorno al 10 febbraio, Giorno del Ricordo, si riaffaccia la litania di certa sinistra che sminuisce il dramma delle fobie, si dissocia da un momento di memoria collettiva, infanga i martiri uccisi in quanto italiani e come se non bastasse promuove convegni di studiosi “negazionisti”. Poi c’è un’indifferenza a un livello più alto, istituzionale, con le massime cariche dello Stato che non ritengono necessario presenziare alla commemorazione in loco, quella alla foiba di Basovizza. Matteo Salvini ci sarà, chi governa questo Paese no: “Italiani di serie A e italiani di serie B? 350.000 esuli italiani in fuga dal regime comunista slavo, migliaia di innocenti ammazzati e infoibati dai comunisti: una strage infame che qualcuno in Italia, vergognosamente, nega sia stata compiuta”. Stefano Zecchi, docente di Estetica all’università degli Studi di Milano, ha scritto due romanzi “Quando ci batteva forte il cuore” e “Rose bianche a Fiume” (Mondadori) per accendere un faro sugli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia e la loro tragedia prima dimenticata poi mistificata.

Professor Zecchi, come giudica il fatto che le massime autorità dello Stato, da Mattarella a Gentiloni, da Grasso a Boldrini, non parteciperanno alla commemorazione di Basovizza?
Dico che la cosa non mi sorprende. Non esiste quella necessaria attenzione che a mio parere ci dovrebbe essere per una fase così tragica della storia italiana. Questo spiega che da un punto di vista culturale, più che politico, c’è ancora molta disinformazione.

C’è ancora una corrente di pensiero a sinistra che promuove le versioni di studiosi “negazionisti”.
È il sintomo che sussistono ancora evidenti difficoltà nel comprendere quella realtà. Si confonde l’aspetto storico e culturale con l’aspetto politico. E questo non facilita la comprensione del problema.

Con i suo libri ha cercato di aprire uno squarcio sulla tragedia delle foibe e degli esuli.
Non l’ho fatto con libri di storia ma con romanzi, che in genere hanno la possibilità di toccare il cuore, la sensibilità delle persone. Ho cercato di raccontare una storia, senza fare politica.

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