SCHEGGE DVRACRVXIANE

L’unica vera sfida, ormai, è quella fra sovranismo e globalismo. In gioco ci sono 3.000 anni di civiltà occidentale

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

L’unica vera sfida, ormai, è quella fra sovranismo e globalismo.  In gioco ci sono 3000 anni di civiltà occidentale

Se prendete nella mano dei grani di sale, non ne troverete uno identico all’altro. Mettendoli poi in un bicchiere colmo d’un fluido qualsiasi, noterete che nessuno di essi tenterà di assimilare il fluido, il quale invece farà di tutto per intaccare l’integrità dei grani. Ecco, i grani sono i popoli, con le loro bellezze, le loro identità, le loro differenze e le loro concomitanze; e il volume di fluido che ognuno di essi occupa nel bicchiere costituisce lo spazio vitale indispensabile alla loro precipua sopravvivenza.


Il fluido rappresenta invece l'asetticità globalista, una forza acefala, omogenea, incolore, amorfa e stagnante capace solo di inglobarne, annullandole, le differenti singolarità che animano l’universo. Ora, i grani più meritevoli, gioiosi e orgogliosi della propria natura avranno massimo interesse a distinguersi da tutto il resto, a moltiplicarsi e a tramandare se stessi così come sono nati; al contrario, quelli più mediocri, nichilisti, depressi, depressivi e vinti diventeranno i più cinici complici dell'azione diluente del fluido poiché non potranno che godere nel veder soccombere ad essa quei paradigmi differenzialisti d’eccellenza responsabili della propria frustrazione.

La parola, a questo punto, passa a Madre Natura. Già, ma in veste di madre, come appunto la riteniamo noi, o di “matrigna”, come essa viene considerata dalla vulgata globalista? Poiché se la natura ha creato i grani di sale, evidentemente intendeva anche preservarne bellezza e funzione, altrimenti si sarebbe risparmiata la fatica. Indubbiamente ha anche attribuito al fluido proprietà fisiche e chimiche tali da renderlo una sostanza potenzialmente solvente verso tutto ciò che arriva ad inglobare; ma è altresì vero che non ha poi fatto sì di sciogliere tutto il sale del mondo nel mare, anzi, con molti dei suoi "grani" ha costruito meravigliose cattedrali gotiche, con altri splendide pagode, e con altri ancora incredibili piramidi egizie. Insomma, Madre Natura ha creato le differenze; le “uguaglianze” sono solo fantasie congetture umane generate da ideologie decadenti.


Non esiste alcuna Pangea sul pianeta Terra, anzi: i continenti tendono a distaccarsi e a distinguersi come ogni entità geologica, vegetale e animale, favorendo condizioni estremamente differenziate declinatesi nei vari habitat e nei loro popoli. Non a caso l’intero universo è nato dall’immane forza centripeta e differenziatrice scaturita dal “Big Bang”. Ebbene, chi artificiosamente tradisce tutto questo per odio verso il senso d’appartenenza e/o per profitto derivante dall’omologazione produttiva, muove guerra a qualsiasi dignità ontologica e a qualsiasi forma d’amore basato sulla naturale genealogia dell’affettività fra esseri umani. E noi ci difenderemo.

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