Complice degli scafisti

George Soros, lo squalo che finanzia l'invasione dell'Europa

Lo speculatore buonista investirà 500 milioni di euro nelle Ong per organizzare le flotte di navi che traghettano i clandestini in Italia. Matteo Salvini: "Altro che buoni, sono trafficanti senza scrupoli, sono pazzi pericolosi da fermare!”

Redazione
George Soros, lo squalo che finanzia l'invasione dell'Europa

Foto ANSA

George Soros, il magnate buonista e anti Trump, finanzia l’invasione dell’Europa. Investendo 500 milioni nella flotta di navi delle Ong che traghettano i clandestini sulle nostre coste, dopo averli agganciati al largo della Libia. L’altro giorno sono arrivati in Sicilia 1.500 immigrati illegali, grazie alle operazioni delle navi da soccorso delle organizzazioni umanitarie. Sul Giornale Gian Micalessin sciorina un elenco di queste Ong finanziate dalla Open Society e da altri gruppi riconducibili al miliardario Soros. Si tratta di Moas, Jugend Rettet, Stichting Bootvluchting, Médecins sans frontières, Save the children, Proactiva Open Arms, Sea-Watch.org, Sea-Eye, Life boat.

Associazioni a cui il “filantropo” immigrazionista ha promesso 500 milioni di euro, una montagna di soldi da investire per agevolare “l’arrivo dei migranti”. Persino Fabrice Leggeri, numero uno di Frontex, l’agenzia europea che dovrebbe sorvegliare i confini, ha criticato apertamente l’abitudine di recuperare gli immigrati “sempre più vicino alle coste libiche”, affermando che questa pratica incentiva gli scafisti ad incrementare i viaggi della morte e a partire con “barche inadatte al mare con rifornimenti di acqua e carburante sempre più scarsi rispetto al passato”.

Insomma una denuncia a chiare lettere delle attività finanziate da Soros, i cui quattrini alimentano spesso le operazioni di navi di grossa stazza come il Topaz Responder da 51 metri del Moas, il Bourbon Argos di Msf, o l'MS di Sea Eye. Imbarcazioni che garantiscono l’arrivo dei clandestini in Italia. Altre battono bandiera panamense, (Golfo azzurro, della Boat Refugee Foundation olandese e Dignity 1, di Msf) del Belize (il Phoenix, di Moas) o delle isole Marshall (il Topaz 1, di Moas): tutte impegnate a perseguire precisi obiettivi politici.

Per esempio la tedesca Sea Watch, armatrice di due navi soccorso, dichiara di battersi per il “diritto alla libertà di movimento” e di non accettare “arbitrarie distinzioni tra profughi e migranti”. Oppure la tedesca Sea Eye, a cui è riconducibile una nave da 26 metri, afferma di volersi opporre agli ipotetici trasferimenti di immigrati in campi di accoglienza da predisporre in Libia e Tunisia.

Micalessin segnala anche un articolo rintracciabile sul sito dell'organizzazione maltese Moas, scritto da un giornalista ospitato sulla nave Topaz Responder. È la descrizione di un’operazione che si configura come illegale, dato che si parla del recupero di 650 immigrati avvenuto “nella notte tra il 21 e 22 novembre a venti chilometri dalle coste libiche”. Ma il limite entro il quale sarebbe obbligatorio riportare i naufraghi a terra, dunque in Libia, è di 22,2 chilometri, ovvero 12 miglia marine. Quei clandestini invece furono traghettati in Italia. Il leader della Lega Matteo Salvini, ha commentato così su Facebook: “Altro che "buoni", sono trafficanti senza scrupoli, sono pazzi pericolosi da fermare!”.

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