Jihadisti ancora pericolosi

A un anno dagli attentati di Parigi, l'Isis resta una grave minaccia per l'Occidente

Secondo gli esperti di terrorismo, le sconfitte militari rimediate dal Califfato in Siria e in Iraq non eliminano i rischi concreti di nuovi attacchi

Redazione
A un anno dagli attentati di Parigi, l'Isis resta una grave minaccia per l'Occidente

Uno dei terroristi di Parigi. Foto ANSA

A un anno dagli attentati di Parigi, l'Isis sta perdendo terreno in Siria e Iraq ma resta ancora una grave minaccia per l'Occidente per la sua capacità di condurre attacchi su vasta scala come quelli che il 13 novembre 2015 fecero 130 morti nella capitale francese. Mentre la Francia si prepara a ricordare il primo anniversario della strage, gli analisti sembrano tutti concordi. "È importante privare l'Isis delle roccaforti che consentono al gruppo di raccogliere fondi o addestrare combattenti. Ma infliggere una sconfitta militare" al califfato islamico "non sradicherà in ogni caso una minaccia duratura", ha avvertito Anthony Cordesman, esperto del Centro di studi strategici e internazionali a Washington.

Gli attentati di Parigi, pianificati e portati a termine da un commando jihadista fedele allo Stato islamico, furono compiuti a distanza ravvicinata in diverse zone della capitale: lo Stade de France, strade e ristoranti nel Nord-Est della capitale, il teatro Bataclan. Al termine di una notte da incubo, si contarono 130 morti e oltre 350 feriti. Un anno dopo, le forze irachene sostenute dalla coalizione a guida statunitense hanno lanciato una vasta offensiva per la conquista di Mosul, roccaforte dell'Isis in Iraq, dove da giorni infuria la battaglia. Le forze curde e arabe, inoltre, hanno di recente annunciato l'inizio di un assalto a Raqqa, bastione dei jihadisti in Siria. Questi sforzi militari hanno portato ad una forte riduzione del numero di stranieri che si uniscono alle forze dell'Isis in Iraq e la Siria.

Controlli più severi sul confine turco - la porta d'ingresso principale per la Siria - e una migliore sorveglianza dell'intelligence europea hanno anche contribuito ad arginare il flusso di reclute straniere. Anche il numero di articoli o video pubblicati sui media ufficiali dei jihadisti è diminuito del 70%, passando dai 700 messaggi al mese del mese di agosto 2015 ai 200 della scorsa estate, secondo il Centro antiterrorismo dell'Accademia militare americana di West Point (Ctc). E a settembre 2016, il leader della propaganda dell'Isis, al Adnani, è stato ucciso in un attacco aereo. "Il loro principale argomento di forza è stato la creazione del califfato", ha commentato Daniel Milton del Ctc. Ma ora l'Isis "stenta a mantenere l'aspetto di uno stato funzionale" e attraente. Tuttavia, è l'opinione generale, né la scomparsa del "Califfato" né il ritorno del gruppo alla clandestinità riusciranno a impedire ai jihadisti dell'Isis di ispirare attacchi contro l'Occidente.

"Per i suoi sostenitori, negli Stati Uniti, in Europa, Nord Africa e altrove l'organizzazione rimane un potente magnete per la violenza e crea un forte senso di appartenenza", secondo il gruppo di esperti sulla sicurezza, Soufan. Il timore è che le sconfitte militari in Siria e in Iraq "rinnovino un supporto esterno e aumentino la minaccia terroristica nel mondo". "Assisteremo probabilmente ad azioni meno spettacolari" rispetto a quelle compiute il 13 novembre scorso a Parigi, "a vantaggio di atti individuali, motivati attraverso internet", ha spiegato Didier Le Bret, coordinatore dell'intelligence francese fino a settembre. A questo proposito, su circa 40.000 jihadisti, "alcuni rientreranno a casa per cercare di ritrovare una vita normale e respingere l'Isis, ma altri saranno cavalli di Troia che compiranno attacchi".

"Sarà una sfida per l'intelligence", ha detto da parte sua l'americano Joby Warrick, premio Pulitzer 2016 per il suo libro-inchiesta "Sotto la bandiera nera". Alla fine, l'Isis "manterrà il suo principale punto di forza, indebolire le nostre società dall'interno", è l'opinione di Didier Le Bret. E, secondo l'esperto, lo farà sfruttando per esempio "le debolezze sociali della Francia", dove gli attacchi compiuti dal 2015 hanno causato grandi tensioni e nervosismo rispetto alla comunità musulmana, oppure cercando di destabilizzare i paesi del Maghreb, come la Tunisia, "contando sul fatto che i Paesi economicamente e socialmente deboli formeranno riserve di volontari" jihadisti.

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