SCHEGGE DVRACRVXIANE

Vogliono imporci una genitorialità artificiale e ideologica che discrimini i bisogni dei nostri conterranei

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Vogliono imporci una genitorialità artificiale e ideologica che discrimini i bisogni dei nostri conterranei

Il concetto di "sostituzione etnica", un tempo considerato fantapolitico e fanta-complottista, è oramai non soltanto sdoganato da grandi intellettuali europei (Ida Magli e Michel Houellebecq in testa), ma si concretizza in provvedimenti sempre più pacchianamente discriminatori per gli italiani.


Sembra uno scherzo, ma non lo è: "Quella del tutore è una figura necessaria ad assistere e indirizzare il percorso di crescita, educazione e integrazione di questi ragazzi, che vivono in una condizione di forte vulnerabilità e la cui presenza è in continuo aumento: erano 18.701 al 31 luglio, secondo il report statistico della direzione generale dell'Immigrazione e delle Politiche di integrazione del ministero del Lavoro, mentre nello stesso periodo dell'anno scorso se ne erano registrati 12.708. Il 93% di questi giovanissimi migranti è di sesso maschile, l'83,2% ha un'età fra i 16 e i 17 anni. Vengono in primo luogo da Gambia, Egitto e Guinea".

Ora, già è difficile trovare un nesso fra la circostanza che questa gente si trovi qui illegalmente e la necessità di porvi rimedio "adottandola" anziché espellendola; ma in più vogliono istigarci a farlo come dovere morale. Quanto al fatto poi che si tratti di "minori", spesso impossibile da accertare data la precarietà dei documenti di identità in loro possesso, è solo un grimaldello psicologico mirato ad accrescere il senso di pena: ma non vediamo quale pena dovrebbe suscitarci un diciassettenne atletico dei tanti che vediamo bighellonare aggrappati a costosi smartphone, rispetto all'orfano di una famiglia di terremotati nostrani per il quale nessuna autorità pubblica ha mai invocato impegno civile e assistenza concreta da parte della cittadinanza.


Proseguiamo con l'esegesi del testo: "L'aspirante tutore deve essere persona motivata e sensibile, attenta alla relazione con il minore, interprete dei suoi bisogni e dei suoi problemi". Insomma, vogliono anche impostarci il carattere in modalità "accogliente perfetto", esattamente come si farebbe con un elettrodomestico. "Il tutore volontario, inoltre, persegue il riconoscimento dei diritti del minore senza alcuna discriminazione..."; certo, salvo quella di essere italiani, visto che il bando è riservato a minori stranieri. Del resto, si sa, discriminiare gli italiani non è reato.

E, dulcis in fundo: "Il tutore non ha ovviamente responsabilità penale se il minore commette un reato, mentre è responsabile in sede civile per i danni cagionati solo quando abita insieme a lui. La tutela volontaria cessa con il raggiungimento della maggiore età del minore non accompagnato. Tuttavia, visto che con questo istituto si vuole instaurare un sistema di “genitorialità sociale” incentrato sulla cura della persona, il garante si auspica che anche dopo il compimento dei 18 anni proseguano i rapporti di affettività tra gli ex tutori e i ragazzi".

Se il cosiddetto "Garante per l'infanzia" cercasse davvero di garantire i minori, non ne circoscriverebbe la tutela a quelli stranieri; quindi, per favore, abbiate almeno il pudore di dargli un altro nome a questo benedetto "garante"...evitando di chiederci suggerimenti.



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