primizie dimenticate

Sicilia: quell'agricoltura uccisa dalla concorrenza a basso costo

Ci piacerebbe uno Stato che vietasse l'uso di prodotti tossici; che promuovesse controlli regolari e standard di qualità; che richiedesse filiere controllabili e certificabili

Antonio Purpari
Sicilia: quell'agricoltura uccisa dalla concorrenza a basso costo

Tutti ricorderanno i tempi in cui la Sicilia veniva definita il granaio d'Europa. Molti ricorderanno gli agrumi siciliani, i limoni, le arance, i mandarini. Altri ricorderanno il latte e i derivati dal latte degli allevatori italiani. Ma giorno dopo giorno troviamo sugli scaffali dei grandi super e ipermercati prodotti che non vengono dalla nostra agricoltura; spesso, a dire la verità, non ci curiamo nemmeno di sapere da dove vengano e con quale grano siano realzzati i derivati come pasta, pane, biscotti, dolci.

Non ci chiediamo come si fa a vendere il latte confezionato nei supermercati a 40 centesimi di euro al litro. Guardiamo soltanto al costo o tutt'al più ci indirizziamo verso i prodotti più pubblicizzati. Non ci curiamo se le marche negli anni sono passate dalle mani di italiani alle mani di multinazionali straniere; ancora meno ci curiamo se quei marchi - ancora italiani - preferiscono importare le materie prime da paesi lontani.


Oggi incominciano ad uscire, tra enormi difficoltà, studi che giustificano costi bassi di produzione, a volte dovuti a manodopera a costo ridottissimo per mancanza di tutte le tutele "nostrane" o a utilizzo indiscriminato di diserbanti o di sostanze che proteggono i prodotti della natura da infestanti e parassiti.


Pensiamo che tali prodotti siano naturali, magari perchè il marchio è depositato in una specifica regione o zona agricola italiana, ma non capiamo che di naturale hanno ben poco, perchè vengono da Paesi che sono indifferenti agli accorgimenti che rendono un prodotto di qualità o meno. Troviamo ovunque, all'ordine del giorno, statistiche che ci parlano di intolleranze alimentari se non di tumori e linfomi. Il motivo è evidente, no?


Non tutti possono pagare un chilo di pasta a 3 euro al Kg e non tutti ne capiscono la differenza. Non tutti hanno la certezza che quei 3 euro siano veramente giustificati. Oggi però ci piacerebbe uno Stato che limitasse o meglio ancora vietasse, per tutti i prodotti che arrivano sulle nostre tavole, l'uso di prodotti tossici; che promuovesse controlli regolari e standard di qualità; che richiedesse filiere controllabili e certificabili. E probabilmente pagheremmo latte, limoni e pasta un po' di più ma risparmieremmo sulla Sanità. E miglioreremmo la nostra qualità di vita.

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