Parla un poliziotto dopo l'aggressione alla pattuglia

Rivolta degli africani, Pirola (Sap): "A Milano la situazione è grave. Non siamo tutelati"

Giovedì sera un gruppo di senegalesi ha circondato e assalito le forze dell'ordine cercando di rubare le armi e liberare dei sospetti spacciatori: "Chi picchia un agente viene rilasciato il giorno dopo. Certi politici alimentano un clima ostile nei nostri confronti"

Marco Dozio
Rivolta degli africani, Pirola (Sap): "A Milano la situazione è grave. Non siamo tutelati"

Foto ANSA archivio

“Chi aggredisce e picchia un poliziotto viene rilasciato il giorno stesso o il giorno dopo. La situazione a Milano è grave dal punto di vista dell’ordine pubblico, soprattutto in alcune zone come quella dell’Arco della pace. Servono rinforzi e un piano serio sulla sicurezza. Ma quello che manca è il rispetto della divisa. Ci hanno delegittimato”, spiega al Populista.it Massimiliano Pirola, sub commissario del Sap (Sindacato Autonomo di Polizia) a Milano, commentando la rivolta di un gruppo di africani che l’altra sera al Parco Sempione ha aggredito una pattuglia mista composta da un poliziotto e due militari durante un controllo su sospetti spacciatori. Per difendersi dall’assalto e respingere il tentativo di rubare il fucile, dopo che l’agente era stato colpito da una bicicletta scagliatagli addosso, uno dei due soldati è stato costretto a esplodere un colpo in aria per allontanare i delinquenti: al termine della colluttazione due senegalesi sono stati arrestati.

“Episodi come questo avvengono anche perché c’è un sentore di impunità dovuto alla delegittimazione della divisa. Il reato di resistenza a pubblico ufficiale è aleatorio. E l’accanimento mediatico nei nostri confronti è impressionante, per non parlare del fatto che il ministero non chiede nemmeno che vengano oscurati siti e pagine facebook in cui veniamo insultati e minacciati”, spiega Pirola, puntando il dito contro una categoria di politici che di fatto agevola il clima di ostilità nei confronti delle forze dell’ordine.

“C’è una responsabilità politica, esiste un partito dell’antipolizia”. Poi ci sono i provvedimenti governativi che contribuiscono a complicare la vita e il lavoro degli agenti: “Il governo attraverso lo svuota-carceri,  depenalizzando il reato di spaccio o introducendo il reato di tortura non fa che peggiorare la situazione”. Per non parlare della carenza d’organico: “Negli anni Novanta a Milano giravano 16 o 17 volanti con tre agenti ciascuna. Ora siamo scesi a 11 o 12 con due agenti. Numeri ancor più eloquenti se pensiamo che rispetto a quei tempi la popolazione di criminali è in costante aumento. Vogliamo le telecamere sulle divise e sulle auto, in modo di certificare ogni nostro intervento. Inoltre siamo senza regole d’ingaggio. La verità è che non siamo tutelati”.

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