"Tutti i terroristi sono musulmani"

Il vescovo ungherese Márfi: "Avere buon cuore non significa non potersi difendere"

Il prelato: "L'immigrazione illegale deve essere fermata in ogni modo. Contro l'integralismo islamico non serve l'odio, ma è necessaria un'attenzione speciale"

Redazione
Il vescovo ungherese Gyula: "Avere buon cuore non significa non potersi difendere"

Gyula Márfi , vescovo di Veszprém. Da vehir.hu

Gyula Márfi, vescovo della città ungherese di Veszprém, è noto per le sue posizioni contrarie all'invasione dei clandestini, in particolar modo quelli di fede musulmana. Il portale magiaro vehir.hu lo ha intervistato in merito all'omicidio di padre Jacques, il prete francese ucciso a Rouen, e più in generale sul terrorismo. Di seguito la traduzione della sua intervista.

- Un jihadista ha assassinato un prete cattolico in Francia. Lei, come uomo di Chiesa, cosa ne pensa di questo atto, come è riuscito a viverlo nel suo animo?
- Il caso non mi ha sorpreso particolarmente, perché non era una novità. Oggi ammazzano un prete, domani un bambino innocente, dopodomani invece 84 persone in un unico luogo; non riesco a fare una grande differenza tra questi atti, sono tutti omicidi per odio, per vendetta. Naturalmente nel caso del prete poteva avere un ruolo il fatto che rappresentava un'altra fede rispetto a quella dell'assassino.

- Negli ultimi tempi sono diventate particolarmente numerose queste violente aggressioni per odio e per vendetta. Secondo Lei quale può esserne la causa?
- È vero che non tutti i musulmani ed immigrati sono terroristi, ma c'è da considerare che quasi tutti i terroristi sono musulmani e immigrati. È evidente che c'è un legame tra le due cose. C'è un mondo che è opposto alla nostra cultura cristiana, che non la sopporta. Non mi consola per niente il fatto che gli autori degli atti violenti vivessero in gran parte già da tempo in Europa, o ci fossero tornati dagli stati islamici nei quali avevano vissuto, perché anche questo dimostra che non sono in grado di integrarsi.

Mi lasci raccontare una storia. Il generale francese De Gaulle diede l'indipendenza all'Algeria nel 1962 ma gli venne chiesto di concedere a tutti gli algerini la cittadinanza francese. Lui rispose così: "È una cosa positiva che esistano francesi gialli, neri o marroni. Questo dimostra che la Francia è aperta nei confronti di tutte le specie e ha un approccio universale. Ma questo è possibile solo ad una condizione: che loro rappresentino una piccola percentuale della popolazione. Non venite a raccontarmi delle fiabe per bambini. I musulmani? È evidente che loro non sono francesi! Coloro che propagandano l'integrazione, hanno il cervello di un colibrì anche se si credono grandi scienziati. Provate ad integrare l'olio con l'aceto, versateli in una bottiglia, scuotetela bene e vedrete che dopo un po' di tempo si separeranno".

Loro non ci riterranno mai pari a loro perché ai loro occhi noi siamo infedeli, kafir. Appena saranno in maggioranza e potranno prendere il potere, lo applicheranno contro di noi. Chiedetelo a quelli che non sono musulmani e vivono in paesi musulmani, non ai politici e ai turisti che vengono accolti con gentilezza. Già ora si può notare che quando sono in gruppo, sono più cattivi e pericolosi.

- Gli atti terroristici più recenti sono quindi i segnali di questa non accettazione?
- È ovvio che in qualche modo le cose sono correlate. Il sistema islamico è anche un sistema totalitario, proprio come il nazismo o il comunismo. Il nazismo si ritiene superiore basandosi sulla razza, il comunismo basandosi sulla classe, mentre l'islamismo si basa sulla religione. Dobbiamo prenderne atto, dobbiamo rapportarci ai musulmani in questo modo, conservando il nostro buon cuore ma ciò non significa non potersi difendere.

- Papa Francesco ha commentato l'omicidio del prete francese dicendo che non bisogna mettere il segno dell'uguaglianza tra l'islam ed il terrorismo perché anche i cattolici commettono ogni giorno degli atti violenti.
- Ma loro non li commettono basandosi sulla religione, non aggrediscono l'altro perché non è cattolico. Chi fa questo, lo fa proprio perché non è un vero cattolico. Non bisogna mettere il segno dell'uguaglianza tra omicidio e omicidio, tra violenza e violenza. Come neanche tra un musulmano sudamericano e un musulmano europeo. In America i musulmani frequentano le chiese e ci pregano, in Europa non è così. È vero, come ho potuto constatare con piacere, che anche dei musulmani hanno partecipato alla messa in ricordo del prete cattolico ucciso, ma questa può essere una finzione. Non dico che tra i musulmani nessuno abbia pianto onestamente padre Hamel, ma dobbiamo sapere che la maggior parte dei musulmani - a cominciare da quelli turchi - è interessata alla conquista pacifica e poi al successivo asservimento dell'Europa, e da questo punto di vista l'azione terroristica è un atto controproducente.

- Ha menzionato la necessità di difendersi: secondo molti in pratica siamo già in guerra. Lei è d'accordo?
- Possiamo dire che c'è una guerra in corso. Sappiamo che anche prima c'era una guerra, poi nel 732 siamo riusciti a fermarli a Poitiers, e più tardi nel 1686 anche Buda si è liberata dalla conquista turca. Ma nel frattempo la cultura cristiana, gli indigeni cristiani, si sono estinti. Ora non riescono ad occupare l'Europa con le armi, ma secondo il mio parere anche dietro questa invasione c'è il medesimo scopo. Gerhard Bellinger nella sua Grande enciclopedia delle religioni pubblicata nel 1986 scriveva che secondo il diritto statale islamico il mondo si divide in due parti: al Dar al-Islam, cioè il territorio islamico e al Dar al-Harb, cioè i paesi ancora non sotto il potere musulmano. Questi ultimi sono indicati come luoghi di guerra e l'obbligo della guerra santa, che riguarda l'intera comunità musulmana, sussiste finché tutto il mondo non sarà sottomesso all'Islam. Chi muore in questa guerra è un martire e va in Paradiso.

- Secondo Lei cosa si potrebbe fare per gestire questa situazione in Europa?
- Non possiedo la pietra filosofale, ma l'immigrazione illegale va fermata in ogni modo; solo così si potrebbe diminuire il numero delle azioni terroristiche. Ribadisco che io non ce l'ho con i musulmani e riconosco che quando uno si trova in difficoltà, indipendentemente dalla sua religione, va aiutato, ma non possiamo far entrare tutti senza documenti. Purtroppo mi pare che il mondo islamico si stia radicalizzando: in passato i membri delle più prestigiose famiglie egiziane andavano a studiare in Francia e decantavano odi su Parigi e sulla cultura francese, le donne abbandonavano il chador, mentre ora succede il contrario. Naturalmente non bisogna generalizzare, ma contro l'integralismo islamico serve un'attenzione speciale, pur senza odio. Siate gentili come le colombe e prudenti come i serpenti. È infine necessario considerare la responsabilità delle società benestanti nei confronti delle popolazioni che vivono in miseria: bisognerebbe aiutarli più efficacemente nei loro Paesi, affinché possano vivere serenamente là.

(Si ringrazia Andras Kovacs per la collaborazione)

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