Sgarbo istituzionale

Brescia, i sindaci leghisti ignorano Mattarella per protesta contro l'invasione

I primi cittadini del Carroccio non si presentano all'incontro col presidente della Repubblica: "Ai Comuni viene imposta l'accoglienza forzata e non dice niente"

Redazione
Brescia, i sindaci leghisti ignorano Mattarella per protestare contro l'invasione

Sergio Mattarella a Brescia. Foto ANSA

Avevano annunciato un gesto clamoroso e l'hanno portato avanti senza alcun tentennamento, i sindaci leghisti della provincia di Brescia: hanno deciso di voltare le spalle al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che martedì 6 settembre era in visita istituzionale nel capoluogo. I 23 borgomastri del Carroccio, più due consiglieri comunali e due provinciali, hanno disertato l'incontro con il Capo dello Stato, al quale imputano la colpa di aver lasciato soli coloro che sono chiamati a governare il territorio, con particolare riferimento all'invasione in atto.

I primi cittadini leghisti non hanno digerito l'invito di Mattarella a "costruire ponti" e a non chiudere le porte dei loro comuni alla massa di persone che sono entrate illegalmente in Italia. "Noi non andremo all'incontro con Mattarella - avevano dichiarato - per caso non siamo più liberi di incontrare chi vogliamo? Ci volete portare con la forza? Con mani e piedi legati? Evviva la democrazia". Dei 23 sindaci assenti, 10 sono stati eletti nella scorsa primavera e insieme amministrano un quarto degli abitanti dell'intera provincia.

Il territorio provinciale bresciano è uno di quelli che ospitano più immigrati, e dopo Bergamo è anche quello in cui la Lega Nord è più forte in Lombardia. "I Comuni - ha dichiarato il segretario provinciale del Carroccio, Paolo Formentini - sono oggetto di un'invasione incontrollata provocata da un'immigrazione economica di cui non hanno nessun bisogno". Gli fa eco Roberta Sisti, prima cittadina del Comune di Torbole Casaglia: "Gli aspiranti profughi, una volta respinta la domanda, rimangono sul nostro territorio da clandestini".

"Di fronte ad un'invasione senza precedenti, privati - ha proseguito Formentini - delle risorse necessarie per affrontarla, i sindaci si sentono abbandonati. Noi chiediamo al Capo dello Stato - ha spiegato il segretario leghista - di intervenire in difesa dei Comuni e di coloro che sono i primi rappresentanti dei cittadini, cioè i nostri sindaci, esprimendo loro vicinanza umana in un momento di difficoltà enorme e cercando di porre termine - ha concluso - a quella che è una vera e propria invasione, non una migrazione".

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