Intervista all'ex ideologo dei grillini

Psicodramma Roma, Becchi fa a pezzi i Cinquestelle: "Ecco perché stanno scoppiando"

"Sono passati dall'uno vale uno al tutti contro tutti. Il cittadino si chiede: ma queste persone dopo un fallimento del genere pensano di governare l’Italia? Grillo, Di Maio e Di Battista sono incapaci di sostituire Gianroberto Casaleggio. Gli italiani aprano gli occhi"

Marco Dozio
Paolo Becchi: "Il Movimento 5 Stelle sta fallendo. Ora Di Maio non può candidarsi a premier"

Foto ANSA

Paolo Becchi, docente di Filosofia del diritto, ex ideologo dei 5 Stelle, Cosa sta succedendo al Movimento? C’è una distanza siderale tra la teoria e le omissioni, le menzogne e i disastri che stiamo vedendo a Roma.
Il Movimento sta fallendo il suo scopo. Il Movimento ha bruciato un’occasione storica. Da questa vicenda ne usciranno comunque con le ossa rotte. La scelta dell’assessore all’Ambiente poi è stata fallimentare fin dall’inizio.

Per quale motivo?
Indipendentemente dalle indagini o dagli avvisi di garanzia, quella non era la persona giusta perché, tra virgolette, ha “trafficato” con i poteri forti per gli scorsi dieci anni. Per una posizione così delicata andava fatta una scelta diversa.

Il Movimento dunque sta fallendo? Il caso romano è lo specchio di una frana?
Il Movimento è stato costruito dalla grandezza e dall’abilità di una persona. Poi questa persona, mi riferisco ovviamente a Gianroberto Casaleggio, è venuta a mancare dopo una lunga malattia. Senza Casaleggio è difficile immaginare che il Movimento possa proseguire.

La leadership di Grillo non è sufficiente?
Grillo a mio avviso non ha le capacità per portare avanti il Movimento. Poteva fare un ottimo gioco di squadra con Casaleggio, ma da solo brancola nel buio. Lo si vede chiaramente. E sarà molto difficile che possa ricostruire un rapporto simile con Davide, il figlio di Gianroberto. Davide in questa fase dovrebbe dire qualcosa. E non solo lui: il silenzio che sta caratterizzando la vicenda romana è l’esatto opposto della trasparenza.

A proposito di silenzi e imbarazzi. Il fallimento che si sta profilando a Roma è anche il fallimento dei due giovani leader Di Maio e Di Battista e quindi del loro progetto di governare l’Italia?
Direi di sì. Potranno cercare di tamponare, ma sarà molto complicato. Con il caso Capuozzo a Quarto è successo un fatto analogo: lei sapeva, lui non sapeva. Una cosa abbastanza vergognosa. In quell’occasione Casaleggio pur malato, studiando una strategia molto accorta, era riuscito a risolvere un caso delicato. E parliamo di un Comune piuttosto piccolo. Il dramma è che ora manca l’intelligenza politica di Casaleggio. È come il film di Fellini dove l’orchestra comincia a suonare ma manca colui che la dirige, e allora invece che l’armonia della musica si sentono rumori.

E Di Maio e Di Battista, accreditati fino a ieri come potenziali premier?
Sono due primi violini che senza il direttore d’orchestra non riescono a suonare. Nessuno di loro è in grado di sostituire Gianroberto Casaleggio. La Lega è riuscita a sostituire Bossi con Salvini, pur con difficoltà e contraddizioni. La Lega continua ad esistere, il cambiamento c’è stato. Là dai 5 Stelle, morto il fondatore, non c’è niente. Il Movimento è come una bolla speculativa che prima o poi scoppierà. E a quel punto saranno cazzi amari.

Di Maio sapeva dell’indagine su Muraro e ha mentito.
Di Maio voleva candidarsi a premier. Ma pensa che gli italiani dopo quello che stanno vedendo a Roma darebbero fiducia a lui e al Movimento? Il cittadino si chiede: ma queste persone dopo un fallimento del genere pensano di governare l’Italia? È come il balletto nei confronti della signora Capuozzo a Quarto. Certo che Di Maio e gli altri sapevano, a Roma come a Quarto. Però non potevano dirlo. Solo che ora non c’è più Casaleggio, la mente: ed è un grandissimo casino. La gente potrebbe arrivare a dire “aridatece Marino”. Nessun problema è stato affrontato a Roma. C’è persino un assessore che ha detto che le Olimpiadi vanno bene.

Il Movimento 5 Stelle non si proponeva di portare al governo le persone comuni, i cittadini? Invece pare affidarsi a vecchi arnesi e a tecnici, a persone in palese contraddizione con i fondamentali del programma.
Gli attivisti volevano i cittadini al potere, non un assessore al Bilancio preso dalla Consob o il successore dalla Corte dei Conti. Di queste persone ai militanti non frega una beata minchia. Volevano la cuoca di Lenin al potere. Il senso era che la cosa pubblica può essere gestita dai cittadini. Altrimenti il governo Di Maio potrebbe chiamare Mario Monti a fare il ministro dell’Economia.

I dirigenti del Movimento danno la colpa ai poteri forti.
Ma se quelle persone le hanno scelte loro, che c’entrano i poteri forti? E poi loro, da sempre giustizialisti, ora individuano nella magistratura un potere forte solo perché vengono toccati dagli avvisi di garanzia? Resiste attorno al Movimento un alone di protezione creato da Casaleggio, secondo cui chiunque attacchi i 5 Stelle è al soldo dei poteri forti, della Cia o di non so chi. A me hanno detto che sono pagato da Renzi, poi da Salvini. Se sono pagato da tutti, dovrei essere ricchissimo.

Si aspettava queste faide da prima repubblica?
Siamo passati dall’uno vale uno al tutti contro tutti. La Taverna e la Lombardi sono in lotta con Virginia Raggi, perché ha avuto una visibilità mondiale. Mi auguro che gli italiani possano aprire gli occhi e capire cosa è diventato il Movimento.

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