ok della cassazione

Referendum costituzionale al via, Renzi se la canta e se la suona. La Lega: "Casciabàl"

L'opposizione insorge. Meloni: "Riforma? No grazie", Brunetta: "Basta trucchi", Scotto: "Il Governo manovra a piacimento l'esecutivo"

Alfredo Lissoni
Referendum costituzionale al via. Renzi gongola e promette. La Lega: "Casciabàl"

La Corte di Cassazione ha dato il suo OK, il referendum costituzionale si farà. "Adesso possiamo dirlo: questo è il referendum degli italiani", ha scritto in un post il Comitato per il Sì al referendum costituzionale, condiviso da Matteo Renzi sul suo profilo Twitter. La Suprema Corte ha dato il via libera al referendum convalidando le oltre 500.000 firme raccolte dal PD. Adesso toccherà all’esecutivo decidere i tempi della consultazione, fra domenica 2 ottobre e domenica 22 dicembre.

Immediata la replica del mondo politico. "Noi diciamo 'No, grazie' alla riforma costituzionale di Renzi perché non abolisce il Senato ma riduce la democrazia e toglie agli italiani la possibilità di eleggere i senatori. Al posto del popolo saranno le segreterie di partito a indicare chi siederà in Senato", ha scritto su Facebook il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni. "Ora governo Matteo Renzi indichi subito data voto. Stop scuse/trucchetti", ha twittato Renato Brunetta. "Dicono che finalmente si abolisce il Senato, ma è una balla colossale perché l'unica cosa che si abolisce sono le elezioni per il Senato, che sarà composto solo da nominati e non da persone scelte dal popolo", commenta il Capogruppo leghista di Regione Lombardia Massimiliano Romeo. "Dicono che la riforma farà risparmiare almeno un miliardo di euro. Questa è una delle più meschine mistificazioni della realtà, in quanto i costi della struttura del Senato, che ammontano a circa 540 milioni di euro, non vengono affatto eliminati".


"Se vince il Sì", prosegue Romeo, "le Regioni perderanno il controllo del territorio e tutti i poteri, compreso quello tributario e di coordinamento della finanza pubblica, verranno accentrati nelle mani dello Stato. Sarebbe la fine delle autonomie e Regione Lombardia non potrà più prevedere leggi e misure importanti quali ad esempio il buono scuola, la dote lavoro, la dote sport, gli asili nido gratis... Se vince il Sì ci sarà una svolta autoritaria, con il Governo del Partito Unico. Con il rischio che ci venga tolta quella libertà per la quale i nostri nonni hanno dato la vita. Se invece vince il No mandiamo finalmente a casa Renzi, il più grande casciabàl di tutti i tempi".


Incazzata anche la Sinistra estrema. "Apprendiamo da alcuni organi di informazione che il referendum si farà perché la Cassazione ha convalidato le firme raccolte dal comitato del Sì. Non è così. Per una corretta informazione vorrei ricordare a tutti che il referendum è convocato da aprile scorso grazie alle firme raccolte da parlamentari di maggioranza e di opposizione. Nulla di nuovo, dunque". Lo afferma Arturo Scotto, capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana alla Camera, che aggiunge: "Piuttosto sarei curioso di capire quando si celebrerà. Su questo terreno continuo a pensare che il Governo non possa cantarsela e suonarsela da solo. Occorre un gesto di responsabilità politica e consultare le opposizioni sulla data che non puo' essere manovrata a piacimento dell'esecutivo". Renzi gioisce (per ora), ma come si dice, "ride bene chi ride ultimo". Ed intanto in Rete le panzane del Premier vengono smontate una ad una...

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