La Buona(?) Scuola

Proteste in tutta la Sicilia da parte degli insegnanti trasferiti al Nord

Per l’Anief si tratta di un “trattamento professionale assurdo che non viene riservato neppure agli appartenenti alle forze armate”. Anche Anci Sicilia attacca la riforma voluta da Renzi

Fabio Cantarella
Proteste in tutta la Sicilia da parte degli insegnanti trasferiti al Nord

Sono in programma manifestazioni in tutta la Sicilia da parte degli insegnanti meridionali costretti a spostarsi al nord. Nell’Isola si registrano già mille ricorsi contro i trasferimenti, presentati dai docenti immessi in ruolo nelle fascia C. Lavoratori che non comprendono il senso del loro trasferimento a diverse centinaia di chilometri di distanza da casa.

“Ad un anno dall’approvazione della riforma si scopre che il legislatore ha prima illuso, lasciandoli a svolgere l’anno di prova quasi sempre nella propria provincia, e poi ha costretto tanti insegnanti a spostarsi in giro per l’Italia”. Ad attaccare il governo è Marcello Pacifico, presidente dell’associazione sindacale professionale Anief, che aggiunge: "Siamo davanti ad un trattamento professionale assurdo che non viene riservato probabilmente nemmeno ai militari precettati dall’Esercito. Infatti, i docenti inseriti negli ambiti sono destinati ad essere periodicamente trasferiti di sede ogni triennio ma anche prima se il posto che occupano viene meno, e costretti in ambiti territoriali da cui possono entrare ed uscire con estrema facilità se individuati come soprannumerari”.

Anche l'Anci Sicilia prende posizione per esprimere solidarietà agli insegnanti del Sud, criticando la riforma battezzata dal governo Renzi come ‘La Buona Scuola’: "Sebbene non siano ancora noti i dati relativi all'individuazione delle sedi di titolarità di migliaia di insegnanti neoassunti con la cosiddetta 'Buona Scuola', -commenta la nota dell’Anci- c’è il forte rischio di vedere allontanare dalle regioni del Sud Italia un numero molto consistente di personale con competenze ed esperienze pluriennali maturate già sul territorio di origine. Si tratta di un tema sollevato anche dall'Osservatorio Diritti della Scuola e l’Anci Sicilia è convinta della necessità di evitare che la nostra terra venga privata anche di questo preziosissimo capitale umano e teme fortemente le ripercussioni sull'equilibrio socio-economico dell'Isola. In un periodo di grave crisi –conclude la nota dell’Anci Sicilia- di calo demografico e di impoverimento complessivo, infatti, l'allontanamento degli insegnanti comporterebbe un ulteriore aggravamento della situazione di crisi e determinerebbe, anche, una diminuzione delle entrate dei tributi locali con il conseguente crollo dell'offerta dei servizi resi dalle amministrazioni locali ai cittadini”.

Si tratta di insegnanti in maggioranza ultra quarantenni e cinquantenni.

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