L'Unione Europea trema di fronte al leader sempre più islamista

La Turchia è col dittatore Erdogan e l'Europa sta a guardare

Bruxelles è attenta alla paventata legge sulla pena di morte mentre dopo il golpe fasullo decine di migliaia di persone sono state spazzate via dalle strutture statali

Alessandro Morelli
La Turchia è col dittatore Erdogan e l'Europa sta a guardare

Foto ANSA

"Se il popolo vuole la pena di morte, i Partiti seguiranno la sua volontà". Con queste parole il presidente Turco Recep Tayyip Erdogan ha aizzato milioni di persone (secondo i dati del governo) scese in piazza "per la democrazia" sfidando ancora una volta l'Europa che proprio sulla questione della pena capitale sta facendo il suo teatrino nel rapporto con il dittatore del Paese asiatico.

Se decine di migliaia di epurazioni, chiusura di giornali, centinaia di morti non sono sufficienti per l'Ue per decretare la fine dei rapporti con uno Stato sempre più a trazione islamista che rischia di minare nel profondo le radici culturali sempre più fragili del Vecchio Continente, basterà la pena di morte a interrompere i rapporti con Ankara?

Con la prova di forza di questi giorni Erdogan si qualifica ancora di più come unico interlocutore di uno stato da 75 milioni di abitanti sul cui territorio sono presenti basi militari statunitensi oltre al secondo esercito della NATO.

Tutti tasselli del grande puzzle della geopolitica che hanno permesso alla Turchia di essere coccolata e foraggiata per tanti anni da un'Europa divisa e pavida che, soprattutto con il ricatto turco sulla questione dei clandestini, ha dimostrato di non aver alcuna speranza di vittoria nel confronto politico con un esponente solido, deciso che per rafforzare la sua posizione non ha avuto dubbi nell'organizzare un finto golpe che gli ha permesso di usare il pugno di ferro contro qualunque oppositore, politico, mediatico, culturale.

Sono state più di un milione, secondo vari media internazionali, le persone arrivate nella spianata di Yenikapi, nella parte europea di Istanbul per il mega-raduno definito "per la democrazia e per i martiri" voluto dal presidente. Con le altre iniziative simili che si sono svolte in numerose località della Turchia, secondo l'agenzia di stampa Anadolu il numero dei manifestanti raggiungerebbe i tre milioni, come previsto dal governo.

"Venendo qui avete creato un quadro meraviglioso di grande gloria e di grande unità. E questa unità è la fonte della nostra forza che dà fastidio ai nostri nemici. Restiamo uniti, fratelli, noi siamo un unico popolo, il popolo della Turchia", ha detto Erdogan. "Queste immagini di unità danno fastidio al nemico ma noi lanciamo un segnale al nostro nemico e cioè che che verrà sconfitto" ad essere sconfitta, nelle intenzioni di Erdogan sarà l'Europa.

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