Lungaggini burocratiche sulla pelle dei più deboli

Congo, quei bambini dimenticati

Si erano mossi politici ed opinionisti, con toni a volte particolarmente accesi. Ma il Congo faceva orecchie da mercante sui bambi regolarmente adottati dagli italiani. Finché si è infine giunti (forse) ad una conclusione

Redazione
Congo, quei bambini dimenticati

Foto ANSA

Dopo anni di trattative ed estenuanti bracci di ferro, sembra infine giunta ad una conclusione la vicenda degli orfanelli congolesi in adozione

Era il cavallo di battaglia della Kyenge, quando ancora era ministro, ed in tanti l’avevano tirata per la giacchetta, sperando in una rapida soluzione. Ed invece, per tre anni dal blocco delle adozioni internazionali indetto dalla Repubblica Democratica del Congo, circa 130 famiglie italiane sono rimaste in attesa di poter abbracciare e portare a casa i figli legalmente adottati in quel Paese. Dopo estenuanti trattative le Autorità della Repubblica Democratica del Congo hanno infine fatto sapere di avere autorizzato ulteriori 66 bambini (dopo i 14 già autorizzati a metà febbraio) a ricongiungersi con le famiglie adottive in Italia. L'autorizzazione, informa la Farnesina, è stata trasmessa tramite l'Ambasciata d'Italia a Kinshasa. Si chiude una vicenda penosa, per la quale si era speso in passato persino il legista Mario Borghezio, sollevando telefonicamente dalla sedia l’addetto incaricato alla questione.


Non c'era stato nulla da fare, anche quando una parte di queste famiglie, l'hanno scorso, aveva deciso di rendere pubblica la frustrazione e il dolore con una conferenza stampa alla Camera nella quale avevano denunciato il silenzio e chiesto al Governo di attivarsi per una soluzione. “Abbiamo scritto ripetutamente sia al premier Renzi che alla Commissione adozioni internazionali (Cai), ma per tutta risposta abbiamo ricevuto sei mail in cui ci chiedevano di avere pazienza ed evitare iniziative singole e abbiamo incontrato una volta la Cai, che ci ha rivolto analoghe richieste. Nessuna informazione sullo stato di un’eventuale trattativa, nessuna spiegazione sul motivo per cui i nostri figli sono ancora in orfanotrofio” aveva spiegato una mamma. Anzi, ai genitori era stato ribadito di evitare iniziative mediatiche “che potevano far saltare le diplomazie in atto” (o far fare brutta figura al Governo?), ma le 22 famiglie avevano deciso di uscire pubblicamente allo scoperto con un appello. “Siamo solo uomini e donne con figli che vivono lontano senza l’affetto di una mamma e di un papà”, avevano spiegato. Adesso si spera che questa penosa vicenda giunga a conclusione.

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