Quelli che oggi predicano l'accoglienza...

"Tornate a casa vostra": così urlavano da sinistra contro i profughi istriani e dalmati

I comunisti trattarono come invasori, insultandoli, 350.000 italiani che alla fine della seconda guerra mondiale osarono fuggire dal sanguinario regime di Tito

Redazione
"Tornate a casa vostra": così urlavano a sinistra contro i profughi istriani

Quando alla fine della seconda guerra mondiale, il 10 febbraio 1947, l'Italia firmò il trattato di pace che consegnava le terre dell'Istria e della Dalmazia alla Jugoslavia di Tito, la sinistra non usò certo la parola "accoglienza" nei confronti di quegli italiani, che considerava "clandestini" che avevano osato lasciare il paradiso comunista. Militanti e dirigenti del Partito Comunista si scagliarono con violenza e rabbia contro quelli che ai loro occhi rappresentavano solo dei traditori dell'utopia marxista, urlando slogan come "Fuori i fascisti", "Viva il comunismo e la libertà" sventolando bandiere rosse e innalzando striscioni che osannavano Stalin, Tito e Togliatti come raccontato da Stefano Zecchi, nel suo romanzo sugli esuli istriani "Quando ci batteva forte il cuore".

Trecentocinquantamila profughi istriani e dalmati che la sinistra ha trattato come invasori, come traditori: ad attenderli nei porti di Bari e Venezia c'erano sì i comunisti, ma per dedicare loro solo insulti, fischi e sputi. A Bologna, per evitare che il treno con gli esuli si fermasse, i ferrovieri minacciarono uno sciopero e poi rovesciarono addirittura il latte che era stato raccolto per le donne e i bambini affamati. Questo fu il benvenuto del Pci agli italiani che abbandonarono la Jugoslavia per tornare in Italia, quella che consideravano ancora la loro Patria. Oggi la sinistra italiana, che di quella è figlia legittima, dimentica gli orrori del febbraio del '47 e chiede a gran voce che l'Italia apra le porte a tutti i "migranti" del mondo.

Chi predica l'accoglienza verso lo straniero che considera un fratello è l'erede di coloro che per anni hanno considerato stranieri i loro fratelli. Accolgono chi arriva da altri continenti, ma gli unici profughi che la sinistra italiana ha rigettato con violenza erano italiani: istriani e dalmati. "Sono comunisti. Gridano 'fascisti' a quella povera gente che scende dalla motonave. Urlano di ritornare da dove sono venuti", ricorda Zecchi nel suo libro. Non sono le parole di Matteo Salvini: "Tornate da dove siete venuti" era lo slogan del Partito Comunista di Napolitano, Violante, D'Alema, Berlinguer e Veltroni diventato ora il Pd di Boldrini, Chaouki, Renzi e Kyenge. Oggi invocano l'asilo per tutti e si commuovono per foto di propaganda realizzate ad arte.

A chi lasciò Pola, Fiume e ciò che aveva per rimanere italiano, la sinistra riservò solo odio, lo stesso che permise loro nascondere gli orrori delle foibe che ancora oggi osano negare. L'Unità, nell'edizione del 30 novembre 1946, scriveva: "Ancora si parla di 'profughi': altre le persone, altri i termini del dramma. Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall'alito di libertà che precedeva o coincideva con l'avanzata degli eserciti liberatori. I gerarchi, i briganti neri, i profittatori che hanno trovato rifugio nelle città e vi sperperano le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza comune, non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già così scarsi".

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