come una mutazione genetica...

elena giommoni
come una mutazione genetica...

Foto ANSA

"La mia città, senza pietà..." così cantava Luca Carboni, in una canzone di alcuni anni fa. Attraversando la mia città (Arezzo) in questo periodo storico un po fuori controllo, mi risuonano quelle note, quelle parole: "senza pietà". Il cantautore, non aveva certo in mente i miei pensieri, quando compose questa canzone, ma una volta lanciato al pubblico, un testo diviene un po di tutti e per ciascuno le parole, si tramutano in immagini o ricordi o sentimenti diversi. Ecco, nel mio caso "la mia città senza pietà" è rinchiusa nell'immagine di un parco pubblico, ormai frequentato soltanto da extracomunitari di colore. La mia apertura mentale e la mia empatia umana, non sono ciechi, né tanto meno di origine razzista o xenofoba, aggettivi enfaticamente ripetuti dagli antileghisti quasi a ripetizione automatica, per far valere la loro apertura e bontà d'animo, quella che la destra non conosce, a loro avviso... Osservando il parco della mia città, mi chiedo per quale motivo non vi sia integrazione, perché baldanzosi giovanotti di razza africana se ne stiano comodamente sdraiati sulle panchine della mia città con gli auricolari nelle orecchie, mentre i miei concittadini affannati e stanchi si dirigono al lavoro? Se non ricordo male, gli emigranti europei, alla fine dell'Ottocento fino a metà Novecento, si recavano in altri paesi per lavorare, perché altrimenti il loro spostamento non avrebbe avuto un senso, un valore logico. Sono e resto dell'idea, che la fatidica parola 'integrazione' debba essere supportata da un'assimilazione dei modi di fare e di pensare del paese ospitante. Se gli italiani lavorano, anche gli extracomunitari devono lavorare, il tempo per ascoltare le musichette lo avranno al sabato o alla domenica come la maggior parte dei cittadini italiani! Se lo Stato Italiano, non può garantire un lavoro a queste persone, non dovrebbe neppure essere così meschino da accoglierli, per farli mantenere dal già subissato (di tasse) popolo italiano. Popolo italiano... già... mi chiedo se ve ne è ancora uno, mi chiedo perché se esistano i confini geografici che da sempre gli uomini hanno designato, se il parco della mia città... è divenuto di proprietà altrui... perché davvero nessun bianco frequenta più quel parco. Qualcosa non torna, i conti non tornano... quale lavoro, quale integrazione? Ai posteri l'ardua sentenza...

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