Matteo Salvini : IL LIBRO

Valentina  Sertini
Matteo Salvini : IL LIBRO
Uscito giovedì 5 Maggio 2016 e pubblicato da Rizzoli, il tanto amato e odiato libro di Matteo Salvini "Secondo Matteo" scavalca le classifiche superando i malauguranti pronostici di natura sinistroide, affermandosi così tra i libri più venduti in Italia e in cima alla classifica di Amazon. Scritto con la collaborazione dei giornalisti Matteo Pandini e Rodolfo Sala, il libro inizia con il Prologo in cui spiega perché da innamorato della Fallaci lo ha scritto: perché "odia gli indifferenti", perché la sua passione è la politica, per raccontarci la sua militanza, per i suoi figli. Il libro si apre con i pensieri di Matteo che si sparpagliano tra i corridioi di un albergo torinese; è emozionato, appesantito dalla responsabilità del suo ruolo e come ammette è anche impaurito. Quelli di Matteo sono sentimenti contrastanti: orgoglio e insicurezza, gioia e smarrimento. È la notte del 14 Dicembre 2013, la mattina seguente avverrà la sua nomina a Presidente Federale della Lega davanti a centinaia di persone. Tra una sigaretta e l'altra e squilli sul suo vecchio Nokia ripercorre le tappe della sua scalata. "La Lega si serve, non ci si serve", riporta il suggerimento scritto su un vecchio cartello; gli incarichi devono essere uno strumento per cambiare le cose e non un fine. I primi sacrifici devono partire proprio da coloro che grazie a questo movimento percepiscono uno stipendio. La mattina dopo davanti a centinaia di occhi puntati su di lui abbandona gli appunti studiati a puntino e decide di parlare con il cuore, come ha sempre fatto il nostro Matteo, quello che sta dalla parte del popolo e non delle banche. Chiarisce che il cammino intrapreso deve essere collettivo e ribadisce i soliti punti, che a mio avviso sono il cancro della nostra società e che a distanza di tempo sono sempre gli stessi; concetti che stanno a cuore solo a chi come lui è incazzato con questo "Governo del nulla": lavoro, euro, piccole e medie imprese, immigrazione incontrollata. In quella stessa occasione dice: "La Lega non è un partito, ma una comunità... Quando parti in battaglia puoi avere i migliori armamenti del mondo, ma la cosa fondamentale è fidarti di chi hai a fianco. Se non ti fidi, la battaglia è persa". Matteo apre gli occhi al mondo per la prima volte il 9 marzo 1973. Papà Ettore lavorava in un'azienda chimica fuori città e mamma Silvana lavorava come interprete di lingua tedesca presso aziende svizzere, tedesche e austriache. Bambino preciso e ordinato, Matteo che frequentava l'asilo comunale in via Massena conosce Francesco, tutt'ora suo amico; nel '79 frequenta la prima elementare nella scuola di via Moscati e dopo due anni si trasferisce con i suoi genitori da zona Fiera a zona Primaticcio dove avevano acquistato un appartamento che poco dopo ospiterà anche sua sorella Barbara. Matteo all'epoca delle elementari frequentava gli scout e coltivava la passione di sempre: quella per il Milan, mentre d'estate trascorreva le vacanze con i suoi amati nonni. I primi anni degli anni Ottanta Umberto Bossi iniziava a parlare di federalismo, la Lega ottenne i primi consensi, Cossiga era il Presidente della Repubblica e Tognoli il sindaco di Milano; una Milano più romantica di adesso dove era obbligatorio vestirsi Armani, ma lui ovviamente non seguiva la moda. D'altronde stiamo parlando del Matteo con l'orecchino e le felpe colorate. Mentre accadeva tutto questo, il piccolo Matteo coltivava un altro grande amore, quello per De Andrè. Da lui ebbe tanto da imparare, soprattutto l'umiltà. Lo conobbe nei primi anni Novanta dopo un concerto a Novara, incontro a cui l'odierno Leader della Lega ammette di pensarci soprattutto alla fine di un comizio quando ascolta chiunque abbia qualcosa da chiedergli. Due mondi apposti ma con qualcosa in comune, perché come scrive Matteo, il cantautore stava dalla parte degli zingari, ma stava anche dalla parte dei dimenticati del potere, esattamente come lui. Nel 1987 Matteo cosciente di non essere il massimo nelle materie scientifiche si iscrive al liceo, al "Manzoni", uno dei licei più a sinistra di Milano; ma la città aveva già superato le contestazioni studentesche dei fine anni Sessanta e degli anni Settanta, la politica non era più una valvola di sfogo per i giovani che avevano ormai rivolto il loro interesse alle feste e alla moda. Amante della storia, del greco e del latino e tra una trasferta e l'altra della sua squadra del cuore nel 1990 si iscrive per la prima volta alla Lega in Via Vespri Siciliani. Nonostante frequentasse un ambiente che "tirava" a sinistra, il giovane Matteo era colpito dai temi caratteristici del movimento: l'identità e l'autonomia, e tra un comizio e l'altro di Umberto Bossi diventò in breve tempo la "mosca bianca" del liceo, attirandosi l'antipatia degli insegnanti; purtroppo accade molto spesso quando le idee degli alunni sono discordanti con quelle loro. Matteo qui apre un piccolo paragrafo sulla scuola e condanna un sistema scolastico immobile, mentre invece la scuola dovrebbe avere più fondi, essere basata sulle realtà locali e sul mondo del lavoro, dove venga premiato il merito e punita l'incapacità e l'ignoranza. L'adolescente Matteo seppur non aveva terreno fertile neppure a casa, usciva di notte ad incollare manifesti qua e là, allora questo era il metodo pubblicitario, ovviamente i social non esistevano. Nel 1991 incontrò per la prima volta Umberto Bossi, incontro che gli cambiò la vita. Il messaggio di Bossi era chiarissimo e si basava sul federalismo e sull'identità. L'odierno Leader a tal proposito ci spiega cos' è "l'identità": è un impasto di tradizioni e di lingue locali, è un baluardo a cui aggrapparsi soprattutto oggi nell'era della globalizzazione. Matteo era da sempre più vicino alla Lega perché affrontava il presente, non andava mai in direzione del passato. Dopo il liceo si iscrive alla facoltà di Scienze politiche della Statale di Milano che lasciò pochi mesi dopo perché non riuscì ad ambientarsi, la facoltà era praticamente "occupata" dai rossi. L'anno dopo tenta per la facoltà di Lettere, ma il clima era identico a quello della facoltà precedente e a soli 5 esami dalla laurea in Scienze storiche abbandonò gli studi, forse anche per i suoi troppi interessi. Questo fu uno dei suoi più grandi rimpianti. Infatti Matteo tra un lavoretto e un altro si dedicava alla passione politica, lo svago per lui era poco, solo pochi giorni all'anno faceva delle brevi vacanze con i suoi amici. Nel 1995 fu arruolato nel 7° scaglione, fanteria, centro di addestramento reclute a Casale Monferrato, poi nella caserma di corso Italia e in piazza Firenze, a Milano. Bologna, Piazza Maggiore - 8 Novembre 2015, Matteo Salvini: <>. Ho preferito riportare questo paragrafo perché è esaustivo al fine di far capire bene cosa si intende per federalismo. Esso non consiste nel separare il Nord dal Sud, ma riportando il pensiero di Salvemini: <>. Matteo ammette che in passato la Lega ha commesso degli errori che ha accentuato la contrapposizione tra Nord e Sud, ma è pur vero che per ogni proposta di una riforma in senso federale dell'Italia, l'ordinamento centrale ha risposto in malo modo. Lo Stato è visto come un nemico e questo conferma quanto l'unità di Italia del 1861 sia stata una forzatura economica e sociale dell'unione di antiche identità territoriali autonome e indipendenti. Il governo centrale ha fatto cassa con i soldi dei comuni con tagli nel 2015 di otto miliardi e trecento milioni, sulle spalle dei cittadini che si sono visti aumentare il biglietto dell'autobus o la retta scolastica, tutto questo mentre avvengono i trattati di Bruxelles che uccidono l'economia italiana. La controriforma Renzi che smantella tutte le autonomie, verrà rottamata da Nord a Sud e il Capitano ci sarà e volteremo pagina. Come scrive Matteo, per una persona di buon senso sarà sufficiente un solo anno a Palazzo Chigi per ridare fiato alla Penisola. <> recita un aforisma di Jean-Jacques Rousseau; Matteo ha imparato sin da piccolo, quando pescava insieme a suo nonno Aldo sulla spiaggia ligure di Recco e poi con suo padre, che l'attesa paga sempre. Alcuni suoi colleghi sostengono che lui abbia "l'animo del pescatore". Anche in politica Matteo ha iniziato dal basso, facendo la gavetta, passo dopo passo e al momento opportuno ha raccolto i frutti del suo lavoro. Nel 1993, durante il suo secondo anno di università decise di appoggiare Marco Formentini, il candidato a sindaco della Lega e senza dirlo a nessuno andò in sede a certificare la sua scelta. Occorreva superare una politica vecchia e corrotta, mentre la Lega era ruspante, amareggiata e schifata dalla ruberie del potere centrale. Durante la campagna elettorale il giovane Matteo insieme ai suoi amici militanti a bordo della sua Austin Metro azzurra, attaccava manifesti per le vie milanesi allo scopo di promuovere il più possibile il candidato a sindaco. Pochi credevano nella sua vittoria, tra cui Bossi; ma arrivato al ballottaggio con il 40%, trionfo' poi con il 57% e lui, il "novellino" Matteo si ritrovò grazie a circa duecento consensi, nel consiglio comunale ma come l'ultima ruota del carro. In quell'estate fu assoldato come baby sitter per le figlie di una coppia di amici, in vacanza in Toscana, ma la tranquillità si interruppe quando il 27 luglio esplose una bomba in via Palestro a Milano. Gli diedero anche del "comunista" grazie ad un intervento sulla chiusura del centro sociale Leoncavallo, dove espresse che non tutti quelli del Leoncavallo erano dei disgraziati. Nonostante la maldicenza tra il 1994 e il 1995 diventò segreterio di sezione mentre la maggioranza in consiglio comunale scricchiolava, colpa se così si può dire dell'irruzione di Forza Italia che trionfo' alle elezioni di marzo. Ma dopo sei mesi l'alleanza con il Governo Berlusconi si interruppe a causa di una lite tra quest'ultimo e Bossi sulla riforma delle pensioni perché la Lega voleva evitare la riforma che avrebbe massacrato milioni di italiani, dovendo così rinunciare a centottanta parlamentari. Dimostrazione che per un ideale si può rinunciare a posti e potere. Ma per il nostro Leader, come è giusto che sia, ci sono battaglie che prescindendo dalla politica come quella che si è ritrovato a combattere accanto alla dott.ssa Paola Persico al Centro Aiuto alla Vita della clinica Mangiagalli, dove le donne venivano aiutate a portare avanti una gravidanza che spesso per motivi economici non portavano a termine. La regione Lombardia a tal proposito mette a disposizione i fondi Nasko che aiutano le donne che rifiutano l'aborto. Un altro impegno di cui va fiero Matteo è quello a fianco dell'associazione Papà Separati. La legge sull'affido condiviso sarebbe un'effettiva applicazione della realtà quotidiana così i figli possono crescere con entrambi i genitori. È questo di cui dovrebbe occuparsi il governo e non delle "stepchild adoption" che riguarda una minoranza. Il matrimonio e le adozioni gay non appassionano il Leader della Lega. Secondo lui gli omosessuali impegnati nelle battaglie arcobaleno sono pochi, agli altri come agli etero preoccupano i rischi a cui sono soggetti, grazie al governo attuale. Inoltre si rifiuta di spiegare ancora che un bambino che vive con una mamma e un papà non può vivere allo stesso modo con due genitori dello stesso sesso. Il governo tratta questi argomenti per deviare la popolazione dai veri problemi. E a proposito di bambini, la Lega ha proposto un disegno di legge per gli asili nido gratuiti per incentivare la natalità ma non è stata proprio presa in considerazione. Sono state individuate aree pubbliche dismesse dove costruire quasi mille asili nido, agevolando così non solo l'aumento della natalità ma creando centinaia di posti di lavoro. Nel 1997 dopo aver perso le elezioni a Milano, impiego' il suo tempo lanciandosi in una nuova avventura: la professione di giornalista che iniziò alla "Padania" quotidiano fondato nello stesso anno da Gianluca Marchi. Per l'occasione Bossi gli regalò un manuale su come svolgere al meglio la professione di giornalista. Iniziò come inviato e non risparmio' critiche ad Albertini, allora sindaco di Milano e in breve tempo si occupò di una rubrica delicata: quella delle lettere. Nessuna lettera veniva censurata, anche le critiche venivano pubblicate, si portavano avanti le idee del partito ma senza calpestare le idee degli altri. Intanto alla Lega diventa il segretario provinciale e da li entrò a far parte delle "fisse" di Bossi, ricevendone lavate di capo anche al telefono nel cuore della notte. Nel 1999 iniziò a lavorare per Radio Padania Libera, di cui ne divenne direttore nel 2003, per Matteo fu una vera scuola di formazione e anche Berlusconi con sua grande sorpresa si congratulo' per le sue grandi doti comunicative. Matteo ci racconta anche del 2004 quando Bossi rischiò di morire e dell'11 Settembre 2001 quando si trovava in redazione alla "Padania" e apprese la notizia.degli aerei dirottati sulle Torri del World Trade Center di New York. Accenna alle stragi successive dal mondo musulmano all'Europa, dalla morte del regista Theo Van Gogh a quella che lo toccò più da vicino quando mentre si stava recando all' aeroporto di Bruxelles apprese che vi scoppiò una bomba. Matteo ammette il fallimento dell'integrazione e che l'immigrazione senza freni è un pericolo e che l'Islam non è una religione di pace. Chi scappa dalla guerra è il benvenuto ma chi non ha i requisiti non può restare in Italia. Il problema islam va affrontato anche proteggendo le nostre radici, dal presepe a scuola al crocifisso, è da qui che si parte, mettendo dei paletti a partire dalle piccole cose. Per non parlare poi di come viene sminuita la violazione del proprio spazio, della propria privacy, della propria casa; la chiamano "Microcriminalità". Cita la storia di Monella finita bene il 13 Novembre 2013 quando il Presidente della Repubblica Mattarella gli concesse la grazia e quella di Mattielli che non ebbe un lieto fine; poi ci sono i rom che vivono di criminalità e dell'elemosina dei bambini, che invece di andare a scuola, vagano scalzi tra la spazzatuta o per le strade a chiedere l'elemosina con dei genitori pronti anche a picchiarli se la cifra non corrisponde alle loro esigenze. Quindi Matteo chiede lo smantellamento di tutti i campi rom e che se vogliono l'integrazione la devono accettare con le regole della civile convivenza. <> scrisse Oriana Fallaci e Matteo la riporta per invitarci ad avere coraggio per disubbidire al potere economico e all'omologazione: acquistando per esempio i prodotti dal fruttivendolo o dal panettiere sotto casa, piuttosto che acquistarli nei grandi centri commerciali dove a vincere sono sempre le multinazionali e a perdere sono i produttori italiani che sono costretti a chiudere le proprie aziende o a combattere contro una crisi economica, che se da un lato devasta l'economia italiana, dall'altra dietro i prodotti di provenienza estera ci sono milioni di persone sfruttate. Il Leader della Lega continua scrivendo dell'importanza del volontariato e di come abbiano presentato una legge per far emergere questo mondo a cui sono affidati molti oneri e pochissimi onori. E poi va avanti con la scommessa che si deve fare sul futuro delle città e delle campagne, investendo sui giovani e sulle nostre aziende, questo occorre per ripopolare l'Italia e non trecentomila immigrati come ha detto la Boldrini. Nel 2004 inizia la sua storia al Parlamento europeo. Le riunioni si dividono tra la Sede di Strasburgo e quella di Bruxelles. Di quest'ultima colpiscono i grandi viali e per gli amanti dello shopping c'è solo l'imbarazzo della scelta. Ma nonostante le sue bellezze artistiche e architettoniche Bruxelles come tante altre città europee, soffre del problema della sicurezza e identità. Ma di questo l'Europa se ne frega e anziché mettere paletti, distribuisce sanzioni contro la Russia e regala miliardi alla Turchia in cui integralismo e fanatismo islamico crescono ogni giorno di più. Durante gli anni trascorsi all'Europarlamento buona parte dei giornalisti, come dei politici si è resa conto che le istituzioni dell'Unione Europea e il loro funzionamento rimangono misteriose, incosciamente non si vuole accettare che siamo in mano ad un mostro totalitario. Nessuno racconta che la BCE è una banca privata indipendente; è la proprietaria della moneta e la presta ai singoli Paesi in cambio di interessi e si arricchisce grazie alle crisi nazionali. Inoltre, nessuno ha mai spiegato la funzione del MES. Il MES (meccanismo europeo di stabilità) è uno strumento di natura speculativa a credito infinito della finanza internazionale che si rifornisce del denaro dei Paesi che sono obbligati a sottoscriverne il capitale, stabilito in settecento miliardi di euro, di cui centoventicique tutti italiani; i Paesi in difficoltà possono chiedere il prestito al MES, salvo ovviamente pagarne gli interessi. Matteo Salvini denuncia un'Unione Europea che si pone come sovrano assoluto, che si nasconde dietro le istituzioni anonime che funzionano da crocevia per gli interessi di ricchissimi finanzieri, banchieri, proprietari di concessioni, corporation multinazionali e molto spesso si ci dimentica che quelli soldi sono nostri. È triste vedere da parte degli eredi della tradizione comunista, l'adattamento al conformismo, l'importante è ridurre il mondo a unica bandiera: rossa ieri, blu con le stelline oggi; una dimostrazione eclatante è l'euro. <> diceva Prodi, mentre i prezzi raddoppiavano e i salari dimezzavano, fino a precipitare oggi nella peggiore crisi economica del dopoguerra. Bossi aveva visto lungo invece: la pressione fiscale sarebbe aumentata, infatti il Sud si è desertificato e al Nord le imprese si sono decimate. Uscire dall'euro si può ed è più facile farlo che convincerne le persone. Uno Stato che può stampare la moneta e che possiede un'industria sviluppata può spendere di più per mantenerne la propria economia. Tutto acquisterebbe più valore. Ce lo spiega bene in "Il tramonto dell'euro" Alberto Bagnai, illuminato professore di economia con il quale Matteo iniziò il ciclo <>; fortunatamente non predicavano da soli, ma primi di loro c'erano i sette premi Nobel per l'economia. L'esperienza europea durò solo due anni, quando la giustizia italiana accolse un ricorso di Bossi e fu rispedito a casa. Due anni più tardi la maggioranza di Prodi al governo si sfarino' e il Paese tornò alle urne. Quell'anno Matteo si candido' alla Camera e venne eletto. Ma nel 2009 venne rispedito a Bruxelles dove la Lega vinse con settantamila preferenze. In quel periodo si era formato un gruppo di fedelissimi che la stampa aveva battezzato "cerchio magico" che gravitava intorno a Bossi per proteggerlo dall'ossessione che qualsiasi cosa poteva essere mortalmente pericolosa, tra cui la sfilza di colonnelli pronti a intestarsi in modo abusivo la sua eredità. Qualche anno dopo, Maroni in un'intervista a Repubblica disse che Bossi voleva imporre una successione dinastica e i militanti non digerivano che tutto si facesse e sfacesse in qualche stanza segreta. Maroni tornato al Viminale nel 2008 dopo l'esperienza del primo governo Berlusconi affrontò il problema dei campi rom, diede più poteri ai sindaci, i barconi degli immigrati cominciarono ad essere respinti, salvando così tante vite e ridusse gli sbarchi. Ma con il passare del tempo iniziarono i problemi nel PDL (popolo della libertà), a causa dei dissapori tra il Cavaliere e Gianfranco Fini. Nel 2012 Matteo era il pole position per la carica di vice sindaco che però Bossi annullo' subito per affidare la carica a Castelli. L'attuale leader ci rimase male e cercò di contattare Bossi per avere spiegazioni, ma invano; trionfo' il centro sinistra quindi il problema non si pose più. Nello stesso anno Berlusconi gettò la spugna e Napolitano e affidò a Mario Monti l'incarico di formare un nuovo governo. Nelle prime settimane del 2012 in una riunione della Lega, venne comunicato che Maroni non doveva più essere invitato a fare comizi in Lombardia: qualcuno intendeva far fuori chi non intendeva allinearsi. Assieme ai militanti e ai Giovani padani concordammo che tutti avrebbero invitato Maroni a feste e incontri pubblici e infatti da tutta la Lombardia, dal Veneto, dal Piemonte e dall'Emilia centinaia di sezioni invitarono Bobo. Lo scontro con il cerchio magico era servito. Davanti alla folla dei militanti e dei giornalisti Maroni alzò la voce, anche Bossi era presente e capii che l'aria stava cambiando. La scomunica venne ritirata da Bossi come un semplice malinteso. Ma presto iniziò il cambiamento sotto la guida di Maroni. Dopo il capitolo "Lega", Matteo Salvini dedica la sua attenzione alla crisi economica, in particolare alle imprese che sono soggette alla violenza psicologica dell'agenzia delle entrate e degli studi di settore. Imprese o liberi professionisti a cui uno Stato chiede conto di guadagni che in realtà non ci sono mai stati o panettieri a cui chiede quanto pane ha infornato. Per uscire da questo incubo la Lega ha proposto la FLAT TAX: aliquota unica universale al 15%. È un modello teorizzato dal professore di Stanford Alvin Rabushka. È un sistema fiscale adottato in trentotto Paesi nel mondo di cui sei nell'Unione Europea. Tutti pagherebbero le tasse e allo stesso tempo con più soldi nei portafogli da spendere incentivando la produzione e l'occupazione. Dopo polemiche e inchieste che coinvolsero la sua famiglia, il 5 aprile del 2012 Bossi annunciò le sue dimissioni da segretario della Lega per permettere alla sua creatura di andare avanti. Una scelta da uomo, una scelta non da tutti. Il 2 giugno dello stesso anno fui eletto segretario della Lega che segnò il passaggio da un partito popolare a un movimento più aperto verso l'esterno e più desideroso di dialogare con categorie produttive e ambienti storicamente distanti. Durante il discorso al congresso, Maroni fece espressamente il nome di Matteo Salvini come suo successore. Tra aprile e maggio del 2013 in veste di europarlamentare Matteo, parte per Delhi e Calcutta per verificare l'efficacia di un progetto che permetteva a milleseicento persone di utilizzare il computer. Da anni la Lega porta avanti un'associazione definita "umanitaria padana" con l'obiettivo di convogliare aiuti nei paesi più poveri. Intanto sul fronte della politica italiana non si erano ancora metabolizzati i guai giudiziari della Lega, che si trovarono ad affrontare quelli della regione Lombardia. Roberto Formigoni governatore dal '95 si trovava sotto una pessima stella a causa di inchieste e scandali del suo partito e così fu messo alle strette dalla Lega che voleva andare alle urne e tutti i consiglieri regionali della Lega avevano consegnato le lettere di dimissioni. Alle regionali vinse Maroni. All'inizio di dicembre del 2013 però annunciò che si sarebbe dimesso e al suo posto sarebbe diventato segretario il prescelto dalla base e Matteo raggiunse l'81,6% dei consensi. E mentre sul fronte europeo si avvicinò a Marine Le Pen, in Italia l'inizio del 2014 fu segnato dall'arrivo in scena di Matteo Renzi, il sindaco di Firenze, che guidava la fronda contro il governo Letta e in breve tempo fu chiamato da Napolitano a formare il nuovo governo. Nel 2015 incontra il presidente Putin in un albergo a Milano; durante l'incontro Matteo non manca di ribadire al Presisente russo la sua posizione contro le sanzioni alla Russia. Visita poi Marocco e Corea, dove crea dei legami, Israele e Stati Uniti. Con la consapevolezza di essere il Leader del centrodestra dice di essere pronto per guidare l'opposizione contro il PD di Renzi. Tra le proposte della politica di Salvini troviamo la flat tax, l'euro una moneta da superare, lo stop all'invasivita' dello Stato, tassazione della prostituzione, asili nido gratuiti, controllo dell'immigrazione, lavoro, eliminazione della Legge Fornero, abolizione del reato di eccesso di leggittima difesa, l'abusivismo dei campi rom, potenziamento della polizia, castrazione chimica per i pedofili e certezza della pena per chiunque infranga la legge, agricoltura, piccole e medie imprese. Per finire scrive :<< Io ce la metterò tutta, con coraggio e onestà, ma adesso tocca a voi!>>. Ringrazio il Capitano per aver scritto questo libro, per essersi rivelato come uomo e politico, con la più profonda speranza che la gente possa percepire che il vento sta cambiando grazie a Matteo, uno come noi.

Lamezia Terme CZ, Italia

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