Invasione e buonismo

La Corte Ue: no al carcere per i clandestini

Giudicata contraria alla "direttiva rimpatri" la pena detentiva per punire l'ingresso illegale, non escluso il ricorso alla pena detentiva per altri reati

Redazione
La Corte Ue: no al carcere per i clandestini

La manifestazione della Lega Nord "STOP INVASIONE" a Milano nel 2014. Foto ANSA

Un paese Ue non può mettere in carcere un immigrato di un paese extra-Ue soltanto perché è entrato irregolarmente nel territorio di uno stato membro: lo ha stabilito oggi la Corte di Giustizia Ue. In una sentenza sul caso di una donna del Ghana, fermata senza documenti dalle autorità francesi alla frontiera con il Belgio mentre andava in autobus verso la Manica, la Corte chiarisce che "la direttiva rimpatri impedisce che un cittadino di un paese non Ue, prima di essere sottoposto alla procedura di rimpatrio, possa essere recluso per il solo motivo del suo ingresso irregolare nel territorio di uno stato membro attraverso una frontiera interna dello spazio Schengen". Poiché la donna, la signora Affum, aveva contestato il fermo francese, la Corte francese ha chiesto alla Corte di Giustizia Ue se la pena di reclusione fosse compatibile con la direttiva rimpatri.

La Corte ha quindi chiarito che, "dal momento che la direttiva era applicabile alla Affum, quest'ultima non poteva essere reclusa per il solo motivo del suo ingresso irregolare nel territorio francese prima di essere stata sottoposta alla procedura di rimpatrio" e "le autorità francesi non avevano neppure avviato tale procedura". La Corte ha quindi stabilito che la reclusione non è applicabile "in conseguenza del mero ingresso irregolare, che determini un soggiorno irregolare, dei cittadini di paesi non Ue, nei confronti dei quali la procedura di rimpatrio prevista dalla direttiva non sia stata ancora conclusa, in quanto tale reclusione è idonea a ostacolare l'applicazione della procedura stessa, pregiudicando quindi l'effetto utile della direttiva". Ovviamente, la Corte precisa che ciò non esclude "la facoltà per gli stati membri di reprimere con la pena della reclusione reati diversi da quelli attinenti alla sola circostanza dell'irregolare ingresso, anche in situazioni in cui la procedura di rimpatrio non sia stata ancora conclusa".

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