discussione accesa in consiglio regionale a milano

Unioni civili: la grana finisce al Pirellone

La sinistra chiedeva che Maroni obbligasse i sindaci obiettori di coscienza sui matrimoni gay a celebrare. Lega sulle barricate, richiesta respinta

Alfredo Lissoni
Unioni civili: bafuffa al Pirellone

Foto ANSA

La grana delle unioni civili è finita anche al Pirellone. Nel palazzo milanese del Consiglio di Regione Lombardia, una mozione del PD chiedeva che "la Regione si facesse promotrice di un'iniziativa che obbligasse i sindaci lombardi a celebrare le unioni civili". In altre parole, che Maroni premesse sui primi cittadini per costringerli a celebrare i matrimoni gay. Ne parliamo con Silvata Saita, consigliere regionale del Carroccio ed ex sindaco bergamasco.

Cosa voleva, in sintesi, la sinistra?

Innanzitutto dobbiamo dire che la questione è stata sollevata dopo la dichiarazione di un sindaco comasco, leghista, che si è rifiutato di celebrare il matrimonio gay. Alla sinistra, che chiede che i primi cittadini ottemperino agli obblighi della Cirinnà, voglio ricordare che tale legge innanzitutto non è ancora esecutiva, in quanto l'iter procedurale richiede ancora un paio di mesi, ma soprattutto è incostituzionale e contraria al codice civile.


E questo è l'aspetto formale. Ma dal punto di vista etico?

Per molti motivi. La Cirinnà non solo non contempla un regolamento per il rito che si intende celebrare, ma soprattutto equipara le unioni civili al matrimonio civile, utilizzando lo stesso linguaggio e la stessa retorica. Fatto ancor più grave, ha cercato di legittimare le adozioni dei bambini.


Che cosa contesta, nello specifico?

Intanto la mozione era strumentale ed inutile perché un sindaco non può essere esonerato dalla Regione a non rispettare la legge. Per questo è stata respinta. Nello specifico contesto la disgregazione della famiglia: è stata abolita la parola 'fedeltà' prevista dal nostro codice civile; significa che questa nuova forma di unione prevede rapporti liberi ed abolisce il vincolo del rispetto reciproco, che è il perno fondante della famiglia. Inoltre in caso di l'infedeltà, nel matrimonio tradizionale, è possibile chiedere legalmente un addebito, nel caso di separazione, con conseguenze patrimoniali. Nella Cirinnà non c'è nulla di tutto questo, anzi legittima i tradimenti.


La Boschi dice che i sindaci devono applicare la legge...

In realtà la Cirinnà offende l'autorevolezza dei sindaci, che sono pubblici ufficiali. A Roma hanno cercato di aggirare furbescamente quest'ostacolo, non garantendo ai primi cittadini  l'elemento di maggior rilevanza, l'obiezione di coscienza, la possibilità cioè di rifiutare ciò che lede il credo o la sensibilità del pubblico funzionario. La legge glissa questo importante nodo prevedendo che il sindaco possa delegare qualcun altro. In realtà, così facendo, si privano le persone del diritto di non commettere atti contrari alla propria coscienza, così come si è fatto in passato per l'aborto. Quindi personalmente io sollecito i sindaci ad esercitare un loro diritto con l'obiezione di coscienza, perché questa legge è anticostituzionale e lo Stato deve rispettare le coscienze.

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