BACI AI ROSICONI

Che triste l’opposizione col Rolex

La sinistra radical chic tira fuori l’argenteria contro Matteo Salvini

Andrea Lorusso
Che triste l’opposizione col Rolex

Foto Tgcom24

È proprio vero, l’orgoglio migrante si difende meglio in villa, immersi nel verde, nelle piscine, negli attici, in compagnia di frizzanti bollicine da champagne. Il vento umanitario che alla televisione fa tanto cospargere le loro guance di lacrime, nella sostanza ignora che le mazzate le beccano soltanto i terrorizzati nei quartieri poveri delle città. Quando vi occupano la casa, vi stuprano la figlia, vi molestano verbalmente, o vi scavalcano in una graduatoria in cui danni anni eravate speranzosi di ottenere un alloggio popolare, allora sì che siete legittimati a parlare della problematica integrazione.

Tuttavia, anche chi non ha vissuto esperienze traumatiche, si sente colpire sui nervi scoperti della crisi osservando un welfare orientato molto di più nella sistemazione di “risorse” che non hanno diritto di permanenza, che comprimono i salari e che fan saltare i presidi di legalità. Oppure ancora, ci si chiede banalmente come mai le pensioni sociali non arrivino a 500 euro mensili, e poi per migrante (economico, nemmeno in fuga da qualche guerra) si sborsi il triplo.

Dopo la fermezza del Ministro degli Interni Salvini sui porti chiusi, che ha suscitato un consenso trasversale negli elettori gonfi di buon senso d’ogni schieramento, la frangia estrema da cucitura del sedere sui salotti patinati, s’è desta!

E proprio mentre l’ANSA certifica il record assoluto di povertà delle famiglie italiane, con oltre 5 milioni di connazionali in difficoltà, l’ultimo figlio della resistenza è il giornalista Gad Lerner. Massacrato sulla rete, reo per avere postato una sua foto in maglia rossa (iniziativa per la “dignità umana” dell’associazione Libera di Ciotti), con un costosissimo orologio al polso, in un rilassatissimo posto vacanziero. Per la precisione un bel Rolex, come lui stesso irritato dai commenti indignati dei suoi follower, precisa.

La verità è che a Salvini poche lezioni si possono dare, sia di sinistra militante, che di destra militante. Ad uno che è cresciuto nelle giovanili, ha fatto la radio di partito, attaccava i manifesti con la colla per le strade, ha tolto mal volentieri la felpa per rispettare le Istituzioni, ed ha girato l’Italia con pane e salamella, o qualche birra in un pub, come fanno ad insegnare l’attaccamento al popolo?

Salvini beve vino di prossimità se si trova a Bari, Milano o Palermo. Lui rappresenta il popolo perché non è un simulacro, un avatar, non finge o dissimula vicinanza, lui è quella roba là. Un Padoan che non conosceva il prezzo di un litro di latte o un energumeno dei centri sociali che corre in Porsche e poi sfascia la vetrina della macelleria sotto casa, cos’ha da insegnare al leader della Lega?

E sui temi della sicurezza, della famiglia tradizionale, dell’ordine e del rispetto delle regole, quale destra può rimproverargli qualcosa? Sicuramente si può fare meglio, di più, siamo agli albori di un esecutivo che ha intenzione di non fare operazioni di restyling, ma vuole scuotere le fondamenta dell’ordine costituito.

Oggettivamente in questo momento non ci sono grandi spazi per fare il controcanto al Governo, e allora si esagera, si casca nel ridicolo, nei più banali o letali errori di comunicazione. Perdono così tanto le staffe, che ci ritroviamo una Boldrini augurarsi che i figli di Salvini non vivano esperienze migratorie. Quanto cinismo e falso buonismo c’è nelle parole di chi un giorno cambia gli articoli al femminile sui badge alla Camera, e dopo vomita cattiverie così?

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