conosceva ORIANA

"La Fallaci? Al telefono mi disse: Ho un cancro"

Il testamento spirituale di Oriana Fallaci nel racconto del giornalista Alessandro Gnocchi. I due lavorarono assieme alla stesura di un articolo commissionato da Feltri

Alfredo Lissoni
"La Fallaci? Al telefono mi disse: Ho un cancro"

Racconta Gnocchi: "All’epoca lavoravo a Libero ed il suo direttore, Vittorio Feltri, mi convocò nel suo ufficio, dicendomi che avevamo la prestigiosa opportunità di pubblicare un articolo di Oriana Fallaci.  Mi disse che era un’occasione unica e mi chiese di seguire la stesura del pezzo in ogni sua fase. Mi disse anche che la Fallaci aveva un un carattere particolare e che avremmo imparato a conoscerci. Mi diede il suo numero di telefono e io la chiamai a New York. Le chiesi come stava. Dopo un minuto di silenzio mi disse: ‘Male, ho il cancro’. Questo fu il primo approccio. La Fallaci era famosa per il suo caratteraccio, era ruvida e aggressiva, mai contenta. Il titolo di un suo libro, La rabbia e l’orgoglio, rifletteva in pieno il suo carattere, per come l’ho conosciuta".

 

"Perfezionista assoluta, correggeva e ricorreggeva i suoi scritti, leggeva a voce alta e se non era convinta ricominciava tutto da capo, fino all’ultimo minuto anche prima di andare in stampa. Nelle infinite sedute telefoniche che ebbi con lei vidi le sue qualità straordinarie: soffriva ma non si sarebbe mai arresta al dolore o alla stanchezza, aveva una passione inestinguibile che faceva sì che mai avrebbe accettato di non concludere un progetto che aveva in corso", prosegue Gnocchi.

"La rabbia e l’orgoglio, primo libro di una trilogia di articoli iniziati con la pubblicazione sul Corriere della sera il 29 settembre 2001, rappresenta l’unico dibattito di portata nazionale su temi ora al centro dell’attenzione: il fondamentalismo islamico, l’immigrazione di massa, il difficile rapporto dell’Islam con i valori occidentali, l’antiamericanismo ideologico, l’antisemitismo che rinasce, la crisi dell’identità culturale europea e soprattutto il pericolo di perdere quella libertà che solo una società aperta ci può garantire".

"Ma la Fallaci è stata moltissime altre cose: una narratrice, anzi un narratore (come avrebbe voluto essere definita) di razza, ed un genio assoluto del giornalismo italiano, l’unica a riscuotere un successo enorme anche all’estero. Credo che gli scritti della Fallaci ci spingano a svegliarci e ad amare quella libertà che in Italia è stata costruita faticosamente, generazione dopo generazione, guerra dopo guerra e tragedia dopo tragedia e quindi mi sembra particolarmente importante che le istituzioni riconoscano il suo ruolo di grande italiana", conclude il giornalista.

 

 

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