chiesa e immigrazione

Il vescovo: “Preferire i profughi agli italiani poveri è un errore clamoroso”

Duro monito dell’arcivescovo di Ferrara Luigi Negri, che cerca di richiamare al buon senso la politica

Marco Dozio
Il vescovo: “Preferire i profughi agli italiani poveri è un errore clamoroso”

Foto ANSA

C’è una Chiesa del territorio che parla di guerra tra ultimi, di vecchie e nuove povertà che travolgono italiani sofferenti e dimenticati. C’è una Chiesa del territorio che s’interroga sulla disparità di trattamento tra bisognosi, sui rischi di un’accoglienza che si trasforma in discriminazione al contrario. Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara, in un’intervista a Il Resto del Carlino lancia un monito molto chiaro: “Noi vescovi abbiamo la responsabilità di un popolo nel quale non ci sono solo stranieri, anche tanti italiani. Guai a intervenire su un solo fronte. Fare preferenze sarebbe un errore clamoroso. Creerebbe soltanto una situazione di esclusività che a ben pensare sarebbe dannosa per tutti”.


Il linguaggio è cauto e felpato, eppure concettualmente rivoluzionario perché infrange le prescrizioni del politicamente corretto. C’è chi si lamenta della mensa pagata da noi, se il riso è troppo scotto o la pasta troppo scondita, quando nella stessa mensa si mettono ordinatamente e dignitosamente in fila padri di famiglia sprofondati nell’indigenza: “Gli italiani che vivono in condizioni di povertà sono tantissimi. Mi basta pensare alla mia diocesi. Abbiamo diverse mense e sono andato a visitarle in più occasioni. In certi casi ho visto arrivare insospettabili italiani, in giacca e valigetta 24 ore. Persone della media o alta borghesia ferrarese, spesso mariti che dovendo mantenere moglie e figli non arrivano più a fine mese”, spiega l’arcivescovo Negri invitando a un cambio di prospettiva.


Sembra parlare a politici e amministratori, forse il monito è rivolto anche ai colleghi pastori di anime. “Pensare che basti invocare una leva di massa per l’accoglienza dei profughi copre solo un aspetto di un problema più vasto. Ripeto, se si assumono atteggiamenti esclusivisti non si svolge correttamente il proprio compito di pastori. Dobbiamo accudire il nostro gregge nella sua integrità”. Quindi il riferimento al pragmatismo scevro da ideologie: “Un vescovo deve far fronte ai problemi con concretezza e realismo. Una lotta tra poveri è la peggiore che ci possa succedere”.

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