forme e riforme

Brigitte Macron, “En Marche” verso una rèvolution di stile

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Serena Masetto

Serena Masetto

Nasco a Treviso in un caldo luglio del 1979, all’ora dello spritz (era destino). Giornalista professionista con esordi nello sport, ma troppo pigra per praticarne uno. Un lustro nella cronaca nera e quasi due nella politica. La cucina è la mia passione, nel senso che amo il cibo, tutto e tanto. I miei migliori amici sono quelli di Marilyn. Un afflato particolare per il cattivo gusto altrui e chi è capace di sorriderne. Questo è il mio primo blog, sperando non sia l’ultimo.

Brigitte Macron, “En Marche” verso una rèvolution di stile

Amiens, 1993, liceo Providence. Lei professoressa 40enne di francese e latino, sposata con un banchiere, tre figli. Lui 15enne studente, compagno di classe di una figlia di lei, che si iscrive al corso di teatro della docente. L’attrazione nasce così, tra i banchi di un istituto gesuita. Lui, Emmanuel, assicura alla prof che da grande la sposerà; da parte sua lei, Brigitte, ammetterà di aver provato a resistere ma di non averlo mai considerato come un alunno. Si sposano nell’ottobre 2007, dopo il divorzio di lei.
Da oggi Emmanuel e Brigitte risiedono all’Eliseo. Così, dopo Sarkò che una volta eletto si sbarazzò della moglie Cecilia e sposò Carlà, e dopo le scorribande notturne di Hollande a casa Gayet all’insaputa della compagna Valèrie, riecco il rosa nella liaison neo-presidenziale.

Chissà nei confronti di una coppia “normale”, ignota al mondo delle banche e della politica radical chic, non blasonata immagine del filoeuropeismo di ritorno, non àncora di salvezza degli editorialisti ancora scioccati dalla vittoria di Trump, chissà, dico io, cosa si sarebbe scritto. Non penso che il caso sarebbe stato incorniciato dai trionfali profluvii verbali dell’amour fou, così come non è accaduto per la coppia Donald-Melania, che per inciso hanno la stessa differenza d’età di Emmanuel e Brigitte.
Nel dubbio, speriamo che Carlà si sia dimenticata qualche sobrio tubino dei suoi nei meandri dell’Eliseo. Vi prego, signore colf ed operai del trasloco, cercateli ovunque e con discrezione fateli trovare nell’armadio di Brigitte. Perché proprio quelle mìse della bionda sosia di Amanda Lear non si possono vedere.

Primo: gli scamiciati tutto-pizzo che manco l’Agnese nostra, cara Brigitte. Buttali via, subito. Non sei la musa di Scervino, e dopo i cinquant’anni sembrano più il centrino della nonna che un abito di classe.
Secondo: i leggings di pelle no. Ok, abbiamo sempre detto che il pantacollant sta bene sulle magre, ma se proprio vuoi ricicciarli, regalali alla tua nipotina adolescente: li userà con l’entusiasmo con cui Charlotte di Monaco reimpiega gli abiti di Carolina.

Terzo: Braccia scoperte, gonne al ginocchio, scarpe ginniche con flat platform, abiti a palloncino, top di lurex, aderenze e trasparenze dopo il giro di boa del siècle. Vedi punto 1.
Quarto: no dai, il carrè gonfio lo bocciamo. Non ammettiamo il cotonato su Kate Middleton, ché tanto fa sposina di paesello, e dovremmo legittimarlo su di te che non hai neanche la scusa della nonna regina ad importi un look d’anteguerra?
Quinto ed ultimo (per ora): scusa Brigitte, ma t’han fatto il miracolo di portarti all’Eliseo, ti presenti la sera della vittoria in pantalone nero, tacco 12, felpato blu con tanto di cernierona, e cappottino con collo metallico che manco Michael Jackson nel moonwalk? Ti prego, davvero, guarda a chi t’ha preceduta e impara. Ma in fretta.

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