“Bloccate i pagamenti verso i siti pornografici”: l’appello delle 13 ONG

Togliete i soldi ai siti porno!

È la richiesta di 13 ONG che hanno lanciato un appello alle più grandi aziende fornitrici di carte di credito internazionali tra cui MasterCard, Visa e American Express. I portali porno, infatti, secondo i gruppi promotori dell’iniziativa, promuoverebbero violenza sessuale, incesto e razzismo e renderebbero disponibili contenuti che coinvolgono minori e traffico sessuale. Secondo l'appello riportato dalla BBC, oltretutto, "è impossibile giudicare o verificare il consenso in qualsiasi video"

Giuseppe Brienza
Togliete i soldi ai siti porno!

Il logo di una delle organizzazioni firmatarie dell'appello, I'International Centre on Sexual Exploitation (fonte: https://endsexualexploitation.org)

Oggi circa trecento milioni di utenti visitano quotidianamente 260 milioni di siti pornografici. Gente che cammina sui cadaveri se, ogni anno, sono decine e decine le porno-attrici e i porno-attori che si tolgono la vita a causa dei danni alla salute e la frustrazione della vita… Le prime vittime dell’industria pornografica, infatti, sono i protagonisti stessi, cioè gli attori porno, donne, uomini e, purtroppo, talvolta anche minori. Sono persone che accettano di entrare in questo “mercato” perché, per la maggior parte, sono individui profondamente fragili e psicologicamente feriti. Molti sono dipendenti dal sesso, dalla fama e dal denaro. La maggior parte, inoltre, ha trascorsi di abuso sessuale. Spesso lottano anche con la dipendenza dalle droghe e dall’alcol. La loro aspettativa di vita media è di 37 anni, perché logorate da sovradosaggi di farmaci, da malattie sessualmente trasmissibili e purtroppo anche, come detto, stroncate dai suicidi.

Anche per questi motivi quindi 13 ONG internazionali impegnate per i diritti umani e contro la tratta hanno lanciato un appello alle aziende fornitrici di carte di credito per fargli bloccare i pagamenti verso i siti pornografici. Questi ultimi, infatti, sono accusati di promuovere violenza sessuale, incesto e razzismo e di rendere disponibili contenuti che coinvolgono minori e traffico sessuale. La richiesta è rivolta alle principali aziende di carte di credito, tra cui le "big" del settore, da MasterCard a Visa per finire con American Express. Un'accusa respinta dai portali pornografici, tra cui anche Pornhub che ha contestato così le ONG: "Il loro appello è non solo fattualmente sbagliato, ma anche intenzionalmente ingannevole".

Firmata da gruppi inglesi, americani, ugandesi, indiani e australiani, l’iniziativa è stata indirizzata a 10 grandi aziende e chiede di sospendere i pagamenti verso i portali pornografici. "Non è possibile giudicare o verificare il consenso in qualsiasi video sulle piattaforme, per non parlare delle dirette in webcam" si legge nell’appello. "Questo rende i siti pornografici un obiettivo per i trafficanti sessuali, i pedofili e altri promotori di video non consensuali". All'accusa fa eco Haley McNamara, direttrice dell'International Centre on Sexual Exploitation (ICOSE), ONG britannica: "Abbiamo assistito a un aumento delle proteste in merito ai pericoli della pornografia negli ultimi mesi. Noi chiediamo che le istituzioni finanziarie analizzino il loro ruolo di supporto nell'industria pornografica e recidano i rapporti con essa".

Nella lettera viene citato Pornhub, il principale portale pornografico che solo nel 2019 ha registrato 42 miliardi di visite, circa 115 milioni al giorno. Il portale era già stato citato nel 2019 dopo che l'FBI aveva avviato un'investigazione su presunti abusi avvenuti all'interno della casa di produzione "Girls Do Porn", rimossa dal portale all'avvio delle indagini. In seguito, l'Internet Watch Foundation ha evidenziato che tra il 2017 e il 2018 sono stati individuati 118 contenuti raffiguranti abusi e stupri su minori all'interno del portale.

Attualmente, delle tre grandi aziende di carte di credito cui si sono rivolte le ONG solamente MasterCard e Visa consentono di pagare all'interno dei portali pornografici. American Express ha invece messo al bando i pagamenti di questo tipo nel 2011, tranne che per un progetto pilota con un'unica azienda, ma solamente per i pagamenti negli Stati Uniti. "Stiamo investigando le accuse indicate dalla lettera" ha commentato un portavoce di MasterCard. "Se troveremo attività illegali o violazioni delle nostre regole, lavoreremo con il venditore per farli rientrare in conformità o termineremo il loro collegamento con il nostro network".

Ecco la lista completa delle 13 organizzazioni firmatarie dell'appello:

International Centre on Sexual Exploitation (Gran Bretagna);

National Center on Sexual Exploitation (Stati Uniti);

Collective Shout (Australia);

European Network of Migrant Women (Belgium);

Word Made Flesh Bolivia (Bolivia);

Media Health for Children and Youth (Danimarca);

FiLiA (Gran Bretagna);

Apne Aap (India);

Survivor Advocate (Irlanda);

African Network for the Prevention and Protection against Child Abuse and Neglect (Liberia);

The Reward Foundation (Scozia);

Talita (Svezia);

The Boys' Mentorship Programme (Uganda).

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