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8 marzo 1639: il primo UFO nei cieli americani

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Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni è insegnante di religione e scrittore, socio del Centro Ufologico Nazionale, si occupa da molti anni di ufologia; milanese, già collaboratore del Nuovo Giornale di Bergamo, ha al suo attivo diverse collaborazioni per le principali riviste del settore: Notiziario UFO, Dossier Alieni, Giornale dei misteri, X-files, UFO dossier X, UFO Notiziario del CUN, Oltre la conoscenza, Oltre l'ignoto. Autore di programmi radiotelevisivi e consulente esterno per trasmissioni Mediaset, spesso in TV, ha realizzato diverse opere multimediali per Peruzzo; autore dell'enciclopedia Misteri e verità, ha altresì gestito un videotel ufologico ed è autore di 24 libri sugli UFO.

8 marzo 1639: il primo UFO nei cieli americani

Era l'otto marzo - anche se la data è oggetto di discussione, dato che nella fonte originale non compare - del 1639 quando sul Charles River, a Boston, compariva il primo UFO ante-litteram della storia degli Stati Uniti (che all'epoca uniti non erano e che da una trentina d'anni stavano vivendo la pericolosa avanzata dei Padri Pellegrini, anticamera del massacro dei Nativi Americani). A lasciarcene testimonianza il governatore coloniale del Massachusetts John Winthrop che, nel suo diario, annotò la descrizione di quello che potrebbe essere a tutti gli effetti il primo avvistamento UFO sul suolo americano.


"Un certo James Everell, uomo sobrio e discreto, e altri due, hanno visto una grande luce nella notte sul Muddy River", che era il nome "popolare" con cui i locali indicavano il fiume Charles, che attraversa Boston. La luce, a detta di Winthrop, "era lunga circa 9 piedi" (2,7 metri) e correva "veloce come una freccia" su e giù per tutta la lunghezza del fiume. Il fenomeno andò avanti per due o tre ore. A volte l'oggetto si contraeva assumendo ciò che agli occhi degli spaventati testimoni sembrò essere "la forma di un maiale".

"Altre persone credibili hanno visto la stessa luce, nello stesso luogo", annotò il governatore. Il giornalista irlandese James Savage (scappato in America perché feniano), che tenendo fede al suo cognome ragionava come un "selvaggio" e che nel 1835 pubblicò il diario del politico, attribuì l'avvistamento a "qualche operazione del diavolo".



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