Gli affari loschi dei sinti

Nomadi poveri? Sono milionari ma ufficialmente nullatenenti

Maxi sequestro ai danni di un clan gravitante attorno al campo di Bolzaneto (Genova) che pur essendo sconosciuto al Fisco possedeva 7 case, 6 attività commerciali, 9 macchine, 24 conti correnti e 2 milioni di euro di liquidità

Redazione
Nomadi poveri? Sono milionari ma ufficialmente nullatenenti

Foto ANSA generica

Risultavano nullatenenti, sostanzialmente sconosciuti al Fisco. Eppure possedevano 7 case, 6 attività commerciali (tra cui una pizzeria), 9 macchine, 24 conti correnti e 2 milioni di euro di liquidità. Si tratta della famiglia di nomadi sinti Alafleur, con interessi tra Genova e Asti sempre gravitando attorno al campo nomadi di Bolzaneto. Il Tribunale genovese ha convalidato la confisca del tesoro ritenendo infondata la giustificazione addotta dai sinti, ovvero che la fortuna sia il frutto di una vita di lavoro (in nero), della vendita di rottami di ferro e della loro attività di giostrai, oltre che di alcune eredità e di risarcimenti per incidenti d’auto.

Le indagini si sono concentrare sul capofamiglia Giacomo Alafleur, 55enne con diversi precedenti per truffa e furto in appartamento, oltre che sulla moglie Rosa Vezzoso e su i due figli Maverik e Michelle. Il primo nel 2008 appena 18enne, ricordano i giudici, acquistò un’Audi e un caravan per 96.000 euro e ha da poco costruito un “fabbricato su tre livelli”, mentre la seconda risulta proprietaria di una villa ad Asti.

La famiglia si era specializzata anche nell’esportazione di capitali all’estero. Ed è solo la punta dell’iceberg della più vasta inchiesta condotta da carabinieri e guardia di finanza, e coordinata dal pm Federico Manotti, che ha portato al sequestro di 13 milioni di euro di beni a una decina di famiglie che orbitano nel campo nomadi della Valpolcevera. Lei autorità hanno agito per la “pericolosità sociale” dei nomadi coinvolti.

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