Cinquant’anni dal Sessantotto

Cattolici e anni di piombo

L’ultimo saggio di Giuseppe Brienza “Cattolici e anni di piombo” e quei protagonisti della società e della cultura italiana che, durante la stagione della violenza politica (1968) e del terrorismo (1972-2002), sono rimasti “con la schiena dritta”

Redazione
Cattolici e anni di piombo

Il libro di Giuseppe Brienza "Cattolici e anni di piombo" (Edizioni Solfanelli)

L’ultimo libro di Giuseppe Brienza Cattolici e anni di piombo (Edizioni Solfanelli, Chieti 2017, pp. 112, €10) non ci parla di quegli Italiani che, durante gli anni Settanta e Ottanta, hanno perso la vita a mano armata terroristica. Descrive invece la testimonianza culturale e politica di alcuni di quegli uomini e di quelle donne che hanno affrontato la sola “morte civile” per rimanere fedeli ai propri ideali. Che hanno sfidato cioè l’ostracismo e la “damnatio memoriae” inflitta dalle sinistre per continuare a credere nella triade della Tradizione: Dio-patria-famiglia.

Chi ricorda ad esempio l’esperienza del gruppo Europa Settanta? Ben pochi diremmo e, per questo, ben vengano le pagine che Brienza dedica ai promotori della rivista e dell’omonimo sodalizio parlamentare e culturale che, unico in Italia, ha cercato d'incarnare, nell'ambito della destra DC, l’ala politica “gollista” nel nostro Paese. Ai vari Bartolo Ciccardini (1928-2014), Giuseppe Zamberletti, Pierpaolo Saleri, Celso Destefanis e molti altri è riservato un intero capitolo del libro Cattolici e anni di piombo, dal titolo Quei “gollisti DC”: Bartolo Ciccardini ed Europa Settanta (pp. 35-53). Si parla di personalità della politica e della cultura che, in pieno Sessantotto, hanno avuto il coraggio di rimanere sé stessi, cioè uomini di Stato, padri di famiglia e professionisti seri, sfidando lo sfascio morale, l’anti-autoritarismo e il “progressismo” imperanti. Furono quelli di Europa Settanta a propugnare, per esempio, per la prima volta a livello politico nazionale, l’elezione diretta dei sindaci (poi sarebbe toccato ai presidenti della Regioni e infine al presidente della repubblica), con l’appoggio di Filippo Maria Pandolfi, Maria Eletta Martini (poi entrata nella sinistra Dc) e Franco Evangelisti, in seguito tutti ministri democristiani. Il referendum di Mario Segni nel 1993 si ricollegò, evidentemente, proprio a questa esperienza.


Nel libro poi si descrive la testimonianza della rivista culturale Carattere, stampata a Verona e che uscì dal 1954 al 1963. Diretta da Primo Siena (direttore responsabile) e Gaetano Rasi (direttore politico), su di essa scrissero personalità come Ardengo Soffici, il filosofo e germanista Attilio Mordini, il costituzionalista Carlo Costamagna e il famoso scrittore Giovanni Papini.


L’ultimo gruppo ed omonima rivista rievocati da Brienza è Adveniat Regnum, la cui anima è stata il giornalista e scrittore Fausto Belfiori. Su questa testata culturale, uscita dal 1963 al 1975, scrisse non solo il già citato Mordini, ma anche altre personalità di spessore come lo storico Francesco Leoni, l’avvocato rotale Neri Capponi, il sociologo Gianfranco Legitimo e il giornalista e saggista Nicola Guiso. Tutti nomi (e protagonisti dimenticati) la cui testimonianza si può leggere, in sintesi non esaustiva ma efficace, nel libro di Brienza.


Per informazioni e ordinazioni: Edizioni Solfanelli, via Colonnetta n. 148, 66100 Chieti, Tel. 0871/561806 – 335/6499393; www.edizionisolfanelli.it; edizionisolfanelli@yahoo.it.

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