9 novembre: l’inizio della fine, crollo del muro di Berlino

1989: dopo la libertà, riprendiamoci la famiglia!

A trent’anni dall’abbattimento del muro di Berlino, siamo parecchio immersi in quella nuova dittatura “che ci chiede l’Europa”. Che disarticola anzitutto la "cellula fondamentale della società"

Giuseppe Brienza
1989: dopo la ibertà, riprendiamoci la famiglia!

Nel numero di novembre della rivista mensile “il Borghese”, il giornalista e scrittore Marcello Veneziani ha dedicato la sua rubrica Electro shock. Per guarire dalla follia del politicamente corretto al 30° anniversario dell’abbattimento del Muro di Berlino. A partire dalla data d’inizio della fine dell’imperialismo comunista sovietico, il 9 novembre 1989, molti Paesi hanno riconquistato effettivamente la libertà. Assieme a questa, però, in Occidente ci è arrivata una dittatura non meno insidiosa, quella del relativismo, come l'ha chiamata Benedetto XVI. E così la famiglia e i bambini sono diventati spesso le prime vittime del “nuovo disordine mondiale”.

Dal punto di vista prettamente storico-geopolitico è vero quanto ha scritto Veneziani nel suo editoriale intitolato “Cadde un mondo, non un muro”, vale a dire che nelle due distruzioni a date invertite (cioè 9/11 e 11/9), quindi nella caduta del Muro di Berlino nel 1989 e in quella di dodici anni dopo delle Torri gemelle di New York, vanno individuati "due eventi che non hanno all’apparenza alcun nesso, ma alludono a due mutamenti di paesaggio connessi: con il muro di Berlino cadde il bipolarismo tra est e ovest, ovvero tra Usa e Urss; con il crollo delle due torri è sancito il nuovo bipolarismo tra nord e sud, ovvero Occidente-Islam o se si preferisce, nord-sviluppato e sud-terzo mondo. Su quel duplice crollo regge e sprofonda al tempo stesso, il nuovo ordine mondiale guidato dagli Stati Uniti. Il terzo millennio non è nato su atti di fondazione ma su due distruzioni. Gli eventi simbolici spiegano i movimenti profondi della storia e le loro abissali ragioni".

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