la storia di ripete

Marche, il terremoto dimenticato. La Lega: "Renzi ha fatto poco di concreto"

Stucchi (Copasir): "Un Paese normale dovrebbe prevenire situazioni inaccettabili, come vivere sotto una tenda"

Alfredo Lissoni
Marche, il terremoto dimenticato. La Lega: "Renzi ha fatto poco di concreto"

Nella foto ANSA le tende ad Amatrice e, a destra, Giacomo Stucchi del Copasir

Ancora una volta, il copione di ripete. Dopo i terremotati dimenticati del mantovano (41 Comuni e 2mila sfollati lasciati a sé per un anno e con rimborsi insufficienti), è la volta dei terremotati dimenticati delle Marche. Ovviamente guai a sottolineare che i clandestini sono alloggiati in albergo mentre gli italiani, quelli che con le loro tasse forniscono allo Stato quei soldi che il Governo spende a pioggia per gli stranieri, sono ancora nelle tende, in autunno già inoltrato e con le temperature crollate un po' ovunque, specie nei luoghi montani del sisma. Di tutto ciò certa classe politica, dopo le passerelle mediatiche dei primi giorni, sembra essersi dimenticata.

Ma c'è chi non dimentica: la Lega. "Un Governo serio deve fare opera di prevenzione, stroncando gli interessi di soggetti poco trasparenti che vogliono fare business sulla pelle dei terremotati". Lo ha detto il senatore del Carroccio Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, intervenendo sabato ad Ascoli Piceno per parlare della ricostruzione del dopo terremoto del 24 agosto scorso. Stucchi non ha lesinato critiche al Governo Renzi sulla gestione del dopo sisma.


"Oltre ad aver annunciato un commissario e aver stanziato qualche decina di milioni di euro non ha fatto niente altro di concreto", ha detto Stucchi, per il quale l'esperienza alla quale ispirarsi è "quella del modello Expo, facendo una white list per evitare che determinate aziende, che si conoscono e che hanno avuto determinati problemi in passato, possano partecipare alla ricostruzione". Chiara l'idea della Lega su come investire i fondi pro terremotati. "Bisogna privilegiare il recupero anche delle attività economiche". In altre parole, mettere le persone nella condizione di ripartire con le proprie forze.


"Per questo", ha aggiunto Stucchi, "è inutile utilizzare materiali e merci acquisite fuori da questo territorio, dove invece questi prodotti ci sono. Prenderli qui e facendo lavorare gente del posto consentirebbe di far ripartire l'economia, tenere coeso il tessuto sociale e farlo germogliare nuovamente. Questo deve fare un amministratore avveduto". E meno male che il popolo italiano si è impegnato in una gigantesca gara di solidarietà, inviando soldi, cibo e ogni altro tipo di generi di prima necessità, attraverso canali controllati e verificati. Perché se aspettavamo Roma. Eppure per i "profughi" che si riversano a frotte nel Paese si sgomberano caserme ed ostelli alla velocità della luce...


Sugli sfollati che vivono ancora in tenda "richiameremo il Governo sul problema di queste persone che stanno vivendo con coraggio e pazienza una situazione estremamente disagiata, mentre chiedono solo ciò che spetta loro. Un Paese normale", ha concluso Stucchi, "dovrebbe prevenire situazioni inaccettabili, come vivere sotto una tenda".

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