visto da un cattolico

Cristianesimo e Islam, quelle verità (storiche) taciute

I mori vanno in bianco quando il cielo si tinge del rosso dei martiri cristiani, impavidi modificatori della storia

Piero Mantero
Cristianesimo e Islam, quelle verità (storiche) taciute dal politically scorrect

7 ottobre 1571, la Battaglia di Lepanto

Il re cattolico – mi conferma lo studioso prof. Simone Morabito – della dinastia merovingia, Carlo Martello, nella terribile battaglia di Poitiers del 17 (o 11?) ottobre 732 (100 anni prima moriva Maometto...) per arrestare i mori, che avevano invasa tutta la Spagna e volevano invadere anche la Francia e tutta l’Europa, ordinò a tutti i soldati prima di attaccare di recitare il Salmo “Il Signore è il mio Pastore”.

I mori, che combattevano invocando “Allah”, furono sconfitti disastrosamente e finì il loro piano di invasione! La storia definì i soldati cattolici i “Soldati di Ghiaccio”, perché malgrado il terrificante attacco degli arcieri moreschi e della cavalleria mussulmana, impavidi a schiere serrate avanzarono sempre distruggendoli! Fu una vittoria straordinaria, il cielo evidentemente non stava dalla parte dei maomettani... E lo zio di Carlo Magno salvò l’Europa dal primo assalto significativo di conquista da parte degli arabi-berbeni, popoli pre-islamici già con il chiodo fisso di sottomettere gli altri popoli liberi. La Spagna comunque fu restituita all’occidente in maniera totale soltanto nel 1492, a dimostrazione che i mori non mollano facilmente...

Ed infatti ci pensano i saraceni attorno all’anno mille a fare scorribande sulle coste italiche, autentici predoni del mare sconfitti dai genovesi alleati con i pisani sonoramente. Tuttavia le genti arabe et similia non demordono ed i tentavi di conquista si susseguono fino a sfociare nella grande battaglia navale di Lepanto del 17 (non il 7 come si crede erroneamente) ottobre 1571. In questa occasione l’espansionismo turco venne di molto ridimensionato anche se la furia dell’aggressore divampò ancora a lungo.  Essi non mollano facilmente nonostante il cielo non li aiuti per niente. Allah non funziona nelle guerre decisive? Fu la Santa Lega (Spagna, Venezia e Stato Pontificio) comandata da don Giovanni d’Austria, che salpando con la flotta cristiana da Messina ai primi di ottobre si diresse alla volta del golfo di Lepanto, vicino alle isole Curzolari, tra Patrasso e Corinto, dove una flotta turca assai agguerrita aderiva agli ordini di Mehemet Alì.


La sanguinosa sconfitta dei turchi significò per i cattolici una vittoria per la sicurezza del mar Mediterraneo e la vita stessa della cristianità e della civiltà europea. Quel Mediterraneo solcato oggi da scafisti mussulmani probabilmente al soldo dell’Isis...
Lepanto divenne simbolo di libertà e sovranità dei nostri territori dinanzi a culture di morte e sopraffazione incompatibili con la nostra civiltà. Papa Pio V in memoria di tale evento salvifico istituì la festa di Santa Maria della Vittoria trasformata da Gregorio XIII in quella del santo rosario. Fu la forza della preghiera e del rosario in primis a rendere impavidi i soldati cattolici che si trovavano dinanzi ad una delle flotte più potenti mai viste!


E quel piccolo oggetto determinò l’esito cruciale di quella battaglia... E se la Madonna in tutte le sue apparizioni riconosciute insiste su questa preghiera vien da pensare che non sia per nulla filo islamica, nonostante la manifestazione mariana a Fatima. Del resto l’ammiraglio ottomano Alì Pascià avrebbe esclamato: “Temo più le preghiere di questo Papa, che tutte le milizie dell’imperatore”. Oggi un papa così ci vorrebbe proprio! Siamo invasi da una potenza silenziosa, culturale e sottilmente demoniaco-spirituale; non ci difendiamo anzi, si direbbe che siamo gentiloni: “Accomodatevi tutti, siete i benvenuti!”. I papi moderni poi, che evidentemente ignorano in parte certa storia, vittime anch’essi del politically (s)correct, usano più carità e misericordia verso i nemici della Chiesa che nei riguardi dei fedeli, sempre più sbandati, divisi in movimenti che s’illudono di rappresentarla a vicenda più degli altri.


E intanto l’invasione continua... incontrastata. Mancano solo i tappeti rossi. Ma la storia è lì, monito imperituro. E l’assedio di Vienna dimostra nuovamente che i disegni misteriosi del Cielo scombussolano quelli dei mussulmani, ancora una volta sopperendo alle divisioni cristiane ed al loro ottuso comportamento. Ne abbiamo l’eloquente prova nella storia incredibile, ma vera, del beato padre Marco, Carlo Domenico Christofori d’Aviano al secolo. Questo sì, santo subito!
Egli nacque il primo di novembre dell’anno 1631. La sua mission? Cambiare il corso della storia. Già, anche uomo del popolo, farà cose straordinarie perché certi uomini sono incapaci di curarne l’ordinarietà.


A due anni la mamma si accorge che dal suo volto di bimbo emana una luce misteriosa. Il fenomeno misterioso si ripeterà ancora e con testimoni degni di rispetto. Sarà la storia a confermare quel segno di predilezione del Cielo come tale. Fin da piccolo ha sentito i racconti degli anziani: in quella terra le scorrerie di turchi si susseguono dal 1470 al 1500. Il Palladio ne segnala una assai cruenta: soldati a cavallo turchi, guidati dal feroce Armabeck, “passato l’Isonzo, con stragi e latrocini ed atti inumani (= Isis di oggi...), entrava in Friuli...” Il 9 ottobre (che pare mese gradito ai mussulmani per menar tenzone...) del 1477 arriva la terza feroce invasione. I turchi rompono le difese nel goriziano e facendo stragi conquistano il territorio fin “presso Sacile”... operando “grandissimo danno, rubando, bruciando, ammazzando e picchiando molti cristiani”. Le cronache narrano di un vero e proprio macello. Il 28 settembre ben 15.000 turchi passano l’Isonzo. Al loro passaggio sgozzano ogni essere vivente – scrive don Marcello Bellina nella più precisa biografia sul padre Marco d’Aviano –, bruciano ogni paese. Molti uomini vengono fatti schiavi e molte donne scannate perché si oppongono alla loro sfrenata libidine”. Aviano viene quasi rasa al suolo e nel 1699 andrà anche peggio.


E certi Imam hanno il coraggio di parlare male dei nostri Crociati... Anche Carlo Domenico sogna di diventare un crociato e liberare i cristiani dalla tirannide mussulmana e “sperava di diventare martire della fede”. A 17 anni decide per il Convento e poco più tardi diverrà un grande predicatore tenendo sempre in mano quel crocifisso che non lascerà più. Prodigi e miracoli non si contano, sono routine. Chi volesse conoscere questo lato del santo cappuccino cerchi in libreria il testo sopra citato.
Persino le corti di tutta Europa se lo contendono, ma lui continua a vivere di elemosina. Nell’aprile 1683 l’Europa trema. Maometto IV con un poderoso esercito la vuole invadere. Durante la marcia verso Belgrado massacra 40000 cristiani e brucia 400 paesi. Presa Belgrado, ora tocca a Vienna. Il 12 luglio la città austriaca è circondata dalle truppe turche. I sobborghi sono in fiamme, ma la città la vogliono prendere per capitolazione e l’assalto finale viene fermato. L’ingordigia del Gran Visir di fare ricco bottino costerà cara al medesimo.


Il conte di Starhenberg, nominato difensore di Vienna, si mette a pregare in ginocchio davanti alla colonna della Trinità (odiata dai mussulmani, la Trinità, non la colonna). L’imperatore Leopoldo scrive a padre Marco: “Le raccomando la mia povera Vienna”. Il 4 settembre padre Marco è in prima fila sul campo e si rivelerà un grande stratega, ma prima di agire, esposto il suo piano di battaglia, chiede che tutti si convertano e chiedano aiuto a Dio. Poi attaccare subito ed a sorpresa i turchi.
Sembra ormai tutto perduto, impossibile farcela, ma padre Marco al generale di cavalleria conte Enea Caprara, dice: “Il turco sarà sconfitto e lascerà in nostro potere tutto il suo bagaglio”. Padre Marco celebra la messa di fronte all’esercito schierato. Spicca il bellissimo quadro della Madonna. Il re polacco Sobieski in persona vuol servirla. Ritto in piedi con le braccia in croce. Passano la giornata in preghiera, ricevono la comunione.


Il giorno 11 settembre 70.000 uomini stanno di fronte allo sterminato esercito turco. Padre Marco con il suo leggendario crocifisso li invita uno ad uno al pentimento, li benedice e li esorta al coraggio ed alla speranza. 12 settembre, domenica, prima dell’alba padre Marco distribuisce la comunione ai comandanti. Poi una predica infiammata, chiede assistenza a Dio e benedice l’esercito. La battaglia entra nel vivo. Vienna è liberata dall’assedio. Padre Marco combatte a modo suo, dall’alto del Kahlenberg. E quando vede i turchi lanciarsi all’attacco, alza verso di loro il crocifisso e urla: “Ecco la croce del Signore, fuggite schiere avverse!”. Ad un tratto una bianca colomba appare sulla testa del padre Marco e gli vola intorno. Per i cristiani è il segno della vittoria. Sobieski strappa la bandiera verde del profeta ai mussulmani oramai in difficoltà.


L’esercito turco è in confusione e fuggono in direzione dell’Ungheria abbandonando sul campo ogni cosa. Per i vincitori cristiani parlerà il conte Sereni: “Questa non è stata una vittoria dell’esercito, è stato uno speciale favore del Cielo”. E padre Marco osserva con franchezza che “prima Dio ha concesso la vittoria al nostro esercito (la Lega santa) e, dopo, vostra maestà (Sobieski) l’ha conquistata”. Padre Marco è sicuro di una cosa, ossia si sbaragliano i turchi con “l’aiuto invincibile di Dio”. E con atti di fede padre Marco trascinerà gli eserciti europei a cacciare i turchi il più lontano possibile.
Possiamo dirlo senza tema di smentita: che siano saraceni, mori o turchi, ossia pre-islamici e mussulmani, al Cielo non stanno simpatici perché, evidentemente, costoro vanno contro i disegni di Qualcuno che ne sa più di loro. E “san” Maometto conta poco in cielo...


Non sarebbe male che oggi preti e vescovi, cittadini e politici di rango, un poco di storia se la ricordassero, perché se Dio esiste prima o poi la pagano, la loro crassa ignoranza. A conferma di quanto sostenuto aggiungiamo una serie di episodi storici che, seppur meno documentati, confermano la nostra tesi. In questo caso a scendere in campo in difesa della Cristianità è niente meno che san Miche arcangelo! A partire dal combattimento contro Lucifero, San Michele è spesso intervenuto personalmente in aiuto di Sovrani, uomini o eserciti che combattevano contro i nemici di Dio e della Chiesa. Alcuni di questi interventi sono celeberrimi, come l’apparizione a santa Giovanna d’Arco, altri meno: vediamo i più importanti tramandatici da antiche tradizioni.


Egli apparve tre volte all’Imperatore Costantino: la prima fu in occasione della famosa visione della Croce prima della battaglia definitiva con Massenzio (dopo il suo trionfo per riconoscenza Costantino concesse libertà di culto al Cristianesimo); le altre due volte sempre per aiutarlo nelle battaglie contro i suoi nemici. Fatto sta che Costantino fece edificare un gran numero di chiese al suo celeste protettore. Varie furono poi le sue apparizioni in Spagna e Navarra durante i primi secolo dell’invasione musulmana, ancor prima che gli spagnoli si consacrassero a San Giacomo, come testimoniano varie chiese a lui dedicate. Specie nel Regno di Valenza la sua protezione fu grande; si narra che un giorno alcuni fanciulli cristiani presero un’effige dell’Arcangelo e la portassero in una moschea: gli infedeli lì presenti anziché reagire male si convertirono al Cristianesimo sul momento. Se i sacerdoti di oggi avessero la fede dei fanciulli...


Apparve poi al re Alfonso prima della battaglia per liberare Saragozza dopo quattro secoli di tirannia saracena, promettendogli la vittoria. Il Re gli fece dedicare una grande chiesa, San Michele dei Navarrini. Celeberrima è poi l’apparizione alla pulzella d’Orlèans, che condurrà alla salvezza del Regno di Francia. La Francia nel 1415 era sull’orlo dell’abisso, la maggior parte del suo territorio era sotto occupazione inglese, e il Re Carlo V era un inetto. San Michele le apparve la prima volta all’età di tredici anni, profetizzandole il suo futuro ruolo nella salvezza del suo Regno. Tutti conosciamo la storia meravigliosa e miracolosa di Santa Giovanna d’Arco, come ella, sotto la guida dell’Arcangelo, all’età di 18 anni e senza cultura alcuna, guidò gli eserciti demoralizzati e soccombenti, di vittoria in vittoria, la più importante delle quali fu quella di Orlèans, avvenuta proprio l’8 maggio, giorno dell’apparizione di San Michele al Gargano.


San Michele aiutò apertamente anche il re del Portogallo don Alfonso Enriquez, che lo aveva invocato nella battaglia decisiva contro i mori, tanto che nessun portoghese morì e nessun saraceno restò in Portogallo. Un miracoloso intervento al pari di altri che la Chiesa non può ignorare e che schiaffeggia certi atteggiamenti ambigui di pseudo carità al ribasso camuffata da dialogo, integrazione e altre balle cosmiche. Ieri ci attaccavano militarmente... Oggi siamo invasi da genti che non ci amano, anzi... che vogliono sottometterci ad una cultura diversa e ad una fede opposta alla nostra, tanto opposta che persino il Cielo si è ribellato sul piano storico...


Domani faranno di noi tabula rasa, svegliamoci prima che sia troppo tardi! E santa o non santa, soltanto la Lega, ancora una volta, dimostra visione e spirito profetico laico. Ma sono anche certo che il Cielo non starà a guardare e novelli crociati, impavidi padre Marco sorgeranno quando i signori della morte si godranno la conquista del loro nulla!

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