40 anni di “Colpa D’Alfredo”, il primo vero disco rock di Vasco e della canzone italiana

Colpa d'Alfredo: ma Vasco Rossi è razzista?

Il Blasco sbeffeggiava il “negro” nel testo del singolo “Colpa D’Alfredo” ma, con la riedizione speciale della Sony in occasione dell’anniversario, pur in tempi di Black Lives Matter, nessuno gli sta rinfacciando l’approccio a dir poco “politicamente scorretto” di quel brano-cult del 1980. Già nel 1982, per farsi perdonare, il rocker di Zocca in un concerto a Pescara fece entrare gratis tutti i venditori ambulanti di colore del luogo… evidentemente è bastato l’autodafé?

Giuseppe Brienza
Colpa d'Alfredo: ma Vasco Rossi è razzista?

Il rocker di Zocca Vasco Rossi in una foto del 1989

La Sony Music, che come al solito ha acquisito i diritti della piccola etichetta discografica italiana (Targa) che a suo tempo ci aveva rischiato e investito, sfrutta il successo di Vasco Rossi annunciando una nuova operazione commerciale sul suo terzo album, uscito nell'aprile 1980, Colpa d’Alfredo. Il 27 novembre sarà infatti disponibile una speciale edizione da collezione del disco, a 40 anni dalla pubblicazione, in una confezione nuova e rimasterizzata, presentata per la prima volta con la copertina come era stata progettata e voluta allora da Vasco: un primo piano con l'occhio nero e il volto tumefatto, truccato come se fosse stato pestato. Nel disco originale, per un colpo di mano dell'ultimo momento del discografico, la foto era stata utilizzata come retro e in copertina uno scatto dello stesso servizio, ma di spalle.

Chissà perché in tempi di sovraesposizione mediatica delle bravate del movimento “anti-razzista” Black Lives Matter (in inglese significa: Le vite dei neri contano - acronimo BLM), nessuno abbia rinfacciato al Blasco nazionale i passaggi davvero Politicamente scorretti che troviamo nel testo del singolo omonimo Colpa d'Alfredo… Qui Rossi strilla infatti, con la sua inimitabile voce rauca e aggressiva: «È andata a casa con il negro, la troia! […] Ha preso subito la palla al balzo/L'ho vista uscire, mano nella mano, con quell'africano/Che non parla neanche bene l'italiano, ma si vede che/Si fa capire bene quando vuole/Tutte le sere ne accompagna a casa una diversa/Chissà che cosa gli racconta».

Il brano Colpa d'Alfredo subì subito l’auto-censura a causa delle frasi ritenute offensive e, per la promozione dell’album, fu utilizzato quindi come singolo Non l'hai mica capito/Asilo Republic.

Il mainstream non tocca Vasco forse perché sono troppo grossi gli interessi in gioco oppure perché il rocker di Zocca è sempre stato un finanziatore del Partito Radicale e quindi dell’agenda politica globalista? Nonostante gli indubbi meriti musicali (in realtà in gran parte attribuibili al suo chitarrista storico e compositore di non poche hits Maurizio Solieri), Vasco Rossi è da quarant’anni un’icona del permissivismo, del libertinaggio sessuale e della negazione di ogni identità nazionale. C’entrerà qualcosa con la “zona franca” riconosciuta oggi al suo eloquio?

Scorrendo il web abbondano anzi le auto-difese a posteriori. Molti rilanciano l’intervista rilasciata ben 27 anni dopo l’uscita dell’album, pubblicata nel 2007 da "la Repubblica". Qui il cantautore precisava: «il tanto criticato appellativo di "negro" non aveva una connotazione razziale, ma bensì stava per "superdotato", quello che non è il più bello, ma alla fine rimorchia più di tutti, perché le donne guardano anche quello». Una specifica ancor più deprecabile, in questo caso davvero offensiva nei confronti delle donne… Ma già nel 1982, per farsi perdonare il suo "razzismo", in un concerto a Pescara Vasco fece entrare gratis i venditori ambulanti di colore, come forma di autodafé. Evidentemente è bastato...

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