Salvini: "Buon lavoro presidente"

In Ungheria plebiscito per Orbán (50%): demolita la sinistra foraggiata da Soros

Trema la troika di Bruxelles: un'affluenza record del 70%, chilometriche code ai seggi. Ampia maggioranza al Parlamento di Budapest, con 133 deputati su 199

Alessio Colzani
In Ungheria plebiscito per Orbán (50%): demolita la sinistra foraggiata da Soros

Viktor Orbán in visita al "muro"

Gli occhi del mondo intero erano puntati sull'Ungheria, osservata speciale in questa domenica di elezioni legislative che dovevano decretare se, ancora una volta, dal Paese magiaro avrebbe come già avvenuto molte volte in passato preso il via una rivoluzione continentale oppure, al contrario, il popolo ungherese si sarebbe piegato al volere di George Soros e dei suoi burattini di stanza a Bruxelles. Viktor Orbán, l'incubo dell'oligarchia mondiale, è riuscito senza ombra di dubbio nell'impresa di venire riconfermato per il quarto mandato, il terzo consecutivo, alla guida del governo di Budapest. I risultati ormai definitivi, diffusi poco prima della mezzanotte, danno il suo partito (Fidesz) vicino al 50% dei consensi totali, con oltre 130 parlamentari conquistati sui 199 totali ospitati dallo splendido palazzo che si affaccia sul Danubio.

L'affluenza è stata altissima, pari quasi al 70%, e questo aveva fatto sperare la sinistra foraggiata dal miliardario americano pro invasione in un'inversione di tendenza dell'ultima ora, invece a quanto pare le code chilometriche fuori dai seggi, che hanno costretto in molti casi a prolungare anche di diverse ore l'apertura delle sezioni elettorali, erano in gran parte dovute a elettori che volevano esprimere la loro preferenza per il premier uscente, che oltre ad aver ordinato la costruzione del famoso "muro" alla frontiera per tenere lontani gli immigrati clandestini, si è distinto per una lotta alle imposizioni della troika Ue e per una politica di riduzione delle tasse a cittadini e imprese (con una Flat tax al 15%) che comprende incentivi ai giovani per mettere su famiglia e alle coppie per far figli, che ha portato a un vero e proprio miracolo economico.

Gli ungheresi si sono quindi recati in massa alle urne e alle 18.30 l'affluenza era del 68,1%, nove punti sopra il dato del 2014, mentre quasi tre ore dopo la chiusura ufficiale dei seggi molti di questi erano ancora aperti per smaltire le code e permettere a tutti di votare. Orbán si è scontrato con le istituzioni europee per il suo "No" al programma di redistribuzione dei clandestini, supportato da un referendum popolare, e ha spinto il Parlamento ad adottare norme 'anti Soros' per cacciare il magnate e tutte le attività a lui riferibili fuori dai confini magiari. "In gioco oggi c'è il futuro del Paese, non eleggiamo solo i parlamentari, il governo e il primo ministro, ma decidiamo anche quale sarà la sorte dei nostri figli", ha rimarcato il premier all'uscita dal seggio. "Io ho una grande fiducia nel nostro popolo e accetterò la sua decisione, qualunque essa sia".

La sua campagna elettorale è stata incentrata in particolar modo sul contrasto all'immigrazione illegale, con gli attacchi a Soros e alle organizzazioni da lui finanziate, accusati di promuovere l'invasione musulmana e africana di massa in Europa per minarne l'identità cristiana. È stato il principale difensore della chiusura delle frontiere europee ed è divenuto il leader del Gruppo di Visegrád (o V4), un'alleanza che oltre all'Ungheria comprende anche la Polonia, la Repubblica Ceca e la Slovacchia, che si oppongono al progetto di sostituzione etnica imposto dal miliardario americano all'Unione europea. Tra coloro che guardano con favore alla rielezione di Viktor Orbán ci sono sicuramente Vladimir Putin, Matteo Salvini, Donald Trump, Marine Le Pen e l'Afd tedesco. Pare che a Bruxelles il risultato magiaro stia creando grande scompiglio.

Orbán ha iniziato la carriera politica nel 1989, a 26 anni, come leader studentesco anticomunista. Frequenta l'università di Oxford grazie a una borsa di studio e fonda nel 1988 il movimento Alleanza dei giovani democratici( Fidesz). Diventa primo ministro dieci anni dopo, nel 2010 viene rieletto con una forte maggioranza nell'Ungheria segnata dalla crisi economica e dagli scandali legati al precedente governo. Nel 2012 Soros organizza manifestazioni contro il suo esecutivo per le sue posizioni nazionaliste, nel 2014 viene rieletto e le proteste si ripetono. Se i dati verranno confermati, Orbán godrà di un'ampia maggioranza parlamentare. Il principale avversario, la destra xenofoba e antisemita di Jobbik, è ferma al 20% con 26 parlamentari, mentre le varie forze di sinistra più o meno estrema, foraggiate da di Soros, superano di poco il 30%, con 40 deputati.

Tra i primi leader europei a complimentarsi con il premier magiaro c'è stato Matteo Salvini, che ha pubblicato sui suoi profili social il seguente messaggio: "L'Ungheria ha votato con il cuore e con la testa, ignorando le minacce di Bruxelles e i miliardi di Soros. Buon lavoro presidente Orbán, spero di incontrarla presto da Presidente del Consiglio italiano".


Proiezione quasi definitiva dei seggi

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