Il Pd non ha nulla da dire?

Mps pignora le case ai poveri e salva i potenti

La banca non vuole rendere pubblico l'elenco dei primi cento debitori. Come la mettiamo se si scopre che gli italiani devono sborsare fior di quattrini per la negligenza di grandi gruppi industriali, magari guidati da persone con un ruolo di rilevanza pubblica?

Redazione
Mps pignora le case ai poveri e salva i potenti

Foto ANSA

Forte con i deboli, cioè con le persone normali e le piccole imprese che chiedono un prestito. Debole anzi debolissima con i forti, con i grandi (e famosi) nomi che poi non restituiscono quanto incassato. Monte dei Paschi sembrerebbe incline a un doppio binario. Pignora le case ai poveri e salva i ricchi. Soprattutto se i ricchi in questione sono amici degli amici, in un contesto di clientele forse funzionale al dare e ricevere favori.

Mps non vuole fugare dubbi e s’aggrappa al paravento della privacy per non rendere pubblico l’elenco dei primi 100 debitori, come chiesto persino dall’Abi, l’associazione bancaria italiana che fino a pochi anni fa, ironia della sorte ma non troppo, era presieduta dall’ex numero uno della banca senese. Alla base del disastro ci sarebbe appunto la tendenza a chiudere un occhio, forse due, nei confronti dei grandi clienti-debitori.

Libero racconta che al 30 settembre su 105 miliardi di finanziamenti in essere, circa il 40% sia da considerare come credito deteriorato. Ovvero soldi prestati ma che difficilmente l’istituto bancario riuscirà a recuperare. Si tratta di 45,58 miliardi lordi, di cui 22,51 netti. All’interno di questa cifra le “sofferenze”, dunque l’ammontare ancor più a rischio, sono pari a 28,23 miliardi lordi, di cui 10,9 miliardi netti. Come dire che un prestito su dieci è perso e quattro su dieci sono da considerare in forte dubbio. Quando la media nazionale parla di 4,8% di “sofferenze” nette e di circa il 20% di crediti deteriorati lordi.

Pare che tra i maggiori debitori di Mps figurino, tra gli altri, Sorgenia di Carlo De Benedetti, l’immobiliarista Luigi Zunino e il gruppo Marcegaglia. Ma è chiaro che per capire la portata dei “nomi importanti” e delle cifre in ballo occorrerebbe visionare la lista che Montepaschi si rifiuta di pubblicare. Come la mettiamo se si scopre che gli italiani devono sborsare fior di quattrini per la negligenza di grandi gruppi industriali, magari guidati da persone con un ruolo di rilevanza pubblica? Persone che magari orientano l’opinione pubblica attraverso il proprio impero editoriale? O che magari hanno guidato la più importante organizzazione di industriali del nostro Paese? 

Lo scenario sarebbe avvilente, con i ricchi che non pagano pur potendolo fare. E le persone normali, imprenditori e lavoratori onesti vessati e ridotti sul lastrico dall’inflessibilità di una banca reverente verso i potenti ma implacabile nei confronti dei “piccoli”. Meridionews riporta la storia di un imprenditore edile del catanese costretto a chiudere l’attività e a licenziare 15 persone, dopo che Mps aveva chiesto l’immediato rientro di sconfinamenti dovuti a un ritardo nei pagamenti di una commessa. Da una disputa nelle aule giudiziarie sarebbe emerso che gli interessi erano superiori a quelli fissati dal contratto. E così il Tribunale di Catania avrebbe dato ragione all’imprenditore imponendo a Mps il risarcimento di 1 milione di euro. La quale invece di saldare il conto avrebbe avviato le procedure per recuperare il vecchio credito da 600mila segnalando il cliente alla centrale rischi. Era un “piccolo”. Con i “grandi” pare sia tutta un’altra storia. E Il Pd, che ha spolpato la banca attraverso esponenti e dirigenti di nomina politica, non ha nulla da dire?

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